Una naturale sensazione di entusiasmo: vermentino nero
E‘ questa la principale emozione che mi ha accompagnato nel tragitto di ritorno per la stretta strada che discende i declivi delle colline, immersa come è tra i profumati boschi e i fitti vigneti coltivati su terrazzamenti interamente inerbiti a rendere elegante e antropizzato un paesaggio già sontuoso.
Siamo sulla Strada del vino dei Colli di Candia: alle nostre spalle le Alpi Apuane svettano bianche e solenni, su tutte il monte Sagro, picco solitario dove l’antico popolo dei Liguri celebrava il culto della pietra; di fronte a noi il Mar Tirreno e in mezzo le colline e poi la pineta che accoglie la riviera versiliese e le vicine province di Massa e Carrara.
Sono stato a visitare l’Azienda Agricola Podere Scurtarola di Pierpaolo Lorieri, l’uomo che per primo ha scommesso su un vitigno autoctono che merita particolare attenzione ed interesse: il Vermentino nero .
La retro etichetta del Vernero , Vermentino nero in purezza da lui prodotto, recita : “ Questo vino nasce dalla ricerca delle tradizioni e dalla voglia di esperienze nuove.”
Quello che sembra un paradosso è ciò che fa grandi i “pionieri del vino” e segna il futuro dei territori: il capire che la tradizione è un processo dinamico che alle volte va riattivato e finanche inventato.
Pierpaolo Lorieri, con la sua capacità di trasmettere in maniera quasi contagiosa l’amore per la propria terra, unito ad una passione professionale testimoniata dalle numerose collaborazioni con Università e centri di ricerca, sembra essere dotato di quella qualità senza la quale è impossibile raggiungere grandi obbiettivi: riuscire a coniugare la leggerezza che permette di guardare lontano propria dei visionari ad una concretezza figlia delle sfide che chi lavora la terra deve saper raccogliere giorno dopo giorno.
A parlare per lui basterebbe lo strepitoso assaggio di cantina di un Vermentino nero che dovrà passare ancora del tempo nei caratelli di rovere : un sorso carnoso che rievoca tutti i profumi del territorio con note di frutta rossa di sottobosco , la ginestra che da queste parti cresce libera e un po’ dappertutto , poi sentori speziati e una mineralità dovuta alle rocce arenarie presenti nel sottosuolo. Prodotto dal notevole grado alcolico supportato da una elevata acidità e un elegante trama dei tannini che oltre a lasciar la bocca pulita e asciutta mostrano tutte le potenzialità di un vino destinato all’invecchiamento .
Questo vitigno, che con il più famoso e diffuso omonimo bianco condivide solo la zona di produzione e il particolare colore vermiglio del germoglio in fase di fioritura, è presente in questo areale da tempo immemorabile, tradizionalmente utilizzato per dare morbidezza e corpo ad un'unica tipologia di rosso prodotto con le uve locali, viene citato per la prima volta nel bollettino del Comizio agrario di Massa e annoverato tra le uve da coltivare in collina per ottenere vini fini e di lusso : era il 1874. Nell’immediato dopo guerra rischia addirittura l’estinzione perché considerato difficile da allevare .
Nel 1987 l’amico Fucigna chiese a Pierpaolo di provare a vinificarlo in purezza , due anni dopo, la prima vinificazione segna l’inizio di un viaggio che porterà , si spera a brave, alla nascita della Doc Vermentino nero.
Un produttore così dinamico non poteva non lanciarsi in nuove sfide, ed è da qualche anno che ha presentato i “Vini di marmo”: vini bianchi affinati in botti di marmo apuano all’interno della Cava Capraia. Mi riprometto assolutamente di tornare a trovarlo: Prosit!





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