Dedicato a chi ama il vino e la terra che lo produce
"Papà ma tutto questo un giorno sarà mio? " mio padre mi guardo e rispose " tutto questo è già tuo."
Era fine agosto il cielo pomeridiano, tinto di rosso, cedeva il passo alla notte ,il bianco dei coni dei trulli virava colore dal rosa all'arancio e la luna ad est faceva capolino, anche lei si era vestita di rosso.
Con mio padre, camminavamo scalzi tra le viti colme d'uva ,pronte per la vendemmia.La terra fine ed impalpabile,accarezzava i piedi e li avvolgeva con il suo piacevole calore ,la calura diurna veniva scalzata dal vento fresco di ponente e i cipponi di vite sembravano che ne gioissero di tale frescura.
Arrivammo alla cantina attraversando il vigneto ,mio papre apri il vecchio portone de trullo con la chiave centenaria, che teneva al collo a mò di gioiello , il cigolio dell'aperura si accompagno all'odore di calce fresca e candeggina che usciva dalla locale. Si! Tutto era pronto per la vendemmia.
La mano di mio padre, cammino sul muro sino a trovare il vecchio interruttore lo giro e la luce dei neon inondarono di le pareti coniche imbiancate di fresco ,il pavimento di chianche antiche color crema,erano tirate a lucido tanto da riflettere la luce dei neon in ogni angolo del trullo, un brivido attraverso le mie braccia e la pelle si arriccio la stanza era molto fresca .
Il torchio imponente e ben fissato tra le chianche, regnava l'ambiente come un trono, di lato il deraspatore , e il lungo canale che attraversava il pavimento per far fluire il liquido dolciastro e profumato appena torchiato nella cisterna sottostante,affinchè da mosto diventasse vino .
Mio padre prese una bottiglia di vino,legata con un cappio al collo dalla seconda cisterna quella d'acqua piovana , una nicchia creata nello spesso muro e tre bicchieri ,nell'uscire mi chiese di chiudere il portone della cantina dopo aver spento la luce, salii su un piccolo sgabello per raggiungere l'interruttore poi spinsi la pesante porta mentre i cardini secolari stridevano, infilai la grande chiave nella toppa e con tutte e due le mani detti le mandate facendo risuonare la porta come forti schippettate e la porgetti a mio padre, lui la prese con la mano allargo il cordoncino e la mise al mio collo.
l'aria calda dell'esterno,come una coperta di lana , calmò i miei brividi di freddo,
Ci avviammo presso il muretto prospiciente il vigneto e lì mio padre, pose i bicchieri ai piedi di una vite, era grossa e sembrava molto vecchia con poche foglie e qualche grappolo , stappo la bottiglia di vino fatto con uve di bianco d'alesano e verdeca , lo versò e il liquido color paglierino chiaro e limpido si adagiò nei bicchieri,mi offrì uno dei bicchieri, era la prima volta che mi dava il vino non allungato con acqua poi prese il suo e facemmo un brindisi alla vendemmia. Io lui e la vite , sorseggiammo con calma e pasteggiammo con friselle di grano tenero fatte da mamma ,formaggio e pere.
Mentre quel nettàre fresco , raschiava l'arsura della giornata e ritemprava il corpo ,mio padre prese il bicchiere posto ai piedi della vite e verso delicatamente il contenuto sulle radici. " vedi, questa è stata la prima vite ad essere piantata, e dal primo raccolto il tuo bisnonno poi tuo nonno ed ora noi veniamo la sera prima della vendemmia ed brindiamo con la terra, perchè non ci dobbiamo scordare mai che siamo parte di lei " .
Il cielo si inscuriva, il sole ormai tramontato lanciava gli ultimi bagliori viola e la luna sempre più rossa , impreziosiva il mondo.
Il silenzio della sera era rotto dai versi degli uccelli notturni ed io timidamente schiusi le labbra e senza che me ne accorgessi sussurrai " papá , un giorno farò anche io così con mio figlio " .
Mio padre mi guardò con lo sguardo profondo e dolce, accenno un sorriso e mi bacio sulla fronte.





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