Il Cerasuolo di Vittoria prende il nome dalla città di Vittoria, nel Ragusano, e dal colore rosso ciliegia, cerasa in siciliano, che lo distingue. La zona si estende nella parte sud-orientale della Sicilia, fra le province di Ragusa, Caltanissetta e Catania, su terreni sabbiosi e calcarei a poca distanza dal mare. È una denominazione piccola: circa 163 ettari e 5.490 ettolitri l'anno.
Due uve in equilibrio
Il disciplinare fissa un uvaggio preciso: dal 50 al 70% di Nero d'Avola, che qui chiamano anche Calabrese, e dal 30 al 50% di Frappato. Il Nero d'Avola porta colore, corpo e frutto scuro; il Frappato profumi floreali, freschezza e leggerezza. La gradazione minima è del 12,5%. La DOC arriva nel 1973, la DOCG nel 2005.
Il Cerasuolo di Vittoria base affina circa otto mesi e non esce prima del primo giugno dopo la vendemmia. La zona Classico, l'area storica di produzione, richiede circa diciotto mesi di affinamento, con uscita dal 31 marzo del secondo anno.
Una storia che parte dai Greci
La vite in questa parte dell'isola arriva con la colonizzazione greca. Siracusa fu fondata nel 733-734 a.C. e i siracusani fondarono a loro volta Kamarina, alla foce dell'Ippari, nel 598 a.C., proprio nel territorio dell'attuale denominazione. Alcune monete ritrovate nella zona riportano anfore vinarie, il segno di un commercio di vino già allora importante.
Nel bicchiere e a tavola
È un rosso di colore rubino brillante, con profumi di ciliegia, fragola, fiori e spezie dolci, tannino morbido e buona freschezza: più leggero di molti rossi del Sud, si può servire anche leggermente fresco. Accompagna pasta con sughi saporiti, paste ripiene, carni alla griglia, selvaggina e i piatti della tradizione siciliana. Con l'Etna rappresenta il volto più elegante dei rossi dell'isola.



