Pantelleria è un'isola vulcanica in mezzo al Canale di Sicilia, più vicina all'Africa che alla Sicilia, ma parte della provincia di Trapani. La sua denominazione nasce nel 1971 per il Moscato e prende il nome attuale di Pantelleria DOC nel 2013, riunendo sotto un unico nome tutti i vini dell'isola. I vigneti coprono circa 430 ettari, con una produzione di 9.610 ettolitri.
Un'isola, un'uva
Tutto ruota intorno allo Zibibbo, il nome locale del Moscato di Alessandria. Il Bianco ne contiene almeno l'85% e può essere fermo, frizzante, secco o dolce; tutte le altre tipologie sono di solo Zibibbo. Ci sono lo Zibibbo Dolce, il Moscato e il Moscato Spumante, e poi i vini da dessert: il Passito, il Moscato Dorato, il Moscato Liquoroso e il Passito Liquoroso.
Il più celebre è il Passito, ottenuto da uve lasciate appassire al sole e al vento dell'isola. Affina diversi mesi e non esce prima del primo luglio dell'anno successivo alla vendemmia; il Passito Liquoroso, fortificato, è pronto già dal primo febbraio. Nel bicchiere il Passito è ambrato, con profumi di albicocca secca, fico, dattero, miele e scorza d'arancia candita, dolce ma sostenuto da una buona freschezza.
Viticoltura in un ambiente estremo
La denominazione riguarda solo vini prodotti sull'isola. Sole, vento costante e poca acqua hanno spinto i viticoltori a coltivare la vite bassa, ad alberello, in conche scavate nel terreno che la riparano dalle raffiche, su terrazze sostenute da muretti a secco di pietra lavica. È un lavoro quasi tutto manuale, che spiega le rese basse e il prezzo di questi vini.
Dal Moscato al Pantelleria
La storia recente della denominazione è fatta di nomi che cambiano: prima il Moscato Passito di Pantelleria, poi la distinzione tra Moscato e Passito, infine un'unica DOC con il nome dell'isola. Il Passito resta uno dei grandi vini dolci italiani, accanto alla Malvasia delle Lipari e al Marsala: con la pasticceria secca, i formaggi erborinati o semplicemente da solo, a fine pasto.




