Le Alpi Retiche chiudono a nord la Lombardia, e la Valtellina corre ai loro piedi da est a ovest. Il versante esposto a sud, terrazzato con chilometri di muretti a secco, è un paesaggio viticolo spettacolare: qui il Nebbiolo, chiamato Chiavennasca, dà i rossi della Valtellina Superiore. Per i vini che restano fuori dalle DOC e DOCG esiste un'indicazione geografica tipica, nata nel 1995 come Terrazze Retiche di Sondrio e chiamata dal 2017 Alpi Retiche.
Una IGT di montagna
Bianco, Rosato e Rosso possono usare in qualsiasi proporzione le uve ammesse in Lombardia; con il nome del vitigno in etichetta ne serve almeno l'85%. Il Rosato può essere anche frizzante, e c'è il Novello. La gradazione minima è del 10%. È una IGT pensata per dare spazio ai vitigni di montagna e alle sperimentazioni dei produttori valtellinesi.
Bollicine e vini dolci
Una parte importante dell'IGT riguarda lo Spumante Metodo Classico, bianco e rosé, da Chardonnay, Nebbiolo, Pinot Bianco, Pignola e Rossola, gli ultimi due antichi vitigni locali. L'acidità alta che le uve conservano in quota è ideale per la rifermentazione in bottiglia. Ci sono poi i vini dolci: Vendemmia Tardiva e Passito, bianchi e rossi, che affinano circa 6 mesi e non escono prima del 30 giugno dell'anno dopo la vendemmia.
Nel bicchiere i rossi da Nebbiolo sono più leggeri e immediati dei grandi Valtellina, con profumi di fragola, rosa ed erbe di montagna; i metodo classico sono fini e tesi, con bollicina sottile.
A tavola
I rossi accompagnano pizzoccheri, bresaola, sciatt e formaggi d'alpeggio come il Bitto; gli spumanti stanno bene con l'aperitivo, il pesce di lago e i salumi. Per un confronto con il metodo classico lombardo più famoso, c'è la Franciacorta.

