Questa zona determina diversi comportamenti vegeto-produttivi.
Sono infatti diverse le dinamiche di maturazione delle uve e, diversi sono i caratteri sensoriali nei vini-base.
Attraverso lo studio della zonazione, negli anni ’90 sono state identificate ben sei unità vocazionali differenti.
Da qui si sviluppa il fondamento di creazione delle Cuvée, arte fondamentale nella produzione di vini prodotti con il metodo classico, la Cuvée, ovvero l’assemblaggio di vini base differenti provenienti da specifiche unità di pedo-paesaggio.

Qui il legame tra vino e territorio è sintetizzato nel fatto che entrambi si identificano, insieme al metodo di produzione nell’unico termine Franciacorta.


Quando nel 1967 nacque la Doc, in particolare per la tipologia spumante, si è individuato come vitigno più vocato il Pinot, noto allora anche come Pinot chardonnay.
Bisognerà aspettare il 1980 quando grazie  all’ampelografia ufficiale si riuscì a fare chiarezza distinguendo nettamente i due vitigni, Pinot bianco e Chardonnay, tuttora gli unici utilizzabili, insieme al Pinot nero.

Infine nel 1995 viene dedicato specificatamente il riconoscimento massimo di qualità dei vini italiani, ovvero la Denominazione di origine controllata e garantita che determinerà  la  svolta di un percorso di sempre maggiore riconoscimento del legame indissolubile tra questo vino e il suo territorio, scegliendo il termine Franciacorta come l’unico per identificare il vino e il metodo di elaborazione.

Il profilo sensoriale dei vini Franciacorta, si arricchisce durante il processo di affinamento successivo alla rifermentazione.

I Franciacorta, solitamente,  si presentano visivamente di giallo paglierino con riflessi verdolini o dorati fino a possibili riflessi ramati nella versione Riserva.
Il perlage è fine e persistente.
All'olfatto il bouquet presenta le caratteristiche note della fermentazione in bottiglia, con tipici sentori di crosta di pane e di lievito accompagnati da delicate note di agrumi e di frutta secca (mandorla, nocciola, fico bianco secco) rendendo il profilo sensoriale decisamente riconoscibile come prodotto del territorio.
Al palato con un sapore sapido, fresco, fine e armonico.


Per i Franciacorta sono ammessi: chardonnay e/o Pinot nero;
possono inoltre concorrere, fino ad un massimo del 50% le uve del vitigno Pinot bianco.

Per la produzione del “Franciacorta” Rosé, la percentuale delle uve Pinot nero vinificate in rosato deve essere almeno il 25% del totale.

Per la produzione del “Franciacorta” Satèn non è consentito l’impiego delle uve Pinot nero.

Il termine Franciacorta Satèn è stato creato appositamente in Franciacorta per distinguersi dai cugini d'oltralpe produttori dei Cremant, che come per l'appellazione Champagne ne hanno rivendicato la paternità.
Per i Satèn la sovrapressione non deve superare le 4,5 BAR.

I FRANCIACORTA si differenziano con tempi minimi di affinamento. (Durata minima in mesi):

  • “Franciacorta” 18
  • “Franciacorta” Rosé 24
  • “Franciacorta” Satèn 24
  • “Franciacorta” millesimato, “Franciacorta” Rosé millesimato “Franciacorta” Satèn millesimato 30
  • “Franciacorta” riserva, “Franciacorta” Rosé riserva, “Franciacorta” Satèn riserva 60.


Oltrepò Pavese: crogiuolo di territori

L’Oltrepò Pavese è quel lembo di terra collinoso a sud della Lombardia noto per essere il punto d'incontro di quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna.

Questa terra è un'antica dimora della vite e, nel corso dei decenni la viticoltura ha mantenuto il ruolo di coltura principale del territorio.
Nel 1970 il vino Oltrepò Pavese Spumante, vinificato con Metodo Classico, è stato riconosciuto come tipologia della DOC Oltrepò Pavese.
Infine nel 2007 è stato elevato a DOCG autonoma.
La DOCG Oltrepò Pavese Metodo Classico è riferita a diverse tipologie di vino (Metodo Classico bianco e rosé e Metodo Classico con indicazione varietale Pinot nero bianco e rosé)
I vini a DOCG Oltrepò Pavese Metodo Classico si presentano solitamente di colore paglierino cristallino e, nella tipologia rosè, di colore rosato più o meno intenso.
Il bouquet anche in questi vini è quello tipico della fermentazione in bottiglia, elegante, gentile, ampio e persistente, che al palato risultano sapidi, strutturati, freschi e armonici; la spuma è fine e persistente.


Gli OLTREPÒ PAVESE anche questi prodotti in Lombardia si differiscono dal FRANCIACORTA negli uvaggi e tempi di affinamento, vediamo:

Oltrepò Pavese" metodo classico e "Oltrepò Pavese" metodo classico rosé:
Pinot nero: minimo 70%; Chardonnay, Pinot grigio e Pinot bianco congiuntamente o disgiuntamente fino ad un massimo del 30%.
il periodo di permanenza minimo sulle fecce è di 15 mesi (per il millesimato 24 mesi);

"Oltrepò Pavese" metodo classico Pinot nero e "Oltrepò Pavese" metodo classico Pinot nero rosé:
Pinot nero: minimo 85%; Chardonnay, Pinot grigio e Pinot bianco congiuntamente o disgiuntamente fino ad un massimo del 15%.
Il periodo di permanenza minimo sulle fecce è di 15 mesi (per il millesimato 24 mesi)


Augurandovi di avere modo di poter provare e apprezzare, quanto prima,  questi splendidi vini frutto di amore e passione saluto tutti gli amici che seguono Wine at Wine

SALUTE E BOLLICINE  ;)