Dogliani è un paese delle Langhe meridionali, in provincia di Cuneo, dove il Dolcetto non è un vino di secondo piano come altrove, ma il protagonista. La denominazione nasce nel 1974 come Dolcetto di Dogliani DOC, diventa DOCG nel 2005 e dal 2011 ha assorbito anche la vecchia DOC Dolcetto delle Langhe Monregalesi. Oggi si chiama semplicemente Dogliani: il nome del luogo prima del nome dell'uva.
Il territorio
I vigneti coprono circa 449 ettari, per una produzione di 15.800 ettolitri. Il disciplinare riconosce 76 menzioni geografiche aggiuntive, fra cui i nomi di 21 comuni, che permettono di indicare in etichetta il vigneto o la località di provenienza: un segno di quanto i produttori abbiano lavorato sulla lettura delle singole colline, come nelle vicine Langhe del Barolo.
Solo Dolcetto
Il Dogliani è fatto con Dolcetto in purezza, nelle versioni Rosso e Superiore. La gradazione minima è del 12%. Secondo il disciplinare il vino affina almeno 12 mesi e non esce prima del primo novembre dell'anno successivo alla vendemmia. Rispetto al Dolcetto d'Alba, il Dogliani ha in genere più struttura e tiene meglio nel tempo.
Nel bicchiere è rosso rubino con riflessi violacei, con profumi di ciliegia nera, mora, mandorla e una nota erbacea; il tannino è presente ma morbido, l'acidità contenuta. Il finale ha spesso quella leggera nota amarognola tipica del vitigno.
Una storia antica
Una leggenda popolare racconta che il dio Giano venisse in questi luoghi ad assaggiare il vino, e c'è chi fa derivare il nome del paese da «dolium Jani», la botte di Giano. Più concretamente, la prima regolamentazione della vigna a Dogliani risale al 1593. Oggi il Dogliani è uno dei rossi quotidiani più seri del Piemonte: accompagna salumi, agnolotti, vitello tonnato, carni bollite e formaggi di media stagionatura.



