Ghemme è un paese della provincia di Novara, sulla riva sinistra del fiume Sesia, proprio di fronte a Gattinara. Le due denominazioni sono sorelle: stesso vitigno, stesse colline moreniche ai piedi del Monte Rosa, stesso clima fresco dell'Alto Piemonte. La zona comprende parte dei comuni di Ghemme e Romagnano Sesia, con vigneti fra 220 e 400 metri di altitudine. È una DOCG piccola: circa 34 ettari e 1.020 ettolitri. La DOC è del 1969, la DOCG del 1997.
Le regole
Il disciplinare chiede almeno l'85% di Nebbiolo, chiamato qui Spanna, con Uva Rara e Vespolina fino al 15%. La gradazione minima è del 12%. Il Ghemme affina almeno 34 mesi, di cui 18 in botte, e non esce prima del primo settembre del terzo anno dopo la vendemmia. Il Riserva affina almeno 46 mesi, di cui 24 in botte.
Nel bicchiere è rosso granato, con profumi di viola, rosa appassita, piccoli frutti rossi, spezie e una nota minerale; il tannino è fine, l'acidità vivace. È un Nebbiolo di montagna, verticale e longevo, che con gli anni sviluppa note di sottobosco, tabacco e tartufo.
Duemila anni di vino
Una lapide dedicata a Vibio Crispo, senatore romano ai tempi di Tiberio, trovata vicino a Ghemme, testimonia la viticoltura già nel I secolo, quando il luogo si chiamava Agamium. Plinio il Vecchio cita un vitigno «spionia», nome che ricorda lo Spanna, la cui uva matura alle prime nebbie d'autunno. Nel medioevo lo Spanna divenne il vino ufficiale dei signori di Milano, i Visconti e gli Sforza, fino a coprire l'80% dei vini serviti a corte. Nel 1871 lo storico Carlo Dionisotti scriveva che il metodo di coltivazione descritto da Plinio era nella zona «ancora praticato come allora».
A tavola
Il Ghemme accompagna brasati, stracotti, selvaggina, risotti con funghi o tartufo e formaggi stagionati come il Gorgonzola piccante della vicina pianura novarese. Chi ama il Nebbiolo può confrontarlo con il Barolo delle Langhe per capire quanto il territorio cambi il vitigno.

