La DOC Canavese copre l'area collinare del Canavese, a nord di Torino, e si estende anche a parte delle province di Biella e di Vercelli, in Piemonte. I vigneti stanno fra i 200 e i 600 metri di altitudine. Il disciplinare è stato adottato con il decreto del 12 settembre 1996; oggi la denominazione conta circa 64 ettari, per una produzione di 3.350 ettolitri.
Una denominazione larga
È una denominazione dal disciplinare ampio, che copre tutti i colori: prevede bianchi, rosati, rossi, un Novello, una Riserva e due spumanti. La gradazione minima è del 10% e non ci sono tempi minimi di affinamento.
Le tipologie
Il Bianco e lo Spumante si fanno con Erbaluce in purezza, l'uva bianca tipica del Canavese. Il Rosso, il Rosato e lo Spumante Rosato richiedono almeno il 60% di uve locali, sole o insieme: Barbera, Bonarda, Freisa, Nebbiolo, Neretto di Bairo e Uva Rara, che qui si chiama Bonarda di Cavaglià. Ci sono poi due rossi varietali, il Barbera e il Nebbiolo, con almeno l'85% del vitigno.
L'Erbaluce dà bianchi freschi, con profumi di fiori bianchi, mela e agrumi e un'acidità alta, che lo rende adatto anche alla spumantizzazione. I rossi uniscono la struttura del Nebbiolo, l'acidità della Barbera e il frutto delle varietà locali: vini di corpo medio, dal profumo di ciliegia e piccoli frutti.
A tavola
Il Bianco e lo Spumante accompagnano gli antipasti, i pesci di lago e i risotti; i rossi i salumi, la carne cruda all'albese, i bolliti e i formaggi delle valli. Sulle stesse colline, al confine con la Valle d'Aosta, si trova la DOC Carema, con il suo Nebbiolo di montagna; più a est, nel Biellese, quella di Bramaterra.
