Il Bramaterra si produce sulle colline fra le province di Biella e di Vercelli, nell'Alto Piemonte. La zona comprende le aree vitate dei comuni di Masserano, Brusnengo, Curino, Roasio, Villa del Bosco, Sostegno e Lozzolo, a nord della strada statale 142 Biellese, con vigneti fra i 200 e i 600 metri di altitudine. Riconosciuta con il decreto del 9 aprile 1979, la DOC conta circa 34 ettari per una produzione di 503 ettolitri.
Un nome antico
Il nome Bramaterra compare per la prima volta in una pergamena del 1447. Secondo la tradizione, la sua origine si deve ad alcuni servi della gleba che, liberati, si stabilirono in quel territorio e coltivarono la vite. Prima del riconoscimento della DOC il vino locale era chiamato anche «vino di Masserano» o «vino dei Canonici», perché preferito dalla curia di Vercelli.
Le regole
Il Bramaterra è un uvaggio: dal 50 all'80% di Nebbiolo, che qui si chiama Spanna, fino al 30% di Croatina e fino al 20% di Uva Rara, detta localmente Bonarda Novarese, e di Vespolina. La gradazione minima è del 12%. Il Rosso affina almeno 22 mesi, di cui 18 in botte, e non esce prima del primo settembre del secondo anno dopo la vendemmia. La Riserva affina almeno 34 mesi, di cui 24 in botte.
Il Nebbiolo dà profumi di rosa, viola e piccoli frutti rossi, acidità e tannino; la Croatina aggiunge colore e corpo, l'Uva Rara e la Vespolina freschezza e note speziate. È un rosso di colore granato, asciutto, che con gli anni sviluppa sentori di sottobosco, spezie e liquirizia.
A tavola
Chiede piatti di montagna e di sostanza: la polenta concia, i brasati, la cacciagione, i funghi e i formaggi stagionati delle valli biellesi. Poco più a est, lungo la Sesia, si trovano le DOCG Gattinara e Ghemme, altri volti del Nebbiolo dell'Alto Piemonte.
