La Vernaccia di San Gimignano nasce sui terreni collinari del solo comune di San Gimignano, in provincia di Siena, nel cuore della Toscana. In una regione di rossi è un bianco con una storia documentata da secoli. DOC dal 1966 e DOCG dal 1993, conta circa 580 ettari di vigneto per una produzione di 35.400 ettolitri.
Le regole
Il disciplinare chiede almeno l'85% di Vernaccia di San Gimignano; fra le altre uve bianche ammesse, Riesling e Sauvignon non possono superare insieme il 10%. Le tipologie sono due: la Vernaccia e la Riserva. La gradazione minima è dell'11,5%. La Riserva affina almeno 11 mesi, di cui 3 in bottiglia, e non esce prima del primo dicembre dell'anno successivo alla vendemmia.
Nel bicchiere è giallo paglierino, con riflessi dorati con l'età; i profumi sono di fiori bianchi, frutta a polpa gialla, agrumi ed erbe, e in bocca è fresca e sapida, con il caratteristico finale ammandorlato, leggermente amarognolo. La Riserva guadagna struttura e note più evolute di frutta secca e miele.
Una storia scritta
La vite a San Gimignano risale all'epoca etrusca, ma il vitigno Vernaccia sarebbe stato introdotto nel XII secolo da Vieri de' Bardi. Gli Ordinamenti delle Gabelle del Comune del 1276 imponevano una tassa di tre soldi per ogni soma di Vernaccia esportata. Sull'origine del nome ci sono più ipotesi: dal latino vernaculum, «del posto»; da verno, «gelido», come pensava il poeta seicentesco Marchio Lucidi; o, secondo il Vocabolario Treccani, da Vernazza, il borgo delle Cinque Terre dove dal Medioevo si faceva un vino con lo stesso nome. Dante, nel Purgatorio, colloca fra i golosi papa Martino IV, vinto troppo spesso dalla voglia di Vernaccia.
A tavola
Accompagna antipasti toscani leggeri, zuppe di verdure, pesce di mare e di fiume, carni bianche e formaggi freschi o di media stagionatura, compreso lo zafferano di San Gimignano nei risotti. Nella stessa provincia nascono i grandi rossi da Sangiovese, dal Chianti al Vino Nobile di Montepulciano.

