TERRITORI & VITIGNI
  • 18 DICEMBRE 2014
  • 4 min
  • 10,8k letture

Aglianico e territorio: il vitigno difficile

Parliamo oggi di uno dei vitigni rossi più importanti del sud Italia, l’Aglianico, un'uva che dà luogo a grandi vini e che è coltivata in molti territori differenti. Vini che, considerando le differenti peculiarità territoriali e le diverse interpret...

Alessandro Genova

by Alessandro Genova
Degustatore solo x 24h

Aglianico e territorio: il vitigno difficile

Aggiungi Wine at Wine tra le tue fonti di fiducia per non perderti mai nulla.

Aggiungi su Google

Parliamo oggi di uno dei vitigni rossi più importanti del sud Italia, l’Aglianico, un'uva che dà luogo a grandi vini e che è coltivata in molti territori differenti. Vini che, considerando le differenti peculiarità territoriali e le diverse interpretazioni aziendali, sono certamente tra i più importanti d'Italia anche se non sempre tra i più conosciuti.
L’occasione che ci fornisce lo spunto di parlarne è stata durante un evento organizzato da Athenaeum, dove potrete trovare dettagli sulla degustazione di Aglianico a cui ho preso parte. Dove abbiamo degustato sette vini fatti con uve Aglianico e provenienti da ben quattro differenti territori: il Vulture in Basilicata, l’Irpinia, il Cilento, e infine il Sannio (Taburno) in Campania.

Ma andiamo con ordine. Partiamo dall’inizio, ossia dall’Aglianico, uva portata nel sud Italia dai greci (l’antico Ellenico). È un vitigno tardivo, visto che la raccolta delle uve avviene normalmente ad ottobre inoltrato. Rispetto ad alcune varietà precoci come il Primitivo o il Merlot, che vengono vendemmiati a fine agosto-inizio di settembre, abbiamo con l’Aglianico un naturale ritardo vegetativo di 40-50 giorni con tutto ciò che può accadere nel frattempo. L’Aglianico rappresenta quindi un vitigno difficile da gestire e naturalmente sottoposto a numerosi rischi meteorologici.

Con la vendemmia che ha dunque luogo ad Ottobre, in alcune delle zone condotte ad Aglianico si può tranquillamente parlare di viticultura del freddo. In Irpinia e nel Vulture, non è difficile che si raggiungano i 4-6° C di differenza rispetto alle coste, dato che i Monti del Partenio e il Terminio ne separano nettamente le zone climatiche. Queste barriere naturali, hanno tra l’altro ritardato moltissimo l’arrivo della fillossera, nell’entroterra del sud-appennino. Il terribile insetto che si ciba dell’impianto radicale della vite è arrivato in zona soltanto nella metà degli anni ’30 del secolo scorso, con oltre mezzo secolo di ritardo rispetto al Piemonte e al Nord Italia. L’Irpinia, in quel periodo era uno dei più grandi territori vinicoli d’Italia. La fillossera prima, e la guerra poco dopo, ne cambiarono radicalmente il paesaggio.

I suoli di questi distretti vinicoli sono spesso vulcanici o quanto meno ricoperti da materiali vulcanici. Il Vulture è un vulcano spento, mentre l’Irpinia e il Sannio furono sommersi dai detriti provenienti dalle eruzioni del Vesuvio. Diversamente dai tre precedenti territori, i suoli del Cilento sono geologicamente molto vari, in genere argillosi-calcarei di origine sedimentaria. Ma essendo prossimi al mare, il Cilento condivide con gli altri la mineralità del territorio, che qui è forse più iodata, più marina. Caratteristiche che poi ritroviamo nei vini.

L’Aglianico è oggi un’uva che dà luogo a vini che lentamente – ma ormai da oltre un decennio – hanno iniziato ad avere uno specifico riconoscimento sul mercato. Ciò è testimoniato dal significativo incremento delle superfici vitate condotte ad Aglianico, non soltanto nei territori storici. Si può riscontrare questa tendenza anche nel nord della Calabria, lungo la dorsale ionica; quindi in Molise, in Daunia e nelle Murge in Puglia.

Nel complesso, parliamo di un vitigno difficile. Del lungo periodo vegetativo e delle conseguenze di questa caratteristica abbiamo già detto. Inoltre l’Aglianico è dotato di una carica tannica molto importante, di una buona freschezza e in più è poco produttivo. In un certo momento, durante gli anni ‘90, aveva tutte le carte in regola per non essere preferito dal mercato. In quel periodo, si cercavano – e si producevano – vini morbidi, marmellatosi, i classici vini pensati per i concorsi o per le classifiche “top 100” delle note riviste americane di settore. Non era pensabile in quel periodo aspettare i tempi giusti per l’arrotondamento dei tannini, ritardando quindi l’uscita delle bottiglie sul mercato. Talvolta bisogna saper aspettare non meno di 4-5 anni per poter apprezzare la grande ricchezza aromatica e polifenolica che un grande Aglianico sa esprimere.

Per non parlare della sua notevole longevità. Se il tappo regge e la bottiglia è ben conservata, un Aglianico ben condotto in vigna e correttamente vinificato e conservato in cantina, può essere apprezzato anche dopo diversi decenni.

Condividi:

Valuta questo articolo

5/5 (99 voti)

Cosa ne pensi?

Accedi per lasciare un commento

COMINCIAMO UNA CONVERSAZIONE!

Hai una cantina, un wine bar, un'enoteca, organizzi eventi o lavori nel mondo del vino? Oppure sei un appassionato con una storia da raccontare? Contattaci e scopriamo come creare valore insieme.

Contattaci