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18 Dic 2014

Parliamo oggi di uno dei vitigni rossi più importanti del sud Italia, l’Aglianico, un'uva che dà luogo a grandi vini e che è coltivata in molti territori differenti. Vini che, considerando le differenti peculiarità territoriali e le diverse interpretazioni aziendali, sono certamente tra i più importanti d'Italia anche se non sempre tra i più conosciuti.
L’occasione che ci fornisce lo spunto di parlarne è stata durante un evento organizzato da Athenaeum, dove potrete trovare dettagli sulla degustazione di Aglianico a cui ho preso parte. Dove abbiamo degustato sette vini fatti con uve Aglianico e provenienti da ben quattro differenti territori: il Vulture in Basilicata, l’Irpinia, il Cilento, e infine il Sannio (Taburno) in Campania.

Ma andiamo con ordine. Partiamo dall’inizio, ossia dall’Aglianico, uva portata nel sud Italia dai greci (l’antico Ellenico). È un vitigno tardivo, visto che la raccolta delle uve avviene normalmente ad ottobre inoltrato. Rispetto ad alcune varietà precoci come il Primitivo o il Merlot, che vengono vendemmiati a fine agosto-inizio di settembre, abbiamo con l’Aglianico un naturale ritardo vegetativo di 40-50 giorni con tutto ciò che può accadere nel frattempo. L’Aglianico rappresenta quindi un vitigno difficile da gestire e naturalmente sottoposto a numerosi rischi meteorologici.

Con la vendemmia che ha dunque luogo ad Ottobre, in alcune delle zone condotte ad Aglianico si può tranquillamente parlare di viticultura del freddo. In Irpinia e nel Vulture, non è difficile che si raggiungano i 4-6° C di differenza rispetto alle coste, dato che i Monti del Partenio e il Terminio ne separano nettamente le zone climatiche. Queste barriere naturali, hanno tra l’altro ritardato moltissimo l’arrivo della fillossera, nell’entroterra del sud-appennino. Il terribile insetto che si ciba dell’impianto radicale della vite è arrivato in zona soltanto nella metà degli anni ’30 del secolo scorso, con oltre mezzo secolo di ritardo rispetto al Piemonte e al Nord Italia. L’Irpinia, in quel periodo era uno dei più grandi territori vinicoli d’Italia. La fillossera prima, e la guerra poco dopo, ne cambiarono radicalmente il paesaggio.

I suoli di questi distretti vinicoli sono spesso vulcanici o quanto meno ricoperti da materiali vulcanici. Il Vulture è un vulcano spento, mentre l’Irpinia e il Sannio furono sommersi dai detriti provenienti dalle eruzioni del Vesuvio. Diversamente dai tre precedenti territori, i suoli del Cilento sono geologicamente molto vari, in genere argillosi-calcarei di origine sedimentaria. Ma essendo prossimi al mare, il Cilento condivide con gli altri la mineralità del territorio, che qui è forse più iodata, più marina. Caratteristiche che poi ritroviamo nei vini.

L’Aglianico è oggi un’uva che dà luogo a vini che lentamente – ma ormai da oltre un decennio – hanno iniziato ad avere uno specifico riconoscimento sul mercato. Ciò è testimoniato dal significativo incremento delle superfici vitate condotte ad Aglianico, non soltanto nei territori storici. Si può riscontrare questa tendenza anche nel nord della Calabria, lungo la dorsale ionica; quindi in Molise, in Daunia e nelle Murge in Puglia.

Nel complesso, parliamo di un vitigno difficile. Del lungo periodo vegetativo e delle conseguenze di questa caratteristica abbiamo già detto. Inoltre l’Aglianico è dotato di una carica tannica molto importante, di una buona freschezza e in più è poco produttivo. In un certo momento, durante gli anni ‘90, aveva tutte le carte in regola per non essere preferito dal mercato. In quel periodo, si cercavano – e si producevano – vini morbidi, marmellatosi, i classici vini pensati per i concorsi o per le classifiche “top 100” delle note riviste americane di settore. Non era pensabile in quel periodo aspettare i tempi giusti per l’arrotondamento dei tannini, ritardando quindi l’uscita delle bottiglie sul mercato. Talvolta bisogna saper aspettare non meno di 4-5 anni per poter apprezzare la grande ricchezza aromatica e polifenolica che un grande Aglianico sa esprimere.

Per non parlare della sua notevole longevità. Se il tappo regge e la bottiglia è ben conservata, un Aglianico ben condotto in vigna e correttamente vinificato e conservato in cantina, può essere apprezzato anche dopo diversi decenni.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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