Il Gutturnio è il vino rosso simbolo dei Colli Piacentini, le colline che dalla pianura del Po salgono verso l'Appennino in provincia di Piacenza, all'estremo ovest dell'Emilia-Romagna. La zona si estende sulle valli del Tidone, del Trebbia, del Nure e dell'Arda, con comuni come Ziano Piacentino, Castel San Giovanni, Vigolzone, Castell'Arquato e Carpaneto Piacentino. Per anni il Gutturnio è stato una tipologia della DOC Colli Piacentini; nel 2010 è diventato una DOC autonoma. I vigneti coprono circa 1.001 ettari, per una produzione di 75.440 ettolitri.
Barbera e Bonarda
Il disciplinare chiede dal 55 al 70% di Barbera e dal 30 al 45% di Croatina, che nel Piacentino chiamano Bonarda. La Barbera porta acidità e frutto, la Croatina colore, morbidezza e tannino. La gradazione minima è del 12%.
Frizzante, Superiore e Riserva
Il Gutturnio più tradizionale è frizzante: un rosso vivace, da bere giovane, che accompagna la cucina piacentina. Il Superiore è fermo e non esce prima del primo aprile dopo la vendemmia; il Riserva affina almeno due anni, di cui sei mesi in botte. Superiore e Riserva possono riportare la menzione Classico, riservata all'area storica definita già nel decreto del 9 luglio 1967.
Nel bicchiere il Gutturnio è rosso rubino intenso, con profumi di ciliegia, mora, viola e spezie; il frizzante è fresco e fruttato, il Riserva più strutturato, con note di prugna secca e tabacco.
A tavola
Il Gutturnio è il vino dei salumi piacentini, coppa, pancetta e salame, e dei piatti della tradizione: pisarei e fasö, tortelli con la coda, anolini in brodo, bolliti e la picula ad caval. Il Riserva sta bene con carni rosse e formaggi stagionati. Oltre il confine regionale, sulle stesse colline, si apre l'Oltrepò Pavese, con i suoi rossi da Barbera e Croatina.

