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28 Ott 2014

Una breve, ma importante premessa: Vino biologico non vuol dire “migliore” ne’ con meno solfiti; è semplicemente la definizione legale di un prodotto che rispetta alcune regole ed un determinato processo produttivo.
Fino al 9 febbraio 2012 la normativa europea non prevedeva la definizione di vino biologico, ma era possibile indicare in etichetta “vino con uve biologiche”; in questa cosa paesi come USA, Cile, Australia e Sud Africa hanno preceduto, di molto, la vecchia Europa.
Per i vini vinificati prima di agosto 2012, la normativa autorizza la commercializzazione con la vecchia menzione.
L’agricoltura biologica è un sistema di coltivazione che ha l’obiettivo di produrre senza l’impiego di prodotti realizzati sinteticamente, senza l’ausilio di OGM (Organismi geneticamente Modificati) e servendosi unicamente della fertilità del suolo e prodotti organici.
Quindi fertilizzanti organici, rotazioni colturali e mantenimento della composizione del suolo sono i fulcri di questo tipo di coltivazione.

Nella lotta a parassiti e malattie l’optimum sarebbe utilizzare strumenti “biologici” (come ad esempio l’utilizzo di organismi che “puliscano” dai parassiti) ma sono consentiti prodotti tradizionali.
Il compito di verificare il rispetto delle apposite normative, con le quali non ci va’ di tediarvi, è affidato ad organismi privati.

La viticoltura biologica prevede:

    1. il divieto di utilizzare prodotti chimici sintetici per la coltivazione delle vigne;

    2. l’incompatibilità con l’utilizzo di OGM

    3. un periodo di “conversione” di almeno tre anni per quel viticoltore che voglia passare dall’agricoltura convvenzionale a quella biologica. In tal caso, nel frattempo, il produttore non può apporre il logo comunitario, né utilizzare la menzione    apposita, ma può scrivere “vino con uve in conversione da agricoltura biologica”.

    4. è proibito l’uso di diserbanti chimici

E’ consentito l’uso del rame fino a 6 km/ha anno con l’obiettivo, in futuro, di vietarne l’uso.

Alcuni studiosi hanno sostenuto che il cibo biologico ha una presenza più elevata di micotossine, sostanze naturali prodotte dai funghi.

Riguardo all’impiego di solfiti, le norme hanno definito il massimale come segue:

  • vini rossi con zuccheri residui fino a 2gr/l : 100mg (contro i 150/gr/l del convenzionale)
  • vini bianchi e rosati con zuccheri residui fino a 2gr/l,150 mg/L (contro i 200 del convenzionale)
  • per tutti gli altri vini i solfiti devono essere ridotti di 30mg/l rispetto ai limiti indicati per i vini convenzionali.

Da questa regolamentazione consegue che non necessariamente un vino biologico contiene meno solfiti di un vino “classico” visto che basta “giocare” con il grado zuccherino.
Bisogna anche sapere che non sono ammesse:

  • la rimozione dell’anidride solforosa tramite trattamenti fisici
  • l’utilizzo di acido sorbico sotto forma di sorbato di potassio
  • l’aggiunta di lisozima
  • l’utilizzo di ferro-cianuro di potassio e fitato di calcio
  • l’aggiunta di caramello
  • l’uso di dischi in paraffina pura impregnati di isotiocianato di allile
  • l’aggiunta di dimetildicarbonato (DMDC)
  • l’aggiunta di mannoproteine di lieviti
  • il trattamento per elettrodialisi
  • l’impiego di ureasi
  • la dealcolizzazione parziale
  • l’impiego dei copolimeri polivinilimidazolo, polivinilpirrolidone
  • l’aggiunta di carbossimetilcellulosa (gomme di cellulosa)
  • trattamento con sambiatori di cationi
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