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11 Mag 2015

Recentemente parlavamo con Endris Tosi di quante persone si fingano esperti di vino ma in realtà ne capiscono ben poco. Endris, tra le tante tipologie di persone incontrate nel corso della sua lunga esperienza, ci ha raccontato delle situazioni più improbabili strappandoci una serie di sorrisi (talvolta un po’ amari se si pensa alla disinformazione presente in ambito enologico).

Uno dei casi che mi ha colpito di più è quello relativo al classico “ sa’ di tappo ”  tanto abusato spesso anche quando si è in presenza di un tappo in resina.

A tal proposito mi è venuto in mente quando, scherzosamente, rispondo a chi mi chiede un parere su una pietanza o sulle altre cose (non parlo di vino ovviamente) “sa’ di tappo”.
Dal sorriso è partita però una riflessione: bisogna far chiarezza ed informare sul ruolo del tappo!

Partiamo subito con una distinzione, i tappi possono essere:

  • interni: sughero, sintetici o in vetro
  • esterni: tappi a vite e a corona

 

Il tappo di sughero è, nell’immaginario delle persone, il modo migliore per “richiudere” i vini pregiati in bottiglia.
Il sughero è un ottimo materiale per lavorabilità, inezia chimica, impermeabilità e durata.
Esistono poi vari tipi di tappi di questo materiale che variano per dimensioni, mescole e forma.

Bisogna prestare molta attenzione alla scelta del giusto sughero per evitare alterazioni di natura fungina e microbica. I tappi di questo materiale possono essere:
- naturale mono-pezzo costituito da un cilindro di sughero monopezzo;


- tappo compensato: in sughero naturale costituito da due o più pezzi uniti mediante collante per alimenti;
- tappi a fungo composti da un corpo di sughero macinato e pressato e da una parte costituita da una o due rondelle di sughero incollate al corpo. Sono tappi utilizzati per i vini spumanti. Allo stato iniziale il tappo è di forma cilindrica, ma una volta nel collo della bottiglia la parte interna si comprime e quella esterna si dilata;


- tappi di raso a bocca di sughero agglomerato o tecnico: composto da un impasto di sughero derivante dalla lavorazione;



- tappo a T incapsulato: con corpo in sughero e parte in legno o altri materiali utilizzati soprattutto per liquori e vini liquorosi;

Tra i tappi diversi dal sughero esistono invece:
- tappi sintetici;
- tappi in vetro
- tappi a vite
- tappi a corona

I tappi sintetici aiutano a ridurre i costi e grazie al miglioramento tecnologico hanno raggiunto degli ottimi standard di qualità. I materiali impiegati per produrre questo tipo di chiusure sono svariati (SEBS, EVA, ecc.).

I tappi in vetro a T permettono di essere stappati facilmente a mano e senza cavatappi.

I tappi a vite si presentano come cilindri di alluminio filettati e rivestiti, sono forse quelli meno “romantici” e si associa spesso al loro utilizzo una scarsa qualità del vino contenuto nella bottiglia. Questa tendenza appartiene ovviamente ad un pregiudizio del consumatore (che di certo, come sosteneva anche Endris, non apprezzerebbe un vino simile in un ristorante!), ma questo tipo di tappo è probabilmente il migliore tecnicamente per preservare il contenuto della bottiglia.

I tappi a corona sono utilizzati solo ove la bocca della bottiglia lo consente; sono di alluminio con la parte inferiore rivestita da una guarnizione di plastica; sono utilizzati per i vini da tavola e per la “presa di spuma”. Recentemente c’è stato un incremento nel loro utilizzo da parte dei produttori di vini biologici e biodinamici per motivi ambientali.

Vi lasciamo con due consigli finali: non giudicate mai un vino facendovi dei pregiudizi dal tipo di tappo, ricordatevi che, un buon metodo per combattere il “sentore di tappo” è conservare le bottiglie in modo che il vino bagni sempre il tappo evitando che si sviluppino le muffe ( una delle pecche della conservazione del vino in GDO ).

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