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04 Lug 2015

Nel 2010 fu ritrovato un relitto, a circa 50 metri di profondità sul fondo del Mar Baltico, contenente 168 bottiglie di quello che si rivelò essere Champagne. Quando i subacquei hanno rinvenuto il vino sono rimasti stupiti: “Ne abbiamo bevuta una, è ancora buono!” 

Una squadra di sommozzatori stava effettuando delle ricerche nel mar Baltico al largo delle isole Åland, in Finlandia, quando scopre la cantina sommersa senza riuscire a risalire al nome dell’imbarcazione.

Scarsissima la visibilità, meno di un metro, ma Christian Ekström, a capo della squadra di subacquei, riesce a scorgere una bottiglia e portarla in superficie: “Sul tappo c'era il simbolo di un'ancora e, dopo alcune ricerche, la Moët & Chandon ci ha detto che un tempo la Veuve Clicquot usava questo simbolo per i suoi prodotti ed era l'unica marca di Champagne a utilizzarlo.”

 

"La Veuve Clicquot cominciò la sua produzione nel 1772 e le prime annate sono state pronte una decina di anni dopo, quindi non più tardi del 1782», continua Ekström. «Ma queste bottiglie non possono essere datate dopo il 1788-1789, perché sappiamo che con la Rivoluzione francese si arrestò la produzione. Magari si tratta proprio delle prime bottiglie prodotte e sarebbe fantastico averle trovate».

Sui tappi è ancora leggibile la scritta “Juclar”, i laghi di Andorra dai quali proveniva il sughero.

L’imbarcazione probabilmente affondò intorno al 1840 e da allora, per anni, ha custodito il prezioso nettare ed alcune bottiglie di birra.

Il carico sarebbe stato destinato ad alcune ricche famiglie tedesche o secondo altri era destinato alla corte russa dello Zar Pietro il Grande da parte di Luigi XVI, come testimonierebbero alcuni documenti trovati dalla Moët.

Il contenuto delle bottiglie ha un sapore metallico e molto dolce, ma questo deriva dai gusti dell’epoca, pare infatti che lo Champagne si sia perfettamente conservato; ad eccezione di parte dell’anidride carbonica che, visto il tempo trascorso, si è parzialmente dispersa, donando al vino una sorta di piccantezza che si traduce nel formicolio alla lingua provato dai degustatori.

L’ottima conservazione è stata favorita dal buio e dalla temperatura fresca e costante.

Maggiore concentrazione quindi di ferro e rame, minore gradazione alcolica 9,5 gradi ed estrema dolcezza; sono stati infatti riscontrati oltre 140 grammi di zucchero per litro contro gli 80 grammi degli spumanti dolci del giorno d’oggi!

"Ne ho conservato ancora un bicchiere che tengo in frigorifero e non riesco a staccarmi da lui: ogni cinque minuti vado là a inebriarmi con il suo aroma", ha rivelato l'enologa Ella Grüssner Cromwell-Morgan, che ha assaggiato il vino e compiuto ricerche storiche, "Il suo colore è oro ambrato. Il profumo è molto intenso, con note di tabacco, ma anche di uva e di frutti bianchi, di rovere e idromele. Il boccato è veramente sorprendente, molto zuccherino ma allo stesso tempo con la giusta acidità. Lo si spiega con il fatto che a quel tempo lo Champagne era molto meno secco di oggi perché non si riusciva a gestire bene il processo di fermentazione».

Si tratta di una scoperta sensazionale che ha favorito gli studi sulle antiche tecniche enologiche.

I marchi presenti nel relitto erano Veuve Clicquot Ponsardin, Heidsieck, oggi Piper-Heidsieck e Juglar, acquisita nel 1829 dalla Jacquesson & Fils.

Undici vini messi all’asta per un totale, raccolto di 150 mila dollari! Mica male per dei “vecchietti”.

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