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01 Set 2014

Di recente stiamo molto apprezzando chi cerca di fare vini spumanti distinguendosi da ciò che solitamente si trova sul mercato.
Generalmente appena si sente parlare di bollicine si pensa allo Champagne francese, al Prosecco, ai trentini o per “i più dolci” ai vari Asti, comunque sia, alla zona del nord Italia o di Oltralpe.
Oramai però anche al sud si è cominciato a produrre una serie di vini, spesso non proprio eccellenti, altre volte davvero sorprendenti: una sorta di moda che ovviamente da vita non sempre a belle figure.

Abbiamo parlato spesso di produzioni della zona del Foggiano e della Daunia come Gran Cuvèè D’Araprì o Bouquet; anche oggi ci teniamo nell’alta Puglia e vi parliamo di Tiati di Teanum.

Acquisto nato, come spesso accade, dal consiglio di chi ne sa’ di più a riguardo, ero inizialmente scettico perché viziato dagli ottimi prodotti già degustati in zona “Potranno mica esser tutti così buoni?”

Tiati è uno spumante metodo classico nato da uve di bombino bianco (60%) e aglianico (40%).
Il bombino bianco è un tipico vitigno pugliese, in particolare di questa zona, che, spesso sottovalutato, è stato rivalutato grazie all’impiego proficuo proprio nella spumantizzazione (viene utilizzato anche da Daraprì).

Teanum coltiva il bombino su terreni argillosi e sabbiosi ed effettua la raccolta a mano.
Stiamo parlando di uno de vitigni più antichi del sud, diffuso anche nella parte  bassa dell’Emilia Romagna e componente per vini come il San Severo Bianco ed il Castel del Monte bianco.
Teanum è invece una realtà nata nel 2000 dall’iniziativa di giovani imprenditori che hanno dato linfa all’omonima e precedente cooperativa.

Le uve del “nostro” Tiati pressate pneumaticamente vengono fatte fermentare a temperatura controllata 15-17° ed affinati lasciandoli sostare su feccia fine in acciaio per circa tre mesi.

Il risultato è un vino di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, un perlage fine e molto persistente.
Al naso fiori chiari ed un’evidente profumo di crosta di pane incuriosiscono il degustatore che in bocca avvertirà sapidità, elegante acidità e un piacevolissimo frescore al palato.
Da servire a crica 6-7° ne consigliamo l’abbinamento a piatti di pesce, verdure crude o cucinate in modo delicato, ed ovviamente come aperitivo estivo.
Personalmente l’ho bevuto anche con cefalo alla brace e mi sento di aggiungere che su pesci grassi e sugosi probabilmente trova la sua dimensione ideale.

Il sud e la Daunia continuano a sorprenderci positivamente, la nostra speranza è che questa zona divenga non più una bella “scoperta”, ma un punto di riferimento anche per la produzione di vini spumanti, ciò che serve è marketing, valorizzazione del territorio ed serietà da parte di chi ha intenzione di intraprendere la produzione di spumanti metodo classico, che, a mio parere, non fa per tutti.

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