Stampa questa pagina
01 Mar 2015

L’azienda vinicola Cascina Baricchi si trova nelle Langhe, sulle colline nel comune di Neviglie, affacciata alla Val Tinella, non lontano da Barbaresco, in provincia di Cuneo. Natale, figlio di Giovanni Simonetta, si occupa dal 1996 di questa realtà nata nel 1979. Un’azienda decisa che si propone di essere allo stesso tempo tradizionalista ed innovativa.

Tutti i vini prodotti sono il frutto di uve di vitigni di proprietà della cantina stessa che lavora i tradizionali piemontesi: Barbaresco, Nebbiolo, Barbera d’Alba e Dolcetto d’Alba; ma anche alcuni non autoctoni: Pinot Nero, Syrah e Merlot.

Cascina Baricchi da’ anche alla luce alcuni spumanti metodo classico: un Rosè, la Visage de Canaille, da uve di Nebbiolo da Barbaresco, un Blanc de Noir, l’et Voilà da uve di Pinot Nero. In gamma ci sono anche i vini dolci ricavati sua da uve tarive di Moscato Bianco attaccate da botritys ed un Ice Wine italiano da uve di Moscato Bianco. Interessante anche il Calissaja99 un Pinot Nero chinato. Oggi andremo a parlarvi invece di Jamais un Extra Brut Metodo Classico.

Un prodotto particolare e certamente non banale: per questo l’assaggio è consigliato solo ad un pubblico aperto alla diversità! Il vino nasce da un 70% di Pinot Nero vinificato in bianco e da un 30% di vino di riserva ricavato con metodo solera da vitigni di Chardonnay, Sauvignon Blanc, Viognier, Riesling e Chennin Blanc attaccate da botritys.

Ma cos’è il metodo solera? Il metodo soleras o criaderas y soleras è un sistema per l'invecchiamento dei vini, rum e brandy. Sostanzialmente il prodotto ricavato con questo metodo conterrà un blend di diverse annate di quel prodotto in differenti quantità, queste possono variare a seconda del risultato che il produttore vuole ottenere. Il metodo soloera tradizionale consiste nel sovrapporre le botti secondo uno schema a “piramide/cascata” travasando il vino di anno in anno svuotando man mano le botti più in basso e “ripianando” il vuoto lasciato con quello contenuto nelle botti superiori.

Il sistema veniva usato in Spagna e Portogallo per la produzione di Sherry e Madeira e, solo successivamente, probabilmente nel tentativo di imitare tali prodotti, nel 1812 l’inglese Benjamin Ingham sperimentò il sistema per l’affinamento del Marsala.

Torniamo al nostro vino: il pinot nero viene vinificato in bianco e fatto fermentare in legno, le uve bianche vengono vinificate insieme in vasca di acciaio inox ed aggiunte al vino di riserva dal quale, ogni novembre, viene prelevata una parte per l’ottenimento della cuveè. La fermentazione avviene in maniera spontanea grazie ai lieviti naturali dell’uva sui quali il vino viene lasciato per circa trenta mesi.

Ora lo abbiamo nel calice: colore giallo paglierino e perlage fine e costante. Da una procedura simile non poteva che nascere un vino profumato, aromi di frutta matura, ananas, mela, nocciole, uvetta e soprattutto quella nota dolce e botrizzata tanto particolare. Al palato resta comunque molto elegante, il perlage non è invasivo e la persistenza è buona.

Altro esempio di prodotto italiano fatto davvero bene.

Wine

Bevendo gli uomini migliorano: fanno buoni affari, vincono le cause, son felici e sostengono gli amici.

Google+ plus.google.com/b/100684260859710572834/100684260859710572834/?rel=author