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01 Nov 2013

Tutti noi in qualche modo attratti dal vino, dai vini, vorremmo andare nei luoghi dove vengono alla luce. Parlare con le persone che li fanno nascere, camminare nelle vigne dove maturano i grappoli, vedere le cantine dove i mosti fermentano e i locali dove i vini si affinano. Insomma conoscere i terroir che regalano unicità ai vini che ci piacciono. Non sempre è possibile, per svariati motivi.
Credo però che i vignaioli che rispettano la vigna, la vite, l'uva ed il territorio nel praticare la loro idea ed il loro sentimento di vino riescono a trasferire tutto questo nella bottoglia ed a renderne noi partecipi attraverso io suo liquido contenuto.

 

Vittorio Mattioli, agricoltore e vignaiolo in Terzo la Pieve, Spoleto, fa diversi vini.

Io ho provato il suo "Vino Rosso della casa". Essendo un vino da tavola non riporta in etichetta nè l'annata, nè i vitigni. Ci dice però che il vino è stato ottenuto da uve a bacca rossa fermentate per sei giorni sulle bucce con i propri lieviti, senza controllo della temperatura. Riposa un lungo periodo in botte di vetro cemento e viene poi imbottigliato senza aggiunta di solfiti.

Il vino non ha subito filtrazioni, alla vista si presenta però limpido e abbastanza trasparente. Rubino tendente al granato, riflette la luce in maniera vivace. Gli archetti sulle pareti ci indicano una buona densità.

Al naso è intenso di frutta rossa, ciliegia soprattutto, integra e croccante. Agitando il bicchiere si palesano note animali di cuoio che rimangono poi sottotraccia e donano profondità al vino. Ritorna poi prepotente la ciliegia, questa volta sottospirito, ma l'idea non è di un vino evoluto o vecchio, bensi' complesso ed affascinante.

In bocca entra morbido quasi dolce, il che lascia pensare ad una certa surmaturazione delle uve, poi un'acidità quasi nervosa gli dà vigore e fa intuire una buona percentuale di Sangiovese. Il finale è quasi amaro, mentre in retro olfattiva ritorna amplificato tutto ciò che si era percepito per via diretta. Buona persistenza aromatica per un vino che esprime una forza terragna ma è allo stesso tempo raffinato.

E' buono adesso, ma può tranquillamente sostare un paio d'anni in cantina.

Da provare con norcineria umbra o toscana, ragù di cinghiale e per chi fuma con un buon Antico Toscano.

Piero D'acunto

Apprezzare un vino è un piacere che stimola i sensi e appassiona l'intelletto. Per goderne pienamente, bisogna prestare attenzione a ciò che è nel bicchiere e alla sua storia, e condividere l'esperienza

1 commento

  • josuè Sabato, 02 Novembre 2013 Link al commento
    josuè

    lo provai anche io un vino che vale la pena da accompagnare ai più classici piatti tipici italiani :D

    Rapporto

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Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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