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22 Ott 2015

Ho partecipato ad una straordinaria verticale di Tignanello, brand del vino italiano più conosciuto nel mondo e perla della cantina Marchesi Antinori di cui ho recentemente raccontato il Cervaro della Sala 2005.

Il Tignanello nasce agli albori degli anni ’70 del secolo scorso come risposta all’immobilismo del consorzio che si ostina – e lo farà ancora per anni – a imporre l’aggiunta di uve bianche accanto al Sangiovese nell’uvaggio del Chianti Classico. Vino che, preceduto soltanto dal Vigorello dell’Agricola San Felice, contribuirà in modo decisivo alla schiera di vini a base Sangiovese dei Supertuscan. Dal ’75 l’uvaggio del vino si stabilizza, con qualche oscillazione, in un 80% di Sangiovese e la rimanente parte di Cabernet.

Il podere Tignanello si trova a Mercatale nel comune di San Casciano Val di Pesa. È un vigneto di 57 ettari, esposto a sud, sud-est e situato a un’altitudine di 350-400 m slm. Presenta pendenze molto importanti che garantiscono un ottimo drenaggio, con un terreno composto da galestro e alberese in prevalenza, assieme a un po’ d’argilla. Grandi anche le escursioni termiche tra giorno e notte, oltre che tra le stagioni, elemento che contribuisce in modo determinante agli aromi del vino. Nel complesso le piante sono sempre un po’ sotto stress, condizione essenziale per la produzione di uve di qualità.

La grandezza del vino sta anche nella dimensione del fenomeno. Ogni anno vengono prodotte un numero di bottiglie che varia tra le 350.000 e le 400.000. Non esattamente un vin de garage. Fare qualità elevatissima con queste quantità non è per nulla semplice.

Passiamo al vino. Abbiamo degustato sei annate: 1998, 2001, 2005, 2007, 2010 e 2012. La verticale è stata condotta da Daniele Cernilli e da Renzo Cotarella.

In generale il vino conserva alcune caratteristiche che appaiono comuni ai vari millesimi. Comune è la matrice fruttata e floreale tipica del Sangiovese, con una certa verticalità dei profumi e una bocca sempre tesa, mai eccessivamente larga. L’acidità è sempre spiccata, tanto che il Tignanello è un vino sempre molto longevo. Un vino che va scoperto a poco a poco, man mano che si assaggia.

Il Sangiovese è protagonista, ma abbiamo detto anche del Cabernet, che in questa zona è molto diverso da quello della costa e di Bolgheri in particolare. Qui il Cabernet chianteggia assumendo caratteristiche particolari. In cantina le macerazioni sono lunghe, tanto che in base alle annate possono superare i 20 giorni. Non si fanno rimontaggi ma soltanto follature, in quanto si ritiene di dove limitare l’azione meccanica non stressando le estrazioni fenoliche. Il contributo del legno c’è, ma sempre molto ben gestito. Oggi si usano barrique francesi, ungheresi e anche tonneau.

Il racconto dei vini.

1998 (Sangiovese 80%, Cabernet Sauvignon 15%, Cabernet Franc 5%) – 13,5%

Annata abbastanza buona, anche se non considerata memorabile, come a Bolgheri o nel Bordeaux. Nel complesso una stagione lunga. La lenta maturazione del Sangiovese la ritroviamo nel frutto maturo e, poi, nell’intensità del gusto. Il colore è granato chiaro, al naso percepiamo note speziate dolci, vaniglia ma anche cannella, noce moscata, chiodi di garofano, tabacco dolce. Poi toni fumé. In bocca colpisce la setosità del tannino, mai invadente, quasi accennato. Vino dalla struttura vellutata, chiude lungo e mentolato. Ottimo esempio di vino verticale, mai marmellatoso.

2001 (Sangiovese 85%, Cabernet Sauvignon 10%, Cabernet Franc 5%) – 13,5%

Annata calda e, anche se caratterizzata da una certa piovosità, le piante hanno lavorato in un regime di stress idrico. Questo millesimo è un vino stilisticamente differente rispetto agli altri degustati: le uve leggermente surmature, la componente vegetale del Cabernet Sauvignon in particolare evidenza lo rendono più potente. Di colore granato, al naso colpisce per la frutta rossa in confettura, la liquirizia, il peperone. Poi sentori di tabacco, grafite e pepe nero. In bocca il tannino prevale sull’acidità e sulle note morbide. Lunga la scia minerale. Nel complesso è un vino un po’ polveroso.

2005 (Sangiovese 85%, Cabernet Sauvignon 10%, Cabernet Franc 5%) – 13,5%

Il 2005 è stato un anno fresco, anche un po’ piovoso e contraddistinto da un ritardo vegetativo delle piante. È la prima annata in cui furono messi dei sassi tra i filari, responsabili di aumentare la luminosità nel vigneto. Maggiore anche l’intensità cromatica nel bicchiere rispetto ai precedenti campioni. Qui cambia la struttura polifenolica del vino che è più elegante che potente, con sentori di spezie dolci, erbe aromatiche, ciliegia matura. Quindi subentra un balsamico di eucalipto. Struttura gustativa agile, finale con ritorni tostati.

2007 (Sangiovese 80%, Cabernet Sauvignon 15%, Cabernet Franc 5%) – 14%

Annata calda sin dall’inverno, ma con andamento molto regolare. In particolare, l’estate è trascorsa senza particolari picchi di calore, sempre intorno ai 30°C. Questa regolarità si traduce in una piacevolezza dei profumi, con gradevoli sentori fruttati carnosi, con ciliegia e ribes in evidenza. Quindi avvolgenti sentori balsamici, poi pepe, cuoio e tabacco. In bocca il tannino è ancora molto ben presente, ma in un contesto di sostanziale equilibrio. Chiude lunghissimo, con ritorni ancora balsamici.

2010 (Sangiovese 80%, Cabernet Sauvignon 15%, Cabernet Franc 5%) – 14%

Millesimo considerato molto buono, anche se non sono mancate le piogge. L’attenta selezione delle uve nel vigneto ha favorito la migliore maturazione fenolica. E questo si manifesta chiaramente nel vino, che si caratterizza da tannini meravigliosi, gestiti magistralmente in un campione così giovane. Naso speziato, buona la tensione gustativa. Vino con un vita molto lunga davanti a sé, ancora difficile da capire fino in fondo. Tuttavia impersona perfettamente l’idea stilistica del Tignanello.

2012 (Sangiovese 80%, Cabernet Sauvignon 15%, Cabernet Franc 5%) – 13,5%

Annata con andamento molto strano. Caldissima fino a metà agosto, quando ha cominciato a piovere e le uve erano ancora da invaiare. Vendemmia quindi con acini di piccole dimensioni. Il vino presenta sentori fruttati, speziati di noce moscata. Poi cipria. Bocca ancora dura, con un grande tannino e una spalla acido-sapida che prevale sulla componente alcol-glicerica. Grande vino in potenza, ancora di ardua interpretazione, da riassaggiare nei prossimi anni.

Per concludere, una grande verticale, un’esperienza difficilmente ripetibile. La mia annata preferita? Non ve la dirò. Le verticali servono per comprendere com’è fatto un vino, come evolve nel tempo in base alle caratteristiche delle diverse annate di produzione e a come ogni anno si è lavorato in vigna e in cantina. Un vino grandissimo che non mi stancherei di continuare ad assaggiare.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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