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26 Giu 2015

Torniamo ad occuparci di Terredora dopo la bellissima esperienza vissuta alcuni mesi fa in cantina, a Serra di Montefusco, in provincia di Avellino. In quell’occasione degustammo dodici vini dell’azienda di annate non più in commercio, tra cui sette millesimi dei tre diversi Taurasi che si fanno in azienda.

Ed oggi parleremo proprio di un Taurasi non più in commercio, per la precisione del Taurasi Fatica Contadina 2000, bottiglia che acquistai quando ancora non conoscevo Paolo Mastroberardino, proprietario e guida dell’azienda. Taurasi che questa volta ho degustato a casa mia, a cena con amici, accompagnandolo ad una preparazione a base di coniglio stufato, guarnito da un contorno di melanzane e patate.

Terredora conduce un vigneto di circa 200 ettari, interamente ubicati in Irpinia e coltivati con i principali vitigni campani come l’Aglianico, il Fiano, il Greco o la Falanghina. L’azienda vinifica direttamente le proprie uve da oltre vent’anni e oggi produce e distribuisce oltre un milione di bottiglie.

Il Taurasi si fa esclusivamente con uve Aglianico e quelle che concorrono alla produzione del Fatica Contadina provengono dai vigneti di proprietà situati in Lapio e Montemilletto. I terreni di matrice argilloso-calcarea, di antiche origini vulcaniche, si caratterizzano per importanti pendenze, fattore determinante per la qualità del prodotto finale. Questi pendii, infatti, favoriscono la migliore insolazione, che permette la perfetta maturazione delle uve, oltre a una buona ventilazione, che riduce l’umidità e inibisce, tra l’altro, la formazione di muffe. Le pendenze impediscono tra l’altro il ristagno dell’acqua, favorendo in tal modo lo stress idrico, con un favorevole contributo in termini di deposito di polifenoli sulle bucce dell’uva. Le forti escursioni termiche tra giorno e notte, oltre che tra le stagioni, permettono infine il miglior sviluppo degli aromi. Caratteristiche che ritroveremo poi nel vino.

 

Ma passiamo appunto al vino, che, come detto, è fatto con uve Aglianico in purezza. Dopo un’accurata selezione delle uve, vinifica con macerazione sulle bucce per 10-12 giorni. Dopo la svinatura segue la fermentazione malolattica, fase essenziale per ammorbidire le esuberanti durezze dell’Aglianico. A fermentazione alcolica e malolattica ultimate il vino matura per 18 mesi in barrique di rovere francese, per continuare l’affinamento in botti di rovere di Slavonia da 35 ettolitri per altri 12 mesi e ancora in bottiglia per altri 10-12 mesi prima di entrare in commercio. Ecco, la bottiglia di cui parliamo è rimasta nella mia cantina ancora per molti anni prima di essere stappata.

Dopo un’attesa di circa un’ora, che è servita per consentire una certa ossigenazione, il vino mi ha subito colpito per la netta presenza di aromi fruttati, nemmeno poi così maturi: prugna, ciliegia sottospirito, amarena. Accanto ovviamente a note speziate scure di pepe, ma anche di noce moscata. Quindi, in rapida sequenza liquirizia, tabacco, e singolari sentori di erbe aromatiche, bacche di ginepro. Uno spettro olfattivo così ampio come penetrante per un vino che era soltanto all’inizio del sua fase di maturità. Ma la vera sorpresa l'abbiamo avuta in bocca, con una sferzata acida che ha reso lungo, lunghissimo il finale, dove i tannini erano perfettamente integrati nella trama con nitidi e persistenti ritorni di liquirizia. Dopo la cena, sarà passata un'ora e mezza, il bicchiere vuoto profumava ancora di balsamico, con chiare note di menta e eucalipto.

Probabilmente ho sbagliato nella scelta del momento d'apertura della bottiglia. Ho avuto con tutta evidenza troppa fretta ... questa bottiglia andava aperta tra almeno altri 15 anni, peccato non averne una gemella per fare la prova. Però devo ammettere che anche degustarlo all’inizio del suo periodo di terziarizzazione degli aromi, è stata una bellissima esperienza.

Un vino che conferma quanto la longevità possa ben sposarsi con l’elevata qualità che, grazie alle attente cure che vengono prestate in vigna e in cantina, viene costantemente ricercata da Terredora.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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