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03 Dic 2016

Ho incontrato Massimo D’Alema alcune settimane fa a Roma, durante l’evento legato alla presentazione della Guida dei vini essenziali di Daniele Cernilli. Davanti a me alcuni astanti dialogavano con lui del referendum. Quando è toccato il mio turno ho chiesto: - Possiamo parlare del vino? -

Il sorriso di D’Alema è stato il preambolo di una piacevole conversazione sulle scelte della sua famiglia di investire nell’azienda vitivinicola La Madeleine, nel cuore dell’Umbria, prediligendo in special modo la coltivazione e la vinificazione di uve alloctone. Tra l’altro, la conduzione tecnica dell’azienda è stata affidata a chi ha più di qualcosa a che fare tanto con l’Umbria, quanto con i vitigni internazionali. Mi riferisco a Riccardo Cotarella che, oltre ad essere il direttore dell’azienda di famiglia Falesco, è soprattutto l’inventore di molti tra i vini più premiati in Italia, tra cui citiamo giusto il Montiano, prodotto nella propria cantina.

La Madeleine è una giovane azienda vitivinicola, acquistata nel 2008, che Linda e Massimo D’Alema conducono per conto dei propri figli Giulia e Francesco, che ne sono i proprietari. L’azienda comprende 15 ettari di terreno, di cui circa 6,5 destinati al vigneto. Le vigne si trovano in collina, ad un’altitudine compresa tra i 200 e i 300 m s.l.m., tra i comuni di Narni e Otricoli, in provincia di Terni. La proprietà, al momento dell’acquisizione, si presentava in condizioni ben diverse da quelle attuali: della vecchia azienda oggi rimane il solo nome, La Madeleine, scelto dai precedenti proprietari.

Dei vini – tutti molto ben fatti – sono rimasto colpito da quello forse meno impegnativo e tuttavia per me più suggestivo. Tanto che, avendolo nuovamente degustato a cena da amici dopo pochi giorni il mio incontro con D’Alema, non ho resistito alla tentazione di scriverne. Parliamo di Sfide 2012, un Cabernet Franc in purezza, un vino che viene realizzato senza l’aggiunta di solfiti. Un Cabernet prodotto seguendo la lodevole tecnica innovativa, condivisa insieme ad altre aziende, del progetto Wine Research Team di Cotarella.

Sfide, come detto, è prodotto esclusivamente con uve Cabernet Franc, vitigno davvero poco utilizzato nel panorama enologico nazionale. La produzione di Sfide segue un protocollo particolarmente rigoroso, a cominciare dai vigneti sperimentali, che sono stati impiantati e la cui gestione agronomica è effettuata in collaborazione con l’Università di Perugia. I vigneti, che sono allevati a Guyot con una densità di 5400 ceppi per ettaro, presentano una favorevole esposizione ad est. Le uve sono selezionate e la vendemmia, a metà di settembre, è unicamente manuale con raccolta in cassette da 5 kg. La resa non supera i 60 quintali per ettaro.

La vinificazione segue i trattamenti del protocollo Wine Research Team, con l’utilizzo dei lieviti da loro scelti. Vinificazione che, tra l’altro, avviene a temperatura controllata, in acciaio inox e in ambiente ridotto, in modo da preservare al meglio gli aromi varietali dell’uva. Dopo la svinatura e un successivo breve passaggio in acciaio, il vino matura in barrique di rovere francese per un anno circa e per altri 4 mesi in bottiglia, prima di essere messo in commercio. Il millesimo degustato, il 2012, sviluppa 14 gradi alcolici, con un’acidità di 5 g/l e un estratto secco di 30 g/l.

Passiamo ora alla degustazione.

Sfide 2012 si presenta con un colore rosso rubino intenso, con vividi riflessi violacei. Imprimendo una rotazione al calice, forma lacrime spesse e archetti fittissimi, segni evidenti di una notevole struttura del vino. Il naso si apre inizialmente in un bouquet di fiori rossi, che lasciano subito spazio a sentori di frutta matura, mora e prugna soprattutto. Pian piano avvertiamo una nota verde, di foglia di pomodoro su un fondo di vaniglia, costituendo nel complesso un quadro olfattivo abbastanza articolato. Bocca coerente, che conferma la bella struttura del vino, con tannini vellutati e una buona freschezza ben bilanciati dall’alcol e da una grande morbidezza. Chiusura con ritorni retrolfattivi balsamici.

Un vino che abbiamo apprezzato in abbinamento a un risotto alla carne di manzo e salsiccia di maiale, in cui la freschezza del vino si è ben sposata con la tendenza dolce del riso, mentre il tannino ha domato la succulenza indotta della carne. Un vino di cui abbiamo particolarmente apprezzato la notevole piacevolezza di beva e che può essere proposto accostandolo a carni come a formaggi o a primi piatti. In grado quindi di accompagnare un intero pasto.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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