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05 Dic 2018

Abbiamo già parlato di Alto Adige intervistando Max Niedermayr, Presidente del Consorzio dei vini di questo splendido territorio. Abbiamo anche recensito gli altoatesini Gewurztraminer Kastelaz e il Sauvignon Castel Ringberg di Elena Walch. Abbiamo dunque imparato che in Alto Adige coesistono produttori indipendenti accanto a grandi Cantine Cooperative, da sempre realtà fondamentali per lo sviluppo della vitivinicultura del territorio.

Ed oggi tratteremo proprio di una Cooperativa, la Cantina di Caldaro o Kellerei Kaltern – come sono soliti chiamare la Cantina gli abitanti del posto – oltre che di uno dei suoi vini-simbolo, prodotto con un vitigno autoctono come la Schiava. La Cantina di Caldaro è una cooperativa storica che rappresenta tutto il comune e i suoi viticultori. I vini dell’Azienda vengono prodotti nei pressi del Lago di Caldaro. Sono vini che vantano una lunga storia e vengono realizzati dalla Cantina sin dagli inizi del ventesimo secolo. Sin da quando, cioè, l’Alto Adige era parte integrante dell’Impero Austro-Ungarico. Oggi la Cantina è una Cooperativa vitivinicola che rappresenta 650 soci e ben 450 ettari di vigneti.

Il terroir di Caldaro intorno al lago è molto antico e si è formato nel corso di milioni di anni con composizioni minerali molto variegate. In questo lungo periodo il porfido quarzifero, le dolomie e le chiare rocce carbonate si sono sovrapposti alla ghiaia fluviale e ad altro materiale morenico dell’Adige formando i terreni vinicoli, terrazzati successivamente dall’uomo. Il clima è favorito dalle montagne situate a Nord che impediscono all'aria fredda di penetrare in modo invasivo. Da Sud, invece, arriva la benefica influenza mediterranea, con le sue temperature miti e un buon soleggiamento, fattori che favoriscono la buona maturazione dell’uva e l’intensità dei suoi aromi.

Come detto, il vino di cui parleremo oggi viene prodotto con uno storico vitigno del comprensorio, la Schiava o Vernatsch. Uva autoctona, tipica della zona del Lago di Caldaro, la Schiava è rimasta fuori dalla cronaca per molto tempo. È stata ingiustamente sottovalutata per via del colore tenue dei vini prodotti, per il loro basso tenore alcolico e per il corpo esile, elementi non di moda in un periodo in cui la critica prediligeva i vini muscolari con forti affinamenti in barrique.

La Schiava della Cantina Caldaro di cui parliamo fa parte della linea Quintessenz. Il vino è prodotto esclusivamente con la selezione delle uve dei migliori appezzamenti. Parliamo di vecchie vigne (dai 30 ai 70 anni) che si trovano nella località di St. Josef con esposizione a sud, ubicate ad un’altitudine compresa tra i 230 e 500 metri sopra il livello del mare e impiantate su terreno argilloso, ciottoloso e calcareo, ben drenato e caldo.

ll millesimo del vino degustato è il 2017. Dopo un inverno asciutto e un avvio precoce del germogliamento, ci sono state alcune gelate fino alla comparsa delle prime infiorescenze ai primi di maggio. Il mese di luglio, caratterizzato da notevoli precipitazioni visto il periodo, ha dato il via all’ultima fase della maturazione. La vendemmia è cominciata già a fine agosto per terminare ad inizio ottobre.

In cantina la fermentazione con macerazione sulle bucce è durata 10 giorni a 25 °C. È seguita la fermentazione malolattica e una maturazione sulle fecce fini per sei mesi in cemento e grandi botti di legno. Passiamo adesso alla degustazione del vino.

Kalterersee Classico Superiore Quintessenz 2017

Il colore di questa Schiava è un rosso rubino trasparente, intenso e cristallino. Naso piacevolmente elegante, avvertiamo subito profumi fruttati caratteristici di frutti rossi come ribes, ciliegia, lamponi, fragolina di bosco. Poi fiori macerati con sentori di mandorla amara nel finale. In bocca si presenta secco, poco tannico, abbastanza caldo con i suoi 13 i gradi alcolici e la bella acidità, che lo rende equilibrato nella sua struttura abbastanza consistente. Tutto sommato buona la persistenza gusto-olfattiva.

Vino che punta chiaramente sulla facilità di beva e che può essere altrettanto facilmente abbinato ad una tipica specialità tirolese come lo speck, ma che per la sua versatilità può accompagnare anche primi piatti, formaggi vaccini non stagionati e carni bianche. Piacevolissimo.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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