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30 Mag 2016

Girando per il padiglione della Campania, mi sono fermato presso lo stand dell’azienda irpina Perillo, dove, in modo inatteso, ho avuto modo di assaggiare diverse annate di Taurasi e Taurasi Riserva.

Perillo è una piccola azienda che conduce cinque ettari di vigneto nei comuni di Castelfranci e Montemarano. Le vigne ubicate in alta collina, tra i 600 e i 700 slm, sono impiantate a raggiera e alcune sono molto vecchie e a piede franco. Essendo impiantato anche su rilevanti pendenze, il vigneto gode di un’ottima esposizione.

I suoli, ricchi di scheletro e silice, si caratterizzano per una particolare concentrazione argilloso-calcarea e sabbiosa. Il clima è continentale, con inverni spesso molto freddi ed estati calde ma mai torride. Notevoli le escursioni termiche tra notte e giorno, oltre che tra le stagioni. Nelle annate calde le escursioni termiche salvaguardano aromi e acidità. In quelle piovose, il clima asciutto e ventilato esclude problemi legati a muffe e marciumi.

Le lavorazioni sono manuali, anche se gli interventi in verde sono pochi, visto il basso carico di gemme lasciato durante la potatura. L’aglianico con cui si fa il Taurasi in questa zona è chiamato coda di cavallo, per le caratteristiche del grappolo spargolo e allungato e per la presenza di acini assai piccoli, con un elevato rapporto buccia-polpa. Le rese sono in definitiva bassissime, non superiori ai 30 quintali per ettaro. L’epoca vendemmiale è di solito nel mese di novembre.

L’aglianico, vitigno ricchissimo di polifenoli, genera un mosto di colore bluastro dando vita a vini estremamente concentrati. Dopo la fermentazione alcolica, il vino che diventerà Taurasi trascorre circa 20 mesi in barrique e in botti da 20 hl. Nelle annate favorevoli viene prodotta anche la Riserva, con un passaggio in legno più importante e un maggiore affinamento in bottiglia.

I Taurasi di Perillo diventano così vini potenti, ricchi di estratti e di grande profondità gustativa. E necessitano di tempo e pazienza per domare la straordinaria e aggressiva carica tannica. Come ho potuto constatare durante la degustazione di cinque campioni, due Taurasi (2007 e 2005) e tre Taurasi Riserva (2006, 2004 e 2003).

Taurasi 2007, 14%

Di colore rubino con orlo granato, naso complesso e articolato, con note di frutta rossa con prugna e ciliegia in netta evidenza. Quindi toni speziati di pepe, tabacco e sfumature boisé. Bocca grintosa, con tannini asciuganti e una grandissima acidità in evidenza. Chiude lunghissimo con ritorni minerali e di liquirizia.

Taurasi Riserva 2006, 14%

Colore granato con bellissimi bagliori rubino, l’attacco olfattivo fornisce sensazioni impetuose. Cuoio, terra, tè nero, note fungine. Bocca larga e dinamica, con una grande sapidità in evidenza e un percettibile nerbo acido. Il tannino è fitto, non particolarmente carezzevole, ma in grado di risolversi in un lunghissimo finale balsamico.

Taurasi 2005, 13,5%

Granato pieno e lucente, al naso esprime un concentrato di frutta matura e croccante, principalmente amarene e prugne in confettura. Poi, in sequenza, sottobosco, sentori resinosi e balsamici. La grande struttura tannica e la notevole spalla acida lo rende ancora un po’ duro e bisognoso di tempo e di affinamento.

Taurasi Riserva 2004, 13,5%

Colore granato cupo, con una grande concentrazione al centro del bicchiere. Naso complesso, con note fruttate di confettura di ciliegie, erbe aromatiche su un fondo scuro di sottobosco e cuoio. In bocca il tannino appare ancora molto condensato, anche se il tempo ne ha smussato gli spigoli più acuti. Chiude lungo con ritorni retrolfattivi di liquirizia.

Taurasi Riserva 2003, 14%

Di colore granato fitto, al naso colpiscono le note balsamiche e affumicate che risultano ben fuse con le sfumature tostate cioccolatose. Sentori di confettura di frutta rossa confermano la matrice calda dell’annata. In bocca le componenti dure sono finalmente ben bilanciate da morbidezza glicerica e alcol, con il tannino ormai ben fuso nel vino. Media la persistenza balsamica.

In conclusione, ho avuto modo di degustare vini importanti, da attendere fiduciosi in cantina e che di solito danno il meglio di sé dopo almeno un decennio. Al termine dell’esperienza ringrazio e saluto, consolidando la consapevolezza di quali molteplici espressioni questo grande vino può avere.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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