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06 Gen 2016

L’azienda Agricola Monte di Grazia nasce nel 1993 per portare avanti quei vigneti “di famiglia” e per far godere anche a noi del privilegio di bere degli ottimi vini!

Quasi da subito, nel 1997, l’azienda ottiene una certificazione Bio e continuerà a lavorare come facevano i vecchi contadini: usando il letame da stalla come concime e rame dello zolfo contro la perenospora e l’oidio.

 

L’azienda è relativamente giovane, ma alcuni dei suoi vitigni hanno oltre 130 anni e si basano sul piede franco; queste convivono con impianti più giovani innestate invece su barbatelle selvatiche.

Per chi non lo sapesse, nel 1863 in Europa, i viticoltori si trovarono a fronteggiare un’epidemia tra le vigne generata da un parassita importanto dagli Stati Uniti d’America: la fillossera. Questo microrganismo fu una piaga devastante; fu molto difficile trovare una soluzione e per debellare il pericolo furono necessari quasi trent’anni. L’unica vera soluzione fu l’innesto su portinnesti americani; infatti le viti americane, che non producevano frutti, (poi mi spiegheranno come fanno a definire lo Zinfadel loro vitigno autoctono!) risultavano resistenti al parassita e pertanto fondamentali per salvare la produzione europea. Il 90% circa dei vitigni sono basati su radici di questo tipo, ad eccezione di quelli presenti su terreni sabbiosi ed altri habitat scomodi alla fillossera, il cui “piede” viene chiamato appunto “franco”.

Le vigne dell’azienda sono nella zona del valico di Chiunzi, nel polmone verde della costiera amalfitana. In questa zona, caratterizzata da una grande escursione termica, da terreni vulcanici e da persone genuine, viene prodotto il Tintore di Monte di Grazia.

Il vino, del 2008, ha un colore ancora molto vivo, impenetrabile.

Al naso è davvero energico, forte, certamente distinguiamo i frutti rossi, come l’amarena, le spezie, come il pepe, ma ciò che impressiona è il profumo del cuoio e del cioccolato fondente, e soprattutto l’incredibile varietà di aromi che, legano questo vino al suolo e chiudendo gli occhi ci fanno viaggiare immaginando il sottobosco, le radici staccate dalla terra, la cenere di un vecchio fuoco acceso da qualche cacciatore per riscaldarsi, l’erba bagnata.

In bocca ha una struttura importante, ma è anche acido e davvero molto persistente; il tannino è bello aggressivo.

 

Un vino da comprare e da tenere in cantina ancora per qualche anno per degustarne "l'apice".

Complimenti ad Alfonso Arpino ed all’enologo Gerardo Vernazzano per aver saputo valorizzare a pieno i doni della nostra terra.

Wine

Bevendo gli uomini migliorano: fanno buoni affari, vincono le cause, son felici e sostengono gli amici.

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e li rende più pronti alla passione. 

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