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09 Giu 2015

Al termine della visita in cantina, pranzo con Ernesto Abbona, Presidente della Marchesi di Barolo, nella foresteria, raffinato ristorante all’interno dell’azienda. È stato servito un menu degustazione a cui sono stati accostati alcuni dei vini più rappresentativi dell’azienda. E qualche chicca ...

Cominciamo con una Barbera d’Alba Piagal 2012, fresca, profumata, perfetta con l’antipasto. Quindi ad uno ad uno i tre cru di Barolo annata (2011): prima il Costa di Rose, poi il Cannubi, quindi il Sarmassa. Il primo profumatissimo, floreale. Mai nome di un cru è stato così appropriato. Dopo qualche minuto di sosta nel calice si apre a sentori di cipria e a note fruttate, tabacco, liquirizia dolce e mentuccia. Etereo. Il Cannubi appare subito elegante, con profumi più profondi, fruttati in confettura e di sottobosco, tabacco e balsamici: raffinato ed equilibrato. Il Sarmassa è più austero, mascolino, è rimasto chiuso per oltre venti minuti per poi aprirsi lentamente a note di viola, china e sentori terrosi di fungo e tartufo. Torniamo più volte sui calici già riempiti, mentre via via ne portano altri per versare il vino successivo.

Siamo così passati al Barolo 2010, il Barolo della tradizione, assemblaggio di diversi cru aziendali. Fruttato ed equilibrato. Piacevolissimo. Poi arriva il Cannubi 2005, dalla singolare etichetta color verde. “Questa etichetta è stata scelta per differenziare questo vino dal Cannubi che è stato imbottigliato alcuni anni fa. Questo è rimasto in affinamento per molto più tempo ed è stato quindi imbottigliato di recente”. Noi appassionati corriamo quindi il “rischio” di imbatterci in due Barolo Cannubi 2005 dei Marchesi di Barolo che hanno seguito due strade differenti. Subito sentori di canfora e una profumatissima violetta ancora fresca, che lasciano presto spazio a note più terziarizzate di tabacco, caffè, noce moscata e alloro.

 E poi arriva il Cannubi 1982

Cannubi, la collina più rappresentativa del Barolo, non soltanto del comune di Barolo. Esteso per una trentina di ettari, è uno dei vigneti più importanti d’Italia, se non del mondo intero. Si trova ad un’altitudine tutto sommato non elevatissima: la sommità supera i 250 m slm, ma l’esposizione è ottima (girapoggio da sud ad est) come la ventilazione, mai eccessiva, visto che Cannubi è protetta da colline più alte. La composizione del terreno unisce le caratteristiche dei terreni più antichi, emersi nel periodo Elveziano, a quelle dei più recenti terreni del Tortoniano. Così, sono presenti marne scure, di color blu-grigie, ricche di carbonati di magnese e manganesio. In superfice il terreno si fa più chiaro con sabbie e limo con un importante contenuto di argilla e calcare, le cosiddette Marne di Sant’Agata.

Cannubi 1752 è stata la prima bottiglia di vino proveniente – pare – da uve interamente coltivate in quella collina. Questo accadeva molto tempo prima della creazione del Barolo moderno, imbottigliato per la prima volta dalla Marchesa di Barolo oltre novant’anni dopo. E questo la dice lunga sul prestigio di questa collina, menzione geografica, quando si ha la fortuna di incontrarla su di una bottiglia di Barolo. E sulle quotazioni di mercato che raggiunge un ettaro di vigna, che non ha eguali in Italia.

E adesso mi trovo davanti un calice con un Barolo Cannubi 1982 nel bicchiere. Ernesto: “Ero indeciso se stappare un 1982 o un 1985. Ma era tanto tempo che non provavo un 1982”. Grazie Ernesto per l’opportunità che mi hai dato, sono state in ogni caso due annate eccezionali. “Queste bottiglie non sono più in commercio da tempo: ne stappiamo una ogni tanto per organizzare eventi culturali”. Se fosse possibile, colgo maggiormente l’importanza del momento.

Passiamo alla degustazione. Il vino ha un bellissimo colore granato compatto, con l’unghia appena aranciata. Tutto sommato un colore ancora giovanile per un Nebbiolo ultratrentennale .. sottoponendo il calice al giusto movimento rotatorio, il vino forma gli archetti fitti che ci aspettiamo. Segno di una struttura compatta. Ci vuole un po’ prima che si apra. Ernesto l’ha stappato in anticipo, ma probabilmente l’operazione andava eseguita ancora prima: “Mi rendo conto che in pranzi del genere, il servizio di questi vini è generalmente penalizzato”. Ecco. Ma lentamente viene fuori quel cavallo di razza che questo Cannubi non può che essere. Note scure, terra, sottobosco, quindi tabacco da pipa. Ricordi fruttati di ciliegia sottospirito lasciano presto il posto a sentori tostati, cacao in polvere, caffè. Ma il vino cambia nel bicchiere ed ora emergono note di china, liquirizia. Il sorso lascia senza fiato. Bocca larga, dove l’acidità vibrante trova una sintesi perfetta con l’alcol in una carezzevole morbidezza e con un equilibrio che desta stupore. Tannini perfetti, setosi ma presenti, tanti, supportano una lunga chiusura che si misura in minuti, con ritorni retrolfattivi di liquirizia e ancora balsamici. Vino commovente, resto ammutolito. Ne verso ancora nel bicchiere sotto lo sguardo divertito di Ernesto.

Chiudiamo il pasto accompagnando il dessert con il Moscato d’Asti Zagara 2014, profumatissimo di sentori floreali di geranio e rosa. E, appunto, di zagara.

Che altro potrei aggiungere? Forse l'augurio di poter vivere nuovamente un’esperienza simile. Magari la prossima volta con il Cannubi 1985!

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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