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25 Mag 2016

Al Vinitaly si ha la straordinaria opportunità di incontrare, in un tempo ragionevolmente breve, personaggi del vino conosciuti nel corso del tempo e che operano in territori distanti da casa tua anche a molte centinaia di chilometri. Sono così passato dallo stand dei Marchesi di Barolo, cantina di proprietà della famiglia Abbona che si trova nel comune di Barolo e che, come ho già avuto modo di raccontare, ho avuto il privilegio di visitare un anno fa.

La Marchesi di Barolo è la cantina in cui si è fatta la storia del Barolo. Appartenuta a Giulia Vittorina Colbert de Maulévrier, Marchesa di Barolo, assieme all’enologo francese Luis Oudart e al giovane amico Camillo Benso, nella prima metà dell’ottocento ha di fatto inventato la formula del Barolo moderno. Nella storica cantina sono custodite migliaia di bottiglie di Barolo datate, come il Cannubi 1982 da me degustato proprio nella circostanza della mia visita in cantina.

Ma quello che non puoi assolutamente prevedere è che al Vinitaly vini come questi possano essere accessibili. Ma a volte capita e, questa volta, ho avuto la fortuna di degustare tre annate di Barolo Riserva, due delle quali risalenti agli anni ’80 del secolo scorso.

Il Barolo Riserva viene prodotto soltanto nelle migliori annate utilizzando le uve ritenute di qualità superiore. Le uve provengono da vigneti impiantati su terreni marnosi, ricchi di argilla e calcare. Questo tipo di suolo, molto compatto e poco permeabile, obbliga la vite a radicarsi in profondità alla ricerca dell’acqua. Si sviluppano così grappoli spargoli, con acini piccoli ma ricchi di sali minerali e di tannini in grado di garantire al vino, come vedremo, una grandissima longevità.

L’uva, appena raccolta, giunge in cantina integra e viene rapidamente pigiata e diraspata in modo soffice per estrarre solo le frazioni più nobili ed aromatiche. La fermentazione avviene a temperatura controllata superiore ai 28°C in vasche termo-condizionate, vinificando separatamente le diverse partite di uva. La macerazione con le bucce dura circa 10 giorni, durante i quali vengono effettuati frequenti rimontaggi. In tal modo il mosto si arricchisce soprattutto dei tannini e dei sali minerali, oltre che degli antociani. La svinatura viene effettuata quando lo zucchero si è trasformato totalmente in alcol.

Travasato in tini di cemento vetrificato, il vino svolge naturalmente e in tempi brevi la fermentazione malolattica. Per valorizzare tutta la sua ricchezza e permettere alle varie componenti di fondersi perfettamente tra loro, il Barolo Riserva invecchia per tre anni nelle tradizionali botti di rovere di Slavonia di grandi dimensioni, che contribuiscono a renderlo equilibrato e ad aumentarne la ricchezza dello spettro aromatico. Completa il suo affinamento in bottiglia per parecchi mesi e può essere posto in commercio soltanto dopo circa sei anni dalla vendemmia. E degustato come due dei campioni che racconto, anche oltre un trentennio.

Barolo Riserva 2009

Il 2009 si è contraddistinto per un iniziale ritardo vegetativo e un gran caldo a partire dalla seconda metà di agosto. Il vino si caratterizza per un colore granato con riflessi rubino, mostrando la tipica trasparenza e la lucentezza dei grandi Barolo. Olfatto intenso e complesso che apre adagio con toni di frutta rossa matura, di mirtillo e amarena, floreali con la rosa in evidenza. Subentrano quindi sentori speziati di chiodi di garofano. Poi sottobosco, cacao con una chiusura di liquirizia. Al palato si registra subito un’imponente struttura materica. Nitida la prevalenza delle componenti dure su quelle morbide, con il tannino in netta evidenza e una vivace componente fresco-sapida. Lunga la chiusura ancora di liquirizia. Tradizionale e austero come solo una grande Riserva può essere, è ancora molto giovane con un indefinito potenziale d’evoluzione.

Barolo Riserva 1985

Millesimo considerato eccezionale con un grande equilibrio nelle fasi vegetative e nella distribuzione delle piogge. Il vino si mostra con una veste color-granato caratterizzata da una bellissime trasparenze e con un’unghia appena aranciata. Impatto olfattivo di incredibile intensità e ampiezza. Apre con sentori terziarizzati di cuoio, quindi tabacco, note tostate di caffè, corteccia di china, ciliegia sotto spirito e rosa essiccata. Naso ricco, con il trascorrere dei minuti cambia nel bicchiere. Ora emergono note di terra, fungo, sottobosco. Chiude con un aroma balsamico e di liquirizia. In bocca denota una grande vitalità. La vellutata morbidezza e la vibrante acidità si bilanciano mirabilmente, con un tannino setoso e perfettamente fuso nella massa. Chiude con una lunga scia minerale che si misura in minuti. Vino maestoso, di gran carattere, che dopo oltre un trentennio ha probabilmente raggiunto la sua maturità. Onestamente non è possibile prevedere per ancora quanti lustri possa mantenersi a questi livelli.

Barolo Riserva 1980

L’annata è stata equilibrata, caratterizzata da un’estate fresca. Di colore tra il granato e l’aranciato, molto simile a quello del precedente campione. Naso improntato su sentori che evidenziano una terziarizzazione avanzata. Terra, tartufo, foglie macerate, tè nero, goudron e delle stranissime note marine. Poi ricordi fruttati, arancia amara con una chiusura minerale. Quadro olfattivo maturo, forse un po’ statico, legato al trascorrere del tempo. In bocca arriva la conferma di quanto avvertito all’olfatto. Grande la morbidezza, con tannini di qualità sopraffina, ma con un’acidità non più grintosa. Media la persistenza gusto-olfattiva. Vino che ha superato i trentacinque anni e che suscita una grande suggestione emozionale.

È arrivato il momento di andare. Scatto qualche foto, ringrazio caldamente e saluto. Vado via con la convinzione che Marchesi di Barolo possa continuare a creare per noi appassionati, momenti culturali simili a quelli da me vissuti ancora per molto tempo.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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