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16 Mar 2015

Quella dell’azienda vinicola Torraccia del Piantavigna è una bella storia quasi quarantennale dell’Alto Piemonte. 38 ettari ai piedi del Monte Rosa coltivati a Nebbiolo, Vespolina e Erbaluce che permettono la produzione dei più grandi vini della valle del fiume Sesia.
Il Nebbiolo è senz’ombra di dubbio il vitigno principe del Piemonte. Ha una fioritura precoce (prima metà di aprile) e una maturazione tardiva (ottobre). Il lungo ciclo vegetativo, se da una parte favorisce l’evoluzione di un profilo olfattivo di straordinaria finezza e complessità, dall’altra rende il Nebbiolo un vitigno difficile da gestire e naturalmente sottoposto a numerosi rischi atmosferici. Siamo abituati a pensare che il suo territorio d’elezione sia nelle Langhe e nel Roero, anche se nell’Alto Piemonte ha trovato un habitat di assoluto favore. Fatto testimoniato dal pregio di alcuni vini della zona, come i Gattinara e i Ghemme.
Ed è il Ghemme 2005 di Torraccia del Piantavigna che raccontiamo oggi, un vino che ci ha sorpreso sì, ma soltanto fino ad un certo punto. Vino che nasce dall’uvaggio storico della zona: Nebbiolo (90%) e Vespolina, uva locale che conferisce zuccheri, profumi e una certa intensità cromatica.

I vigneti da cui provengono le uve sono di origine morenico-alluvionale, con terreni acidi, di medio impasto e con un buon contenuto di argilla. Ubicati in collina, subiscono un buon drenaggio, godendo di un’ottima insolazione – grazie all’allevamento a Guyot – e una ventilazione che inibisce il ristagno dell’umidità. Il diradamento in vigna è particolarmente severo, visto che si mantiene un solo grappolo per tralcio. La resa infatti è solo di 45 q/ha, davvero molto bassa e inferiore a quanto prescritto dal disciplinare.
Il processo di vinificazione inizia già in vigna con la selezione manuale dell’uva migliore. Una volta arrivati in cantina, i grappoli subiscono un’ulteriore selezione prima della pigia-diraspatura soffice allo scopo di preservare l’integrità delle bucce. Si permette così un’estrazione selettiva di polifenoli e antociani durante la successiva fase di macerazione. La fermentazione alcolica avviene in vasche d’acciaio a temperatura controllata. Fase che si protrae fino a 30 giorni con rimontaggi automatici, grazie ai quali tutti gli zuccheri vengono trasformati in alcool.
Al termine della fermentazione alcolica segue la fermentazione malolattica. Quindi il vino viene conservato in botti per essere affinato per un periodo di almeno 20 mesi. Segue l’imbottigliamento in atmosfera protetta e l’affinamento finale in bottiglia per non meno di 6 mesi. L’invecchiamento minimo dura comunque un minimo di 36 mesi.
Passiamo alla degustazione del Ghemme 2005.
L’annata 2005 ha avuto una primavera leggermente anticipata, seguita da un’estate calda ma bilanciata nelle precipitazioni, aspetti questi che hanno concorso all’ottenimento di un raccolto di altissimo livello. L’ottima maturazione e la perfetta sanità delle uve sono elementi che hanno condizionato in modo molto positivo il vino e la sua decennale evoluzione. Vino che si presenta di colore granato scuro con unghia aranciata. Roteando il bicchiere si forma un’unghia spessa sulla parete del bicchiere, segno di una buona struttura. Il naso è ampio e intenso, con profumi eterei, balsamici di rabarbaro, quindi di caramello. Poi note terrose di fungo, sottobosco, tabacco, una speziatura di pepe nero per chiudere con sentori di liquirizia nel finale. In bocca le componenti morbide glicerico-alcoliche sono perfettamente bilanciate dalla spalla fresco-sapida e da un tannino setosissimo. Intenso e molto persistente anche in bocca, è un vino che ha certamente raggiunto la sua maturità e la perfetta armonia, certi che resterà così ancora a lungo.
L’abbiamo degustato a cena, abbinato ad un piatto di farfallette con salsiccia e carciofi. Ottimo vino piemontese, ottima esperienza enogastronomica, peccato che poi il vino termina. Anche se conservo in cantina una bottiglia gemella ..

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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