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01 Lug 2014

Montalbera è dunque sinonimo di Ruché. Ma non soltanto: oltre alla produzione di altri vini della tradizione piemontese (come il Grignolino, il Moscato d’Asti e la Barbera) e una discreta presenza di internazionali, Franco Morando che in precedenza abbiamo intervistato ha scelto di investire anche nel Nebbiolo da Barolo con i vigneti situati a Castiglione Falletto e a La Morra per completare la gamma.
“Il Barolo alla fine, per noi che continuiamo a esser produttori di Ruché e che vogliamo puntare molto su questa denominazione, si configura all’interno dei nostri investimenti aziendali come un completamento della proposta che presentiamo ai mercati internazionali” ci racconta Franco Morando. È un prodotto elegante, studiato secondo la filosofia Montalbera, che punta su vini profumati, aromatici, qualche volta di pronta beva ma mai banali.

“E’ ovvio che non si può produrre un Barolo-Frutto, ma abbiamo cercato con lo studio in vigna e in fase di vinificazione, il modo per estrarre maggiormente profumi tipici e in parte un lieve frutto”. In sostanza, non si è cercato di creare un Barolo muscoloso, eccessivamente strutturato, dalla lunga estrazione. “È stato divertente soprattutto per lo stupore del vecchio Piemonte dell’enologia, fisso su schemi quadrati, di poche iniziative e novità” ci dice Franco del suo Barolo da completamento di gamma.
Ma ne siamo proprio sicuri? Abbiamo così degustato il Barolo LEVOLUZIONE 2009. Questo vino, prodotto con uve che provengono da uno dei territori vinicoli più famosi al mondo, affina per oltre 30 mesi in botti e barrique e poi ancora un anno in bottiglia.
È comunque un vino consistente, giudicando le lacrime che forma nel bicchiere e che scendono molto lentamente. Dal colore di un bellissimo granato trasparente, il vino presenta un olfatto particolarmente complesso con note di frutta rossa in confettura, tabacco e liquirizia. Quindi avvertiamo toni cioccolatosi e speziati, salvia e una chiusura balsamica di eucalipto. Naso certamente ampio.
Alla gustativa apprezziamo un vino enorme, con una componente fresco-tannica importante ma anche con un alcol molto ben presente (14,5°): una bocca piena, elegante e senza cedimenti. Vino certamente giovane ma con grandi potenzialità evolutive.
Dissentiamo in parte con quanto ci ha detto Franco Morando. Sarà stato pure il frutto di una scelta aziendale volta a completare l’offerta verso i mercati internazionali. Certamente non si sono cercate appositamente struttura e grandi estrazioni. Tuttavia questo a noi sembra un grande vino, nella più salda tradizione del Barolo. È probabilmente un vino già pronto e godibile sin da subito. Ma che, ugualmente, non finirà di stupirci se assaggiato nel corso del tempo.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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