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25 Gen 2019

Uno dei personaggi del Barolo che ho il piacere di conoscere da tempo e che alcuni anni fa mi guidò nella visita della sua cantina durante un mio viaggio studi, è Sergio Germano, figlio di Ettore - il fondatore della cantina che porta il suo nome - e rappresentante della quarta generazione di questa famiglia del Barolo.  L’Azienda Ettore Germano si trova su una verdeggiante collina in località Cerretta, frazione di Serralunga d’Alba nelle Langhe, nella parte più orientale del comparto vitivinicolo del Barolo.

Le Langhe non sono sempre apparse così come le conosciamo oggi. Durante l’epoca geologica del Miocene, dove oggi incontriamo dolci colline ricoperte di vigneti e noccioli, un tempo trovava spazio un ampio golfo marino. Circa 15 milioni di anni fa, a partire dal periodo Elveziano, in seguito a lente ma costanti sedimentazioni cominciarono ad emergere dal mare dapprima i territori di Serralunga, a sud-est di Alba. Il processo di affioramento delle terre che durò milioni di anni, si concluse nel più recente periodo Messiniano intorno a 7 milioni di anni fa, in modo che il territorio assumesse più o meno la configurazione geomorfologica attuale. La zona dove si trova l’Azienda Ettore Germano, tra le prime del comparto ad emergere dal mare, presenta una struttura del terreno più compatta, con un sottosuolo che presenta un’alternanza di marne ed arenarie. La durezza che scaturisce da questa caratteristica dei terreni la ritroviamo poi nei vini, solitamente più strutturati e tannici, molto longevi e bisognosi di un maggiore affinamento.

La Cantina Ettore Germano produce vini d’eccellenza che periodicamente torno ad assaggiare, tra cui alcuni bianchi straordinari come il Riesling Herzu, vini spumanti e rossi come i Barolo Prapò, Ceretta e Lazzarito, tutti cru di Barolo del comune di Serralunga d’Alba. Oggi racconterò il Barolo Lazzarito Riserva 2012, il millesimo attualmente in commercio. La filosofia produttiva di Sergio è focalizzata sul massimo rispetto per un territorio straordinario, che va preservato tutelando le biodiversità e dove le produzioni massive e omologate sono assolutamente da escludere.

Il Barolo Lazzarito viene ottenuto con le uve Nebbiolo provenienti da un vigneto di meno di un ettaro, altamente vocato e che ha addirittura quasi 90 anni. Le piante, oggetto di una corretta potatura del secco e del verde, e per le quali si evita l’utilizzo di fitofarmaci e disinfestanti, si trovano in ottime condizioni di salute e di vigore. La vigna impiantata su un territorio che risale dunque ad un’epoca antica di formazione, risalente al periodo Elveziano del Miocene, è situata ad un’altitudine compresa tra i 320 e i 360 metri sul livello del mare e gode di un’ottimale esposizione sud-sudovest. Il terreno presenta complessivamente una composizione calcareo-marnosa con piccole percentuali di sabbia. La densità delle piante è di 6000 ceppi per ettaro e la resa del vino per ettaro è di soli 45 ettolitri.

La raccolta dell’uva è manuale e viene condotta in cassette a maturazione avanzata, di solito ad ottobre inoltrato. In cantina l’uva viene diraspata e pigiata in serbatoi d’acciaio in cui avviene la fermentazione alcolica con macerazione delle bucce. La vinificazione si protrae fino a 60 giorni, durante i quali vengono effettuati diversi rimontaggi giornalieri per favorire l’estrazione di colore e tannini. Dopo la svinatura e la fermentazione malolattica, il vino viene posto in botti da 20 ettolitri dove sosta per un periodo di affinamento di 36 mesi. Viene quindi imbottigliato per riposare ancora per 24 mesi in bottiglia prima di essere messo in commercio come Riserva.

Passiamo alla degustazione del vino.

Barolo Lazzarito Riserva 2012

Di un bellissimo colore rosso rubino brillante dai riflessi granata, imprimendo una rotazione al calice il vino forma lacrime spesse che ne rivelano una grande consistenza e morbidezza, per via di una indubbia concentrazione glicerica. Molto fine e intenso all’olfatto, risulta ampio con in evidenza aromi di violetta e piccoli frutti rossi, in particolare more, prugna, esprime quindi sentori di sottobosco, spezie, tostati di caffè, balsamici e liquirizia nel finale. Bocca larga connotata da una grande freschezza e da mineralità, con la morbidezza che non compensa del tutto l’enorme tannino avvertibile nell’intero cavo orale. Chiude con una lunghissima scia retrolfattiva ancora di liquirizia che dura per svariati minuti.

Barolo austero, è del tutto intuitivo che darà il meglio di sé dopo alcuni anni di affinamento in bottiglia. Ma oggi si può senz’altro accostare a grandi arrosti oggetto di lunghe cotture, meglio se aromatizzati.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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