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30 Gen 2017

Ho partecipato alla manifestazione Life of Wine a Roma, dove erano in degustazione alcuni vini di importanti cantine del panorama enologico nazionale. La particolarità di Life of Wine è che le aziende partecipanti presentano almeno due annate storiche del vino prescelto, oltre a quella in commercio.

Durante i miei assaggi mi sono soffermato sulla verticale di Barolo Castellero dell’azienda Fratelli Barale, che ho avuto il privilegio di visitare nella primavera del 2015. Cantina che si trova proprio nel cuore di Barolo, in un palazzo del XIX secolo con ingresso sotto una volta ad arco. Nei sotterranei si trovano i locali adibiti alla vinificazione e all’affinamento dei vini, compreso le botti storiche.

La Fratelli Barale fu fondata a Barolo nel 1870 da Francesco Barale, proprietario di vigneti in alcune delle zone più vocate del comune oltre che nella collina della Bussia a Monforte d’Alba. All’epoca, era stato creato da poco il Barolo moderno grazie alla Marchesa Colbert Falletti e a Camillo Benso con il supporto dell’enologo Louis Oudart, come ho raccontato dopo la visita della Marchesi di Barolo risalente sempre a quei giorni di quasi due anni fa. Ma esistono tracce della famiglia Barale sin dal 1600, come risulta da antichi registri parrocchiali. In quel tempo la famiglia Barale possedeva già a Barolo i vigneti nelle zone di Castellero, Cannubi, Preda e Costa di Rose. In tempi più recenti, la Fratelli Barale fu tra i primi a vinificare il Nebbiolo in purezza da singoli vigneti. Oggi sono Sergio Barale e le figlie Gloria ed Eleonora a condurre l’azienda. Proprio Eleonora mi accolse in cantina all’epoca del mio viaggio nelle Langhe.

L’azienda si estende su una superficie vitata di 20 ettari coltivati in regime biologico: la concimazione con letame, il diserbo manuale, l’impianto di nidi per uccelli insettivori sono alcune delle buone pratiche attuate per proteggere la vegetazione e la fauna indigene, e conservare il terreno in armonia con la natura. Sono sette gli ettari condotti a Nebbiolo da Barolo: quattro esposti a sud-ovest per il Castellero, vigneto di almeno 35 anni di età che dà vita al vino di cui parleremo tra poco; un ettaro ciascuno per i cru Preda, Costa di Rose e Bussia che rappresentano ancora, come oltre un secolo fa, il cuore della tenuta. A questi si aggiunge un appezzamento di Nebbiolo da Barbaresco a Serraboella (nel comune di Neive).

Il Castellero viene prodotto, su terreni a prevalenza argillosa da vecchie viti. Sono utilizzati anche i cloni di Nebbiolo meno produttivi come il Michet e il Rosè, assieme al Lampia. La vigna, condotta a Guyot con sesto d’impianto di 3500 ceppi per ettaro, è oggetto di costanti attività di potatura verde e di diradamento dei grappoli, eseguite a mano. In cantina, i processi di vinificazione e di affinamento dei Barolo Castellero – come degli altri Barolo della casa – mantengono un’impostazione tradizionale. Il vino fermenta in tini tronco-conici di legno, utilizzando lieviti indigeni selezionati dal vigneto Castellero. Poi è sottoposto a un’ulteriore macerazione per un mese circa con frequenti rimontaggi. Quindi affina per tre anni in botti di rovere francese da 15-30 ettolitri nelle cantine sotterranee, dove la temperatura si mantiene costantemente fresca, e in bottiglia per almeno un anno.

Passiamo alla verticale

Barolo Castellero 2011

Iniziamo con il millesimo 2011, annata calda e precoce che ha causato un significativo anticipo nello sviluppo vegetativo primaverile. Dopo il caldo estivo, le propizie piogge di settembre hanno favorito il completamento della maturazione del Nebbiolo, vitigno tardivo, migliorando in acidità ed aromi.

Il 2011 si mostra con toni rubino trasparente, delineando un quadro di signorile raffinatezza. Puntuale la rispondenza olfattiva, con un naso fruttato di prugna, confettura di ciliegia e arancia rossa, poi violetta e peonia. Subentrano quindi note di liquirizia e china, timo, bergamotto e balsamiche nel finale. L’annata calda si mostra di più al palato, con un corpo vellutato, un tannino concentrato a centro bocca, anche se ben levigato. L’acidità è comunque molto ben presente. Quasi in equilibrio ma ancora in tensione, data l’estrema gioventù e la grande prospettiva evolutiva che ha davanti a sé.

Barolo Castellero Riserva 2007

Il 2007 ha visto un andamento climatico anomalo con un germogliamento molto anticipato a causa di un inverno particolarmente mite. Al contrario, ad agosto si sono registrate temperature inferiori alla media riducendo l’anticipo della maturazione dell’uva, peraltro eccellente da un punto di vista qualitativo.

Colore granato con bagliori rubino. Olfatto particolarmente fine, con sentori di ciliegia in confettura e mora in evidenza, poi violetta, chiodi di garofano, tostati di caffè con chiusura mentolata. Bocca larga, con alcol e morbidezza a bilanciare un tannino importante e maturo. Vino dalla grande piacevolezza già perfettamente godibile.

Barolo Castellero Riserva 2003

Il 2003 si è caratterizzato per la stabilità del clima soleggiato e per la quasi assenza di pioggia. Un concorso di fattori che ha elevato le temperature medie fino ai massimi storici per la zona, mantenendole per un periodo molto lungo. Grande il contenuto zuccherino delle uve alla vendemmia, giuste le acidità.

Di colore granato pieno, evoluto. Naso ancora fruttato: confettura di frutti di bosco, di ciliegie quindi spezie dolci, polvere di cacao e liquirizia per un finale ancora fruttato. Bocca importante, più dinamica del previsto, con un tannino in evidenza e un’acidità sorprendente per un’annata così calda. Gustosa la chiusura minerale.

Barolo Castellero Riserva 1997

L’anno, iniziato all’insegna del freddo e dalle nevicate, da fine gennaio fino a maggio ha registrato un lungo periodo di clima secco con temperature superiori alla media. Dopo l’estate, settembre è stato caldo, con scarse precipitazioni ma ben ventilato. L’andamento dell’intero anno ha favorito un notevole accumulo degli zuccheri nelle uve. Vendemmia precoce.

Granato trasparente, al naso avvertiamo sensazioni terziarizzate di grande piacevolezza. Note di frutta matura e in confettura, come prugna, mora ma anche balsamiche, intense e ampie. Quindi sottobosco, sfumature di spezie e rosa appassita in un quadro di grande complessità. Bocca in perfetto equilibrio, dove serici tannini e freschezza bilanciano la bella morbidezza. Il Castellero 1997 rappresenta l’emblema del Barolo appena entrato in una probabile lunga maturità e che si distingue per misura ed eleganza. Dove ogni elemento, mai prevalente sugli altri, contribuisce ad un quadro armonioso.

Barolo Castellero Riserva 1985

Millesimo eccezionale nonostante le particolari condizioni climatiche. Dopo un inverno molto freddo si è assistito ad un graduale recupero nelle fasi vegetative, con una equilibrata distribuzione delle piogge. La generale freschezza dell’annata si è trasmessa al vino, permettendogli di attraversare così bene il tempo.

Il vino mostra un color mattone con ampi orli arancio, una bella limpidezza e una luminosa trasparenza. Impianto olfattivo ampio e articolato. Attacco contraddistinto da evolute note di tabacco e cuoio, cui seguono sentori tostati e chinati su un fondo appena terroso. Quindi ricordi fruttati, ciliegia sottospirito, arancia amara. Chiusura balsamica. In bocca colpisce per la maestosa freschezza perfettamente integrata al tannino e in equilibrio con alcol e morbidezza. La mineralità connota la lunga persistenza gusto-olfattiva. Mi domando per quanto tempo ancora questo bellissimo millesimo potrà procurarci queste emozioni.

Emozioni che non sono mancate nel degustare le diverse annate di questo meraviglioso cru di Barolo, magistralmente interpretato dalla storica Fratelli Barale. Dimostrando come rispetto del territorio e tradizione rappresentino il connubio vincente.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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