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30 Mar 2015

Ho ancora distintamente chiaro il brusio dei molti partecipanti che curiosi attorniano i banchetti dei produttori: nasi nel bicchiere, sorrisi, domande e scambio di battute; il tutto tra i profumi delle fantastiche forme di pecorino dell’azienda agricola Valle Scannese, che se in un primo momento lasciano pensare alla impossibilità di percepire qualsiasi altro odore, rendono solo l’atmosfera più gioviale e informale, tanto poi nel vino se la qualità c’è, si sente: eccome se si sente!

Si è conclusa da non molto a Roma la “Natural Critical Wine – Vignaioli Artigiani Naturali”, fiera dedicata ai vini naturali, una delle tante preziose eredità lasciateci da Luigi Veronelli che nel manifesto fondante il progetto scriveva: “Cercavamo il sapore della nostra sensibilità planetaria senza preoccuparci del suo sapere forse nella presunzione che un sapere l’avevamo già. E allora il primo atto di sensibilità planetaria è stato quello di interrogare il rapporto tra saperi e sapori della vita.

Sicuramente produrre un buon vino biologico o biodinamico richiede un sapere che è approfondita conoscenza dell’ecosistema viticolo per portare uva bella e sana in cantina e la capacità di trasformarla nel tanto amato vino nel modo più rispettoso possibile adottando, per esempio, lieviti autoctoni e una bassissima dose di solfiti aggiunti.

È con questa etica che lavora anche Daniele Saccoletto, uomo il cui volto sincero dagli occhi vispi e le gote rosse e le mani da esperto agricoltore parlano tanto quanto i sui “Vini pregiati del Monferrato Casalese” come tiene a specificare lui.

Approcciandosi al suo banco d’assaggi la prima cosa che salta all’occhio é la chiusura delle bottiglie: per tutte è stato utilizzato il tappo a vite. In un paese di antica tradizione viticola abituato al classico tappo di sughero per i vini di qualità, la cosa è ancora degna di nota e motivo di dibattito (per quanto irrisolto). La bassa dose di solfiti aggiunti, da 20/ 40mg/l , che hanno funzione antiossidante potrebbe già essere un motivo valido per spiegare la scelta di una chiusura ermetica, nonché viene eliminata del tutto la possibilità del sempre in agguato “odore di tappo.”

Il percorso di degustazione si articola attraverso più annate di vini prodotti con uva Grignolino e Freisa tutti di ottima fattura, freschi ed equilibrati dagli spiccati sentori fruttati e floreali seguiti da quattro versioni di Barbera rispettivamente d’Asti e del Monferrato e proposte nei diversi affinamenti in acciaio o in botte per 24 mesi. Personalmente la combinazione che più mi ha entusiasmato prende il nome di “Tradizione”, annata 2007, prodotto con uva Barbera d’Asti proveniente dai lunghi filari della “vigna della Minerva dei Frati” ed affinato in acciaio . Mi è piaciuto tanto che ne ho acquistata una bottiglia, per gustarlo con calma e raccontarlo meglio. Seducente già dal rumore sordo che produce alla mescita nel bicchiere, il vino si presenta brillante di un colore rosso granato scarico e con un unghia che volge all’arancio. La particolare chiusura che preserva dagli scambi con l’ossigeno fa sì che abbia bisogno di un maggior tempo per “aprirsi”, ma il bouquet leggermente compresso, appare voglioso di esprimersi e delinearsi in tutta la sua complessità. La roteazione del bicchiere per facilitare l’ossigenazione lascia archetti piccoli e marcati ricordandoci che ci troviamo di fronte ad un vino che ha il 15 per cento di volume di alcool.

All’olfatto un’apertura carnosa ed ematica accompagnata da rimandi di sottobosco autunnale , lascia presto spazio a note mentolate e fresche che si aprono verso sentori di fiori rossi appassiti, pepe rosa, ciliegie e prugne, il tutto ampliato da una nota eterea che ricorda lo smalto per le unghie e da un cuore che profuma di mandorla. In bocca il sorso risulta pieno e di corpo reso snello e di facile beva grazie alla buona dotazione in acidità della Barbera .

In bocca ritroviamo le note ematiche sottoforma di una sferzante mineralità e con loro tutto il bouquet percepito al naso compresa la mandorla che regala un finale amaricante che ben si sposa con la complessiva morbidezza dovuta ai tannini soffici e poco percepiti. Vino ampio intenso e molto persistente lo troviamo oggi ad un livello evolutivo che lo rende pronto ed in evoluzione verso la maturità . Da bere oggi ma capace di esprimersi per diversi anni , potrebbe regalare sorprese per chi sa aspettare. Snaturando la celebre frase di Orazio suggerirei: “Cogli l’attimo! ...tuttavia, credendo il più possibile nel domani”, che è un po’ come dire: ... meglio comprare almeno due bottiglie!

Luca Tadeu Ghiara

Luca Tadeu  Ghiara, 29 anni . Laureato in Filosofia. Laureando in Tecnologie Alimentari ed Enologiche presso l’Università degli Studi della Tuscia. Corsista e iscritto alla Fondazione Italiana Sommelier.

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