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26 Nov 2015

Avevo conosciuto Roberto Sarotto a Roma, poco prima di intraprendere il mio viaggio-studi nelle Langhe del Barolo. Andarlo a trovare a casa sua a Neviglie è stata la logica conseguenza. Ovviamente è successo perché ne avevo apprezzato i vini durante una degustazione romana, oltre ad averne compreso lo spirito con cui erano fatti. Tradizione e innovazione: troppo ghiotta l’occasione di trovarmi nelle Langhe per non incontrare Roberto in cantina.

L'Azienda Agricola Roberto Sarotto è a conduzione familiare e da sempre legata al mondo del vino. La filosofia aziendale si basa su di una profonda consapevolezza dei valori tradizionali, ma senza paura di esplorare e intraprendere strade innovative del vino. L’azienda si estende su una superfice vitata di 80 ettari dislocati nei comuni di Novello, Neive, Neviglie, Nizza Monferrato e Gavi. Qui nascono e maturano le uve, pregiata materia prima che poi viene trasportata nella modernissima cantina che ho avuto il piacere di visitare, cantina dotata di attrezzature particolarmente innovative. Le uve vengono quindi trasformate nei vini del territorio, permettendo alle stesse di esprimersi nelle loro massime potenzialità.

Tra i diversi vini che ho avuto la fortuna di assaggiare (dal Barolo Audace al Barbaresco Gaia Principe, dal Langhe rosso Enrico all’Arneis Runcneuv, allo Spumante Brut) vi voglio raccontare la Barbera d’Alba Elena 2012, vino creato in onore della secondogenita di Roberto, da cui il vino ha preso il nome.

Quando parliamo di Barbera siamo normalmente portati a pensare che questo vitigno sia protagonista nel Monferrato e nell’Astigiano, dimenticando forse che è responsabile 30% dell’intero vino prodotto in Piemonte. E che la Barbera d’Alba è altresì in grado di raggiungere vette sensoriali certamente paragonabili a quelle delle forse più blasonate DOCG Barbera d’Asti e Barbera del Monferrato Superiore.

L’uva Barbera è tra i vitigni più diffusi in Italia, anche se considerato autoctono del Piemonte, dove è stato introdotto sin dal XVII secolo. Come uva, la Barbera ha una maturazione abbastanza tardiva, circa due settimane dopo l'altro autoctono piemontese, il Dolcetto, ma prima dell'aristocratico Nebbiolo, responsabile dei grandi vini piemontesi, Barolo e Barbaresco. La caratteristica più importante della Barbera è l'elevata acidità anche nella piena maturazione degli acini, che oltre a favorire le doti di invecchiamento nel vino, la rende molto adatta ai climi più caldi. Tanto che oggi la Barbera è una varietà coltivata anche in alcune zone del meridione d’Italia. Al contrario, il contenuto di tannino dell’uva è da considerarsi basso, diversamente dall’alto livello di antociani, che rende gli acini di colore blu scuro, quasi inchiostro.

È una varietà molto fertile, che dà luogo a vini con caratteristiche variabili a seconda del metodo di vinificazione e invecchiamento utilizzati. Il vino della tradizione viene ancora prodotto assecondando la generosità del vitigno (alte rese). Alcune versioni di Barbara sono vivaci, o quanto meno mosse. Se al contrario il vigneto viene condotto con potature verdi, con basse rese per ettaro, allora si ottengono uve che dopo la fermentazione alcolica rendono il vino in grado di sostenere affinamenti in legno anche piccolo. Con profili sensoriali spesso di livello assoluto.

Parliamo quindi della Barbera d’Alba Elena 2012. Le uve con cui si fa questo vino provengono da vigneti di età media di 30 anni, meravigliosamente esposti a sud. Dopo la fermentazione alcolica e la svinatura, il vino riposa per non meno di 12 mesi in barrique, almeno per la metà nuove e poi ancora in bottiglia.

Di colore rubino cupo, quasi l’inchiostro dell’acino da cui proviene, al naso il vino è vellutato e complesso con note tostate di caffè, speziati di pepe e vaniglia e di frutti rossi maturi in sottofondo. Ritorni retrolfattivi di vaniglia e cannella avvolgono totalmente il cavo orale dopo la prima deglutizione. In bocca colpisce l’importanza del corpo del vino, che conquista per il perfetto equilibrio tra la notevole acidità, la grande morbidezza e la componente alcolica di 16° del tutto fusa nella struttura.

Rotondo, ricco in bocca e dalla lunghissima persistenza con continui ritorni di liquirizia e balsamici, si abbina perfettamente a un piatto di tajarin condito con un ricco ragù di carne.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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