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03 Nov 2016

Siamo nelle Langhe sud-occidentali, nella zona del Dogliani. Il territorio è particolarmente vocato per la coltivazione dell’uva Dolcetto e limitrofo al comprensorio del Barolo, il Re dei Vini fatto con il nobile Nebbiolo. Il Dolcetto di Dogliani fu tuttavia il vino del Presidente Einaudi, nativo di queste terre e che diede lustro a questa parte del Piemonte.

Il territorio del Dogliani, situato a ridosso delle Alpi Marittime e dell’Appennino Ligure, è costituito prevalentemente da terre bianche ben drenate, tufo e marne calcaree in prevalenza. Il clima ventilato, fresco ed equilibrato è ideale per la coltivazione della vite e in special modo del Dolcetto. Questa cultivar si caratterizza per gli elevati tenore zuccherino e polifenoli. Al tempo stesso, normalmente non si contraddistingue per elevate acidità. Per questa ragione, il vino che si ottiene dalle uve Dolcetto, di solito non si presterebbe a lunghi invecchiamenti: ma con gli opportuni diradamenti in vigna, con il rigoroso controllo delle temperature di fermentazione alcolica e malolattica in cantina, si possono avere gradite quanto inattese sorprese. Otterremo così un vino nettamente distante dalla stereotipata idea di Dolcetto semplice e di pronta beva.

I vigneti di Anna Maria Abbona si trovano lungo i crinali collinari di Farigliano che si sollevarono anticamente dal mare, a un’altitudine compresa tra i 500 e i 550 metri. L’azienda vinicola è attiva sin dalla prima metà del secolo scorso. L’impianto del vigneto Maioli, da parte del nonno di Anna Maria, risale al 1936, ai tempi in cui ebbe origine l’attività dell’azienda. Successivamente furono acquistati nuovi terreni e impiantati altri vigneti fino a raggiungere i quasi 15 ettari odierni. Agli albori degli anni ‘90, l’attuale proprietaria decide di dedicarsi completamente alla viticultura prendendo le redini della cantina. Così Anna Maria apporta nuove tecnologie in cantina e introduce modalità più moderne nella produzione del vino. Pur lasciando tuttavia che il carattere e l’identità dei vini prodotti rispecchiassero sempre la tradizione nel massimo rispetto dell’uva e del territorio.

Abbiamo quindi assaggiato i Dogliani, vini fatti con uve Dolcetto in purezza.

Dogliani Sorì Dij But 2015 – 13,5%

Il Sorì Dij But viene prodotto con uve provenienti da diverse parcelle di vigneto di oltre 40 anni. La resa per ettaro è bassa, inferiore agli 80 quintali per ettaro. La vinificazione è tradizionale e della durata di una settimana circa. Dopo la fermentazione malolattica, il vino affina per dieci mesi in acciaio prima dell’imbottigliamento.

Dal colore rosso rubino concentrato con unghia leggermente scarica, il vino manifesta ancora lievi profumi fragranti e vinosi di cantina. Il naso si apre esprimendo croccanti note di lamponi, ribes, ciliegia e amarena. Il ventaglio fruttato lascia quindi spazio a toni lievemente speziati. In bocca prevalgono le componenti dure di freschezza e sapidità sulla morbidezza e su un alcol comunque ben presente. Media la chiusura mandorlata di questo vino che presenta in ogni caso una bellissima bevibilità.

Dogliani Superiore Maioli 2013 – 14,5%

Cru storico di Dogliani, il Maioli è una piccola vigna di un ettaro e mezzo impiantata su un terreno molto ripido. Esposto ad sud-sud-ovest, il vigneto risale, come detto, al 1936. Bassissime le rese dell’uva, di circa 50 quintali per ettaro. In cantina la vinificazione è tradizionale e dura una decina di giorni. Dopo la malolattica, il Maioli affina per 22 mesi in acciaio prima di essere imbottigliato.

Rosso rubino cupo con bagliori violacei, all’esame visivo sembra addirittura più giovane del precedente campione. Attacco fruttato di amarena e prugna, cui seguono note speziate di cannella, tè nero, arancia amara, tabacco, cuoio, sottobosco, tostato di caffè ed erbe aromatiche di timo e rosmarino. Bocca larga e dinamica, dove la mineralità e il tannino sembrano già ben bilanciati da una notevole morbidezza glicerica e dall’alcol molto importante. Vino ampio, armonioso in ogni sua componente e dalla considerevole persistenza gusto-olfattiva.

Dogliani Superiore San Bernardo 2013 – 15%

Altro storico cru di Dogliani, risalente al 1943, il San Bernardo è una piccola vigna di un ettaro esposta ad est-sud-est. Come il Maioli, anche il San Bernardo ha rese di soli 50 quintali per ettaro. La vinificazione è tradizionale e della durata di una dozzina di giorni. Dopo la malolattica, il San Bernardo affina per 24 mesi in grandi botti di legno prima dell’imbottigliamento.

Veste color rosso rubino pieno. Naso ancora chiuso, austero, evidente segno di gioventù del vino. A poco a poco emergono note floreali di violetta assieme a confettura di ciliegia, balsamiche di eucalipto, speziate di pepe, polvere di cacao in un quadro di bella complessità olfattiva. Impianto gustativo profondo caratterizzato da un tannino particolarmente presente seppur finissimo, che si fonde perfettamente con i 15 gradi alcolici in un quadro di grande eleganza. Chiude lungo e saporito.

Che possiamo aggiungere? Che è stato un vero privilegio poter degustare queste alte espressioni di Dogliani, vini più semplici o più complessi a seconda dei vigneti di provenienza e in base alla durata e al tipo di affinamento cui vengono sottoposti. Vini in cui, in ogni caso, il Dolcetto raggiunge alcune delle sue massime espressioni, rappresentando in maniera egregia un territorio unico.

 

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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