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La passione per il vino rosso

La passione per il vino rosso

Siamo passati dallo stand di Brezza ed abbiamo provato i suoi prestigiosi Barolo d'annata da singolo cru. Un'occasione unica, assolutamente da non perdere per degustare il frutto di alcuni dei vigneti più rinomati del comune di Barolo, oltre che dell'intera denominazione. Perché Brezza, da oltre un secolo (la fondazione della cantina risale al 1885) è una delle realtà più rilevanti del Barolo di Barolo e persegue la qualità del vino a partire dall'accurata selezione delle uve nelle migliori vigne di proprietà.
Il territorio del comune di Barolo viene generalmente considerato risalente al periodo Tortoniano, di più recente formazione rispetto a quelli di Castiglione Falletto, di Monforte d'Alba o di Serralunga d'Alba. La composizione dei terreni emersi dal mare in quel periodo (circa 10 milioni di anni fa) apporterebbe al vino una connotazione di maggiore frutto, un equilibrio raggiungibile con un minor affinamento in bottiglia e una spiccata eleganza. La realtà dei fatti è molto più complessa e la zonazione spinta che è possibile riscontrare nel territorio del Barolo (e quindi anche nel comune di Barolo ..) ne è la più chiara testimonianza.
Così accade che Brezza possieda vigne in alcuni dei più prestigiosi cru come Sarmassa, Cannubi e Castellero, tutti nel comune di Barolo. E che dai singoli vigneti (rigorosamente riportati in etichetta) dia origine a vini con caratteristiche proprie e distinguibili. Ed è quello che proveremo a raccontare.

Avere amici piemontesi ha tanti vantaggi, anche se per un napoletano, mangiare alle 12:30 o anche alle 13 o’clock potrebbe essere un problema!
Il Piemonte è una regione che, da un punto di vista enologico, non ha bisogno di presentazioni, ma ci si può trovare spaesati se si è alla ricerca di un vino magari meno conosciuto dei soliti.
Questa chicca è stata degustata da esperti come Luca Maroni ed il compianto Veronelli, io, fino a poco fa non l’avevo mai degustata.
Parliamo di un Langhe Rosso prodotto da uve biologiche grazie al lavoro dell’azienda Cantina del Nebbiolo che ha sede in provincia di Cuneo.

Chi trova un Pignolo trova un tesoro: Colli Orientali del Friuli DOC 2005 Riserva


L'Azienda Agricola Viarte (primavera in Friulano) nasce nel 1973 con 35 ettari a Prepotto (UD). Nel 2003 vengono aggiunti ulteriori 6 ettari collinari e dal 2013 è condotta da Alberto Piovan, che vuole sempre più riscoprire la forza della viticultura friulana e farla conoscere in tutto il mondo.
Prepotto si trova in una vallata molto stretta e montuosa, dove i venti freschi e secchi aiutano la viticoltura contro gli agenti funginei e i vigneti si trovano ad un'altitudine sotto i 200 metri sul livello del mare, dove l'escursione termica favorisce la salute delle piante e il corredo aromatico delle uve.
Qui si coltivano in parte vitigni internazionali, quali Pinot Bianco, Pinot Grigio, Sauvignon, Cabernet e Merlot e in parte varietà autoctone, a volte molto antiche come Friulano, Ribolla Gialla, Picolit, Verduzzo Friulano, Refosco dal Peduncolo Rosso, Schioppettino, Tazzelenghe e Pignolo da cui si ricava il vino di cui vi proponiamo le note di assaggio.

Vinitaly, la più grande kermesse del vino in Italia, forse nel mondo. È possibile incontrarvi i produttori, bere i loro vini d’annata. È già più difficile imbattersi in una verticale di Barolo Riserva di Borgogno. Degustare poi un Barolo Riserva Borgogno ultratrentennale è praticamente impossibile. Ed invece è quello che proveremo a raccontarvi.

Ma cosa vuol dire Borgogno? Perché il suo nome incute quanto meno rispetto?

L’azienda vinicola venne fondata da Bartolomeo Borgogno a Barolo nel 1761. Cento anni dopo il Barolo Borgogno veniva scelto per il pranzo celebrativo dell'Unità di Italia. L’azienda resta alla famiglia fino alla fine del 2007 quando viene rilevata da Oscar Farinetti che ne continua l’incredibile storia. Una storia fatta di tradizione, in cui la Riserva è figlia di assemblaggi di uve provenienti dai diversi cru aziendali (soprattutto Cannubi, Liste e Fossati, tutti nel comune di Barolo), dove le potature in vigna sono particolarmente severe, con l’eliminazione dei grappoli in eccesso e la drastica selezione dell’uva raccolta. Lunghe le macerazioni, lunghi gli affinamenti in grandi botti di Slavonia e in bottiglia: il millesimo 2008 da noi degustato è praticamente appena uscito in commercio.

"Tu che sei un estimatore di Cantina San Salvatore, non hai ancora bevuto il Pinot Nero?"

"Perché si sono messi a fare anche quello?"

"Si, IO lo sono andato a bere in cantina da loro!"

Non potevo resistere a questa provocazione!

Il Pinot Nero non è certo un vitigno campano, metterlo lì nella terra dell’aglianico potrebbe essere una semplice scelta commerciale, come hanno fatto tanti altri con i vitigni internazionali; ma non San Salvatore, loro quando si muovono fanno le cose con cura, ci mettono impegno e sono dei perfezionisti; non sarà il solito Pinot del Sud.

Ho ancora distintamente chiaro il brusio dei molti partecipanti che curiosi attorniano i banchetti dei produttori: nasi nel bicchiere, sorrisi, domande e scambio di battute; il tutto tra i profumi delle fantastiche forme di pecorino dell’azienda agricola Valle Scannese, che se in un primo momento lasciano pensare alla impossibilità di percepire qualsiasi altro odore, rendono solo l’atmosfera più gioviale e informale, tanto poi nel vino se la qualità c’è, si sente: eccome se si sente!

Si è conclusa da non molto a Roma la “Natural Critical Wine – Vignaioli Artigiani Naturali”, fiera dedicata ai vini naturali, una delle tante preziose eredità lasciateci da Luigi Veronelli che nel manifesto fondante il progetto scriveva: “Cercavamo il sapore della nostra sensibilità planetaria senza preoccuparci del suo sapere forse nella presunzione che un sapere l’avevamo già. E allora il primo atto di sensibilità planetaria è stato quello di interrogare il rapporto tra saperi e sapori della vita.

Sicuramente produrre un buon vino biologico o biodinamico richiede un sapere che è approfondita conoscenza dell’ecosistema viticolo per portare uva bella e sana in cantina e la capacità di trasformarla nel tanto amato vino nel modo più rispettoso possibile adottando, per esempio, lieviti autoctoni e una bassissima dose di solfiti aggiunti.

È con questa etica che lavora anche Daniele Saccoletto, uomo il cui volto sincero dagli occhi vispi e le gote rosse e le mani da esperto agricoltore parlano tanto quanto i sui “Vini pregiati del Monferrato Casalese” come tiene a specificare lui.

Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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