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La passione per il vino rosso

La passione per il vino rosso

Premetto che non sono un amante del Lambrusco.
Ho vissuto, nei primi anni Ottanta, tutta la parabola di questo vino destinato, in container, verso gli Stati Uniti, dove veniva chiamato “Red Cola”.
Erano i tempi bui del lambrusco venduto a due soldi in Autostrada, il tappo in plastica e dal sapore dubbio con anidrite carbonica addizionata. Sicuramente, tale politica, a permesso a molte aziende di fatturare e di crescere, ma la qualità del prodotto si è mantenuta, per decenni, a livelli medio-bassi pur rimanendo una dei prodotti italiani più esportati nel mondo. Tutti i miei preconcetti sul Lambrusco si sono dissipati quando, alcuni anni fa, mi è capitata tra le mani una bottiglia di Lambrusco Otello Nero di Ceci, che mi ha impressionato per peso, aspetto curato e forma.

Lo Sforzato (o Sfurzat, come viene chiamato localmente) è il vino più caratteristico e particolare della Valtellina. Si ottiene dopo un lungo appassimento delle uve Chiavennasca (come chiamano i valtellinesi il Nebbiolo) che vengono lasciate su telai in legno ricoperti da canne disposte parallelamente e tenute unite da legature trasversali. Questi telai vengono sistemati in appositi locali sino a gennaio e, in qualche vendemmia, persino fino ai primi giorni di marzo. Il freddo asciutto dell’inverno fa perdere all’uva tra il 30 e il 40 per cento deli peso, concentrando il tannino, gli zuccheri e il corredo aromatico.

Castello delle Regine è una storia umbra di successo, che per quanto riguarda il vino si è consolidata nel breve volgere di un quindicennio. Situata nella zona dei Colli Amerini, l’azienda agricola si estende per 400 ettari complessivi. Oltre al vigneto, si conduce la coltivazione di cereali e di circa 7000 ulivi ed anche l’allevamento di bovini e suini. Una novantina sono gli ettari vitati.

Siamo passati dal loro stand con lo scopo di degustare il famoso Sangiovese Selezione del Fondatore, vino di punta dell’azienda. E, inaspettatamente, ne abbiamo degustato ben tre millesimi consecutivi. È un grande vino che fermenta in acciaio che, a seconda delle annate, matura per non meno di 12 mesi in legno (generalmente barrique). Quindi riposa per almeno altri tre anni in bottiglia, anche se, come abbiamo visto, in questi casi andiamo ben oltre.

 

Abbiamo già parlato di quella perla a bacca rossa che oramai rappresenta una rarità: il Gamba di Pernice.

Il vitigno sopravvissuto alla fillossera ed altre peripezie è arrivato stremato e sfiancato ai nostri tempi e si sta cercando di salvarlo anche se occorrerebbe uno sforzo in più per valorizzarne il nettare.

Di colore colore rosso rubino non molto intenso con un caratteristico profumo speziato, morbido al palato, di medio corpo e dal finale tendenzialmente amarognolo; viene commercializzato in purezza come Vino da Tavola e talvolta imbottigliato in versioni poco adatte all’invecchiamento.

L’azienda Triacca è una delle più importanti realtà della Valtellina, comprensorio della Lombardia settentrionale, dove il Nebbiolo – chiamato localmente Chiavennasca – trova uno dei suoi più suggestivi habitat.
Operando dal lontano 1897, recentemente la cantina è stata sottoposta a una radicale trasformazione, rivolta specialmente verso una maggiore implementazione tecnologica delle attrezzature. Di pari passo, anche il vigneto è stato oggetto di un ripensamento complessivo, con una più spinta ricerca clonale e la sostituzione dei più vecchi impianti.

Sono passati alcuni anni da quell’evento che si tenne all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Si trattava di “Sensofwine” di Luca Maroni una grandissima degustazione con banchi di assaggio che ripercorreva in lungo e in largo il meglio dei vini italiani. Fu in quella occasione che conobbi i figli di Mimmo Pasetti e in particolare Francesca dai capelli rossi, proprio come nonna Rachele, che da il nome al Montepulciano Testarossa, uno dei prodotti di punta di questa bella Azienda Abruzzese.

Parlammo dei vini di casa Pasetti e del Montepulciano come uno dei vini più interessanti e di maggior prospettiva. Mi ritrovai nel calice da degustazione, alla fine della batteria dei vini presentati da Pasetti alla manifestazione, un rosso cupo e impenetrabile. L’Harimann.

Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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