Toolbar
25 Mag 2016

Abbiamo già raccontato i vini della cantina abruzzese Marramiero che ho avuto la fortuna di visitare ad aprile dello scorso anno. L’ultima recensione risale al Brut Rosé metodo classico, assaggiato presso il ristorante romano Piero & Francesco e accostato a un piatto di fusilloni con calamari e asparagi. Ma il vino che mi ha fatto incontrare Marramiero è stato il Trebbiano Altare 1996 degustato due anni orsono, vino il cui ricordo di integrità e bellezza è rimasto intatto nel corso del tempo.

E a Vinitaly mi è proprio capitato di partecipare ad una verticale di Trebbiano Altare degli anni ’90. Quattro annate, dal 1994 (la prima di sempre) al 1997, sono state proposte unitamente a due Trebbiano da solo acciaio sempre risalenti a quel periodo, l’Anima 1996 e il Dama 1997. La degustazione condotta da Francesco d’Agostino - direttore di Cucina & Vini – assieme ad Enrico Marramiero e all’enologo Romeo Taramborrelli, si è conclusa con una specialità aziendale, il vino cotto Livia.

Il Trebbiano con cui viene fatto l’Altare, proviene da viti anche di 50 anni di età, impiantate a un’altitudine di oltre 200 metri s.l.m. e ben salvaguardate dal massiccio del Gran Sasso. Il vigneto ha un’esposizione a sud-ovest, con considerevoli escursioni termiche tra notte e giorno, oltre che tra le stagioni.

Il vino viene pensato e progettato nel vigneto sin dalla prima lavorazione. A tal proposito le forti escursioni termiche insieme all’anzianità delle piante, al terreno caratterizzato dalla presenza di argilla e tufo, al basso impatto ambientale - grazie a metodi colturali rispettosi dell’habitat - e alle rese produttive inferiori ai 60 quintali per ettaro, sono tutte condizioni che aiutano il processo vegetativo e l’accumulo degli aromi negli acini di Trebbiano. E in definitiva, sono i fattori responsabili del decisivo innalzamento del livello qualitativo della materia prima con cui si fa il vino. Persino la cernita e la raccolta delle uve vengono eseguite manualmente, in base al livello di maturazione dei singoli acini.

Al termine della vendemmia i grappoli vengono trasportati in piccole cassette in cantina. Qui la pressatura è soffice e il mosto fiore viene trasferito in barrique nuove, insieme alle bucce e ai vinaccioli, per condurre la criomacerazione a circa 3°C. Al termine del processo, che prevede l’utilizzo del legno per una durata di 18 mesi, il vino è pronto. E come è dimostrato dai campioni presenti alla verticale, per essere degustato anche dopo un ventennio.

Trebbiano d’Abruzzo Altare 1994

Di colore giallo oro, al naso avvertiamo sentori di uva sultanina, miele, terra e legnetto di liquirizia. Dopo un po’, dal bicchiere emergono anche note di confettura d’albicocca e di frutta secca nel finale. Al sorso percepiamo una freschezza dinamica che evidenzia tutta la vitalità del vino. Chiude lungo su note di frutta esotica.

Trebbiano d’Abruzzo Altare 1995

Il colore giallo ambra ci dice già che l’evoluzione di questo campione è stata differente. L’impressione viene confermata all’esame olfattivo: accanto a note di fiori secchi e a ricordi fruttati di albicocca disidratata, percepiamo chiare note smaltate, segno evidente dell’età del vino. Il profilo gustativo denota una maggiore fiacchezza, sebbene l’acidità sia ancora nitidamente avvertibile.

Trebbiano d’Abruzzo Altare 1996

Torniamo a tonalità cromatiche dorate, con una bellissima luminosità. Incredibile l’ampiezza del profilo olfattivo: sentori di mandorla tostata assieme a un fruttato maturo, con un’albicocca in confettura in evidenza. Quindi note di eucalipto, di erbe aromatiche, di miele di acacia e infine di idrocarburi. In bocca è ancora nervoso, con una morbidezza glicerica che comunque ben compensa un’acidità ancora molto ben presente. Lungo il finale balsamico. Come detto avevo degustato l’Altare 1996 due anni fa ed è come se questi due anni non siano mai trascorsi.

Trebbiano d’Abruzzo Altare 1997

Vino dalle tonalità ancora giallo oro. Il profilo olfattivo ricorda molto il 1994. Dal calice emergono note fruttate, pesca sciroppata soprattutto, poi albicocca in confettura. Quindi miele d’acacia, note mentolate e mandorlate nel finale. Bella freschezza in bocca, con un lungo finale ancora fruttato.

Che cosa possiamo aggiungere? È straordinario come questo vino riesca ad attraversare il tempo, con punte di eccellenza riscontrabili nel campione del 1996, ancora assolutamente integro e di rara complessità. Il Trebbiano Altare ci racconta che è stato realizzato con tanta sapienza produttiva ma anche con un assoluto rispetto del territorio. E soprattutto che viene prodotto utilizzando un grande vitigno abruzzese, il Trebbiano. La conferma ci viene fornita anche dai due vini da solo acciaio presenti in degustazione, l’Anima 1996 e il Dama 1997, ancora godibili entrambi, tenendo conto anche che il Dama è da considerarsi come il Trebbiano base dell’azienda.

Spero a questo punto di poter ancora partecipare ad esperienze come questa.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

Google+ plus.google.com/u/0/108074096203317045523/?rel=author

Lascia un commento






Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

Newsletter/Iscriviti







Metti Mi Piace e segui la tua passione per il Vino