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14 Gen 2019

Ho di recente raccontato la degustazione di un vino che fa parte della tradizione dell’Alto Adige, con particolare riferimento alla zona del Lago di Caldaro. Parlo Kalterersee Classico Superiore Quintessenz – da uve Schiava in purezza – della Cantina di Caldaro, grande azienda cooperativa della zona del lago. Se tuttavia volessi suggerire un vino-emblema di questa meravigliosa regione vinicola, non avrei dubbi ad indicare il Pinot Bianco come quello maggiormente rappresentativo. Oggi vi parlerò dunque di una altro vino della Cantina di Caldaro, il Pinot Bianco Quintessenz.

Il Pinot Bianco è una nobile e di antiche origini uva a bacca bianca, che deriva con buona probabilità da mutazioni genetiche del Pinot grigio che a sua volta sarebbe imparentato con il Pinot nero. In passato è stata spesso confusa con lo Chardonnay, con cui d'altra parte condivide numerose caratteristiche. Il Pinot bianco si presenta con piccoli grappoli raccolti, molto fitti e di forma cilindrica. Il risultato visivo finale è che il grappolo assomiglia più o meno ad una pigna e, verosimilmente, anche il nome pinot deriva da questo accostamento.

È un vitigno molto precoce. Il germogliamento è spesso anticipato rispetto a quello di altre uve e questo lo rende particolarmente adatto alla coltivazione in regioni considerate estreme per la viticoltura. Sembrerebbe che sia originario dell’Austria anche se oggi la sua coltivazione è molto diffusa in Francia e in Germania. In Italia raggiunge i migliori risultati qualitativi in Alto Adige, dove è presente sin dalla fine del XIX secolo. Questo comprensorio vitivinicolo è particolarmente adatto alle caratteristiche della pianta che mal sopporta i climi umidi. Le rese per ettaro sono ovunque molto basse e questo consente di produrre un vino bianco molto strutturato e corposo, morbido, adatto alla maturazione in legno e a subire significativi invecchiamenti in bottiglia.

I vigneti del Pinot Bianco Quintessenz sono posizionati ad un’altitudine di 550-600 m sul livello del mare nella località di St. Nikolaus, con orientamento verso est. Il suolo è in prevalenza calcareo, contenente sedimenti alluvionali di origine glaciale oltre che frammenti di roccia dolomitica. Parliamo di terreni sciolti e ben aerati che vanno dal neutro al basico. I vigenti hanno un’età compresa tra i 16 e i 26 anni e la resa per ettaro non supera i 45 ettolitri.

Molto interessante anche l’annata 2016. Dopo un mite inizio di primavera, un gelido aprile ha bloccato la crescita dei germogli. Grazie al continuo lavoro svolto in vigna, le successive fasi della maturazione fenolica si sono succedute senza intoppi. All’instabile inizio della stagione estiva sono seguite le belle giornate di sole di fine agosto e settembre, situazione climatica che ha consentito che la maturazione delle uve giungesse a termine nel migliore dei modi. La vendemmia è iniziata a metà settembre nei tempi canonici, permettendo al Pinot Bianco di esprimere fragranza e una grande aromaticità, oltre ad una notevole acidità che poi ritroveremo nel vino.

In cantina, la pigiatura delle uve è stata estremamente lenta, ottenendo così un mosto fiore di altissima qualità. La fermentazione spontanea del mosto è avvenuta grazie ai lieviti endogeni, al termine della quale il vino non filtrato è stato posto in tonneau di rovere da 500 litri e in grandi botti di legno. La maturazione in legno sulle fecce fini è durata per 10 mesi con un continuo bâtonnage.

Alto Adige Pinot Bianco Quintessenz 2016

Il Pinot Bianco Quintessenz si presenta di un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli e cristallino. La rotazione del calice provoca lacrime spesse che scendono lentamente: vino di corpo. Il profumo è intenso, marcatamente floreale e fruttato: avvertiamo note di gelsomino, biancospino, acacia e zagara accanto a quelli di susina, pesca bianca e ananas. Fieno, pepe bianco ed erbe aromatiche -  timo in prevalenza - completato il corredo olfattivo di un naso decisamente ampio. Al gusto è delicato e morbido, vellutato ma energico, con una vibrante freschezza che fa da contorno a toni minerali di roccia. Chiude lungo su ritorni retrolfattivi erbacei e minerali.

Vino di carattere ed estremamente elegante, ci è piaciuto in modo particolare. Da accostare a preparazioni a base di pesce, ma anche a primi piatti conditi con sughi bianchi e verdure e a formaggi a pasta morbida.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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