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11 Ago 2015

Oggi vi parleremo di due gemelli diversi: Perda Pintà e Perda Pintà sulle bucce della Cantina Giuseppe Sedilesu.

Prima però vi introduciamo un vitigno non troppo conosciuto, un autoctono sardo dal quale sono ottenuti entrambi i vini: si tratta della Granazza (o Granatza).

Un vitigno bianco sovrastato dal più conosciuto (rosso) Cannonau e tenuto da questo sempre in secondo piano. Le viti crescono soprattutto a Mamoiada, zona della cantina Sedilesu, ma anche a Orgosolo ed Oliena.

Un vitigno antico definito troppo spesso come “adatto a preti e donne” per via del suo gusto amabile.

Il vitigno è stato riscoperto proprio dai Sedilesu che dal 2002 vinificano queste uve in purezza, con e senza buccia; mentre molti produttori sardi, usavano questo nettare per rendere il Cannonau “non D.O.C.” più leggero e beverino.

 

Accade anche questo in Sardegna: un vitigno molto famoso, il Cannonau, ma tanti ottimi autoctoni (circa 150) semi-sconosciuti e circa dieci ancora non classificati.

Prima di degustare qualche informazione sui metodi di produzione: Sedilesu (collegamento cantina), produttore biologico e biodinamico, lavora con un ridotto utilizzo di solfiti, la massa non viene riscaldata, vengono utilizzati solo lieviti autoctoni, nulla viene filtrato.

Da queste viti di oltre cinquant’anni d’età coltivate ad alberello nascono i Perda Pintà!

Il Perda Pintà 2013 viene affinato in barriques esauste e resta poi 3 mesi in bottiglia, ha un colore giallo dorato intenso, note agrumate, sentori d’anice, si sente l’ananas, la mela. E’ un vino caldo, rotondo e molto minerale, fresco e sapido nonostante il residuo zuccherino percepibile,adatto ad abbinamenti con carni bianche e formaggi. Il suo costo è di circa 20 euro in enoteca.

Il Perda Pintà sulle bucce è invece un 2012, viene lasciato fermentare sulle bucce per sette giorni e grazie a questo passaggio si arricchisce e raggiunge una grande complessità aromatica. Anche questo vino passa in barriques per 24 mesi (di più rispetto alla sua versione classica) e resta almeno dodici mesi in bottiglia. Ha un colore molto particolare per un bianco, molti sospetterebbero chissà quale problema! E’ un arancione/rossiccio che ricorda quasi un Marsala! Selvaggio ed elegante, se fosse una principessa dei cartoni sarebbe Pochaontas!

Stiamo degustando un vino estremo, che non puoi bere tutti i giorni, un bianco di 16°C alla “sarda maniera”. Aromaticamente si avverte forte la genziana, la frutta secca, agrumi canditi, i fiori bianchi, anice, resina, il rosmarino ed il miele d’acacia: Conserva un’interessante acidità, ha un corpo ben presente e deciso, risulta complesso. Tannini fini ma esplosivi degni di un ottimo rosso, il finale poi è lunghissimo. Io l’ho apprezzato tanto, è uno di quei vini che o piacciono o non riesci a berli! Ecco perché ne vengono realizzate poche bottiglie e costa circa 40 euro.

Solo per palati preparati.

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