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03 Feb 2015

Il Manti 2010 è un vino bianco laziale da uve Chardonnay, fatto nella Tenuta Ronci di Nepi, un vino davvero poco pubblicizzato. Non lo conoscevo prima della settimana scorsa quando ho aperto la bottiglia che conservavo in cantina. E siccome sono rimasto veramente colpito dalla sua importanza, adesso ve lo racconto.

La Tenuta Ronci di Nepi si trova nella bassa Tuscia, a ridosso della riserva naturale del parco della Valle del Treja. L’azienda iniziò l’attività una trentina di anni fa conducendo un paio di ettari di vigneto: oggi gli ettari vitati superano la ventina, in continua lenta crescita.

La zona è prevalentemente collinare, con un clima che favorisce gli sbalzi termici, sia tra le stagioni che tra notte e giorno. In genere, infatti, la temperatura tende ad essere fredda d'inverno e calda d'estate. Il Manti viene prodotto da uve coltivate a circa 400 metri sul livello del mare con un’ottima esposizione a sud-est.
Il territorio è di origine vulcanica, con un elevato contenuto di argilla e tufo. Parliamo di una tipologia di terreno particolarmente adatto per la coltivazione dell’uva. Il sistema di allevamento della vite è il Cordone Speronato, con una densità d’impianto di 4000 ceppi per ettaro. La resa per ettaro delle uve è particolarmente contenuta, non superando i 60 quintali.

La vendemmia viene effettuata di regola a fine settembre. Le uve destinate al Manti restano in pianta un paio di settimane in più, risultando al momento della vendemmia leggermente surmature. Le uve vengono raccolte manualmente e trasportate con cura in cantina, dove viene eseguita la pressatura soffice per l’ottenimento del mosto fiore. Il mosto viene comunque sottoposto a refrigerazione per favorire la precipitazione delle fecce e dopo circa 24 ore sottoposto a filtrazione.

La fermentazione avviene a circa 15° C in parte in barrique nuove. E, dopo i travasi, il vino staziona sempre in barrique nuove per circa 7-8 mesi prima di essere imbottigliato. In bottiglia si compie il successivo affinamento.
Ma passiamo ora alla degustazione.

Il vino si presenta con una veste di colore giallo oro-verde vivo, cristallino, di aspetto meraviglioso. Già dal colore capiamo che in vino attraversa ancora una fase giovanile della sua vita. Il vino è consistente, formando lacrime spesse nel calice sottoposto a lieve roteazione. Intenso e complesso al naso, con sentori floreali di acacia e miele, erbe aromatiche, frutta matura ed esotica. In bocca il vino è ben strutturato, caldo con i suoi 13,5° e morbido. Tuttavia una vibrante componente fresco-sapida non lo pone ancora in perfetto equilibrio, nonostante i suoi quattro anni e mezzo di età. Ma questa freschezza, così ben percettibile, garantirà al vino ancora una lunga strada davanti a sé.

Mi piacerebbe averne un’altra bottiglia per poterlo riassaggiare tra non meno di cinque anni. Molto persistente, il finale è elegante e minerale con ritorni agrumati e di frutta secca tostata.
Vino duttile, idoneo ad essere facilmente abbinato a diverse pietanze. Personalmente con il Manti ho mangiato del pesce spada al forno con patate. Ma lo si può provare anche accanto a piatti di carne bianca o a preparazioni di verdure.

Amo essere sorpreso, e in questo caso ammetto di esserlo stato. Un vino da uve Chardonnay per nulla banale, né dal gusto omologato, come tanti Chardonnay in commercio. Un vino bianco laziale che contribuisce a sfatare il falso mito della mediocrità dei vini della regione.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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