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26 Apr 2016

Girando per i padiglioni del Vinitaly, non abbiamo potuto non sostare presso lo stand dell’azienda Terredora di Paolo Mastroberardino, azienda irpina che quasi due anni fa ho avuto la fortuna di visitare a Serra di Montefusco. Abbiamo quindi degustato le nuove annate della Falanghina, del Lacryma Christi, dei Greco, dei Fiano prima di passare agli Aglianico, ai Taurasi e all’ultimo nato, il passito rosso. I vini si confermano di altissimo livello, molto territoriali e caratteristici. Mi sono poi soffermato su un grande vino bianco, il Fiano d’Avellino Campore del millesimo 2011.

Nonostante l’andamento climatico non sia stato indubbiamente dei più semplici, l’annata è da considerarsi straordinaria quanto meno per i vini da uve a bacca bianca. Buona la piovosità durante l’anno, dal mese di agosto si è osservato un graduale miglioramento dei parametri analitici delle uve. Le importanti escursioni termiche nel bimestre settembre-ottobre, proprio alla vigilia della vendemmia, hanno poi consentito l’accumulo di sostanze aromatiche sulle bucce. Peculiarità che poi ritroveremo nel vino, assieme al grande patrimonio acido, proprio dell’uva Fiano.

Il vigneto Campore, da cui provengono le uve, si trova nel comune di Lapio, situato nella regione storica dell’Irpinia. La zona si caratterizza per i ripidi pendii, con insolazione e ventilazione particolarmente favorevoli e un terreno di matrice argillosa, dunque molto compatto. Il territorio è di formazione alquanto antica, risalente all’epoca Eocenica, emerso intorno a 40 milioni di anni fa. Il vigneto è condotto a Guyot, rispettando criteri di ridotto impatto ambientale. Le rese sono bassissime, non superando i 50 quintali per ettaro. Le basse rese permettono la produzione di uve ricche, di grande qualità, con grandi concentrazioni di zuccheri.

La vendemmia di questo Fiano è tardiva, con una sovramaturazione delle uve in pianta della durata di una quindicina di giorni. Durante questo periodo vengono selezionati gli acini migliori che verranno poi raccolti anche a fine ottobre, in base all’annata. Segue la vinificazione con la susseguente maturazione sulle fecce fini per circa sei mesi in legno francese. La svinatura viene effettuata al termine di questo periodo: il vino viene quindi imbottigliato e successivamente affinato per almeno altri sei mesi.

Vediamo com’è andata la degustazione.

Il colore è un bellissimo giallo oro cristallino. Roteando il bicchiere, il vino forma archetti spessi sulla sua parete con lacrime che scendono lentamente, denotando una ricca struttura materica. Ampio lo spettro olfattivo. Il vino sprigiona complessi sentori fruttati, principalmente pesca gialla matura e agrumi. Quindi fiori di acacia, miele e una mineralità di pietra focaia. Una fine speziatura di vaniglia accompagna la lunga chiusura mandorlata. La bella complessità aromatica che abbiamo trovato all’analisi olfattiva appare del tutto coerente con il profilo gustativo del vino. In bocca, infatti, il Fiano colpisce per l’esuberante spalla acida e per l’importante mineralità, anche se l’alcol e la componente glicerica bilanciano in modo adeguato le durezze del vino. Intenso al gusto, resta in bocca per un tempo prolungato, con una persistenza che misuriamo in minuti.

Vino importante. Nonostante abbia già quasi cinque anni, a noi il Fiano Campore è sembrato ancora giovanissimo. Il processo di terziarizzazione, attualmente ad uno stato iniziale, ci fa quindi presagire una positiva evoluzione nei prossimi anni. Vino da tutto pasto, da accostare a preparazioni di pesce strutturate o a elaborati primi piatti con verdure.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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