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Per amanti dei vini bianchi e rosè

Il Bianco d'Alessano è un vitigno a bacca bianca di cui non si conosce l'origine, anche se molti lo indicano autoctono della Valle d'Itria; conosciuto anche con i nomi di Achiappapalmento, Bianco di Lessano e Verdurino.

Si tratta di un vitigno molto diffuso in passato che attualmente ha perso “metri” vitati a causa della scarsa resa; in favore dell’altro diffusissimo bianco: il Verdeca.

Qualche tempo fa avevamo parlato del Pallagrello, nell’articolo si parlava in generale delle caratteristiche di questo interessante vitigno presente soprattutto nella zona del Casertano ed in Molise; oggi siamo invece a raccontarvi di una degustazione avvenuta presso l’enoteca Vini Divini di Napoli con il produttore Michele Alois.

Michele, con la sua voce leggermente rauca, ci ha spiegato in modo semplicissimo, come si fa con un bambino, i suoi vini ed i processi produttivi che, a leggere talvolta le schede tecniche, vista la complessa terminologia, scoraggiano a priori ogni approfondimento!

 

 

Per l’anno nuovo? In bocca al lupo!

Non sono un tipo scaramantico, ma conservare questo vino per stapparlo il 31 di dicembre era una tentazione troppo forte! L’ho acquistato online proprio perché influenzato dal nome e dall’etichetta, ebbene si, capita anche a me!

Abbiamo già incontrato l’azienda Elena Walch, raccontando il grande Gewurztraminer 2014, fatto con le uve provenienti dal bellissimo vigneto Kastelaz che si trova nel comune di Termeno. Oggi parleremo di un altro grande bianco dell’azienda, il Sauvignon 2014 da uve prodotte nell’altro prestigioso cru aziendale, il Castel Ringberg ubicato nel comune di Caldaro.

Il vigneto, prende il nome dall’omonimo Castello rinascimentale, costruito dagli Asburgo all’inizio del XVII secolo.  Il maestoso Castello emerge sul vigneto che, grazie ai 20 ettari di estensione, rappresenta la principale tenuta di Elena Walch, oltre a distinguersi come uno dei più estesi dell’intero Alto Adige. I ripidi terreni di origine morenica, i suoli calcarei, argillosi ed in parte sabbiosi rendono inconfondibile il terroir, contribuendo alla peculiare interpretazione nella coltivazione di differenti varietà d’uva.

Castel Ringberg costituisce quindi un punto d'incontro esclusivo tra svariati tipi di terreno risalenti all’era glaciale o a epoche successive, situati su una base di quarzo porfirico e limitati a ovest dalle Dolomiti. I pendii settentrionali sono composti da pietrisco di 30.000 anni fa originario dall’Adige, alternati a terreni morenici di più recente formazione. Nelle estremità più a nord e a sud del vigneto invece, il suolo è formato da residui di pietra calcarea rossastra, ideale per la propagazione delle radici delle viti, poiché ben aerata e dalla morbida consistenza.

Il Locorotondo è un vino bianco prodotto tra Bari e Brindisi la cui Doc è radicata nella zona della Valle d’Itria ed in particolare nei comuni di Locorodondo (ovviamente!), Cisternino e Fasano.

I vitigni consentiti sono la Verdeca (50-65%), il Bianco d’Alessano (35-50%) ed altri vitigni locali per un massimo del 5%, come il Minutolo (definito erroneamente Fiano).

Vi voglio raccontare un altro vino bianco degustato quest’estate: il Cervaro della Sala 2005. Un grande vino, creato nella tenuta umbra Castello della Sala di Antinori, famiglia del vino arrivata alla ventisettesima generazione in oltre sei secoli di storia.

La Marchesi Antinori opera nel mondo del vino ininterrottamente dal 1385. L’azienda oggi possiede diverse tenute sparse principalmente tra Toscana ed Umbria, in alcune prestigiose zone vitivinicole come il Chianti Classico, Bolgheri o Montalcino. Ma, con il tempo, la proprietà si è ampliata, con investimenti in altre aree vocate per la produzione di vini di qualità, tanto che oggi la Marchesi Antinori rappresenta la più grande realtà vitivinicola privata in Italia.

Castello della Sala si estende per ben cinquecento ettari, dei quali centoquaranta condotti a vigneto su suolo argilloso e ricco di fossili del Pliocene di origine sedimentaria e vulcanica. La tenuta si trova a diciotto chilometri da Orvieto vicino confine regionale della Toscana, in prossimità del fiume Paglia e della vetta del Monte Nibbio. I vigneti sono impiantati tra i 200 ed i 400 m slm e sono sovrastati dal Castello della Sala che li domina dai suoi 534 metri d’altitudine. Il Castello, risalente al 1350, venne acquistato nel 1940 dal Marchese Niccolò Antinori assieme all’intera proprietà costituita da ventinove poderi oltre che da estesi boschi. In effetti, originariamente l’acquisizione venne effettuata per la particolare vocazione di questo terroir per la coltivazione di uve a bacca bianca. Proprio come lo Chardonnay e il Grechetto, le uve utilizzate nel blend del Cervaro della Sala.

Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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