Toolbar
Per amanti dei vini bianchi e rosè

Orange Wines, vini macerati sulle bucce , scopriamo insieme questo vino diverso

Sgombriamo subito il campo da equivoci che possano indurre in errore. I vini macerati non sono vini bianchi né vini rossi né tantomeno rosati o spumanti.
Sono semplicemente vini diversi.
Sicuramente di qualità, ma nulla hanno da spartire con altre tipologie.
Non sono vini all’ultima moda ma la loro origine si perde nella notte dei tempi, a 5 mila anni fa. Le uve bianche, nella vinificazione, vengono macerate ( contatto prolungato del mosto con le bucce ) dai 15 a 20 giorni ad alcuni mesi a secondo delle scelte dei singoli produttori, prima di essere affinati in botte o in anfora per un periodo compreso tra i 2 e i 5 anni.

Rosa del Golfo, importante azienda del Salento che abbiamo recensito più volte, in grado di realizzare vini tipici, territoriali ma innovativi al tempo stesso. È il caso del Rosa del Golfo, il rosato fresco ed estivo che dà il nome all’azienda; o del Quarantale, vino a base Negroamaro e da lungo invecchiamento; o ancora del Vigna Mazzì, altro vino rosato, sempre da uve Negroamaro, uno dei pochissimi vini rosé che vengono affinati in legno.

Incontriamo questa volta l’azienda in occasione della degustazione di un altro dei suoi vini. Parliamo del Bolina, vino bianco vinificato con l’uva autoctona Verdeca. Vitigno a bacca bianca, la Verdeca è l’uva più diffusa non soltanto nel Salento, ma anche nell’intera Puglia e deve il nome al particolare colore verde degli acini. Il Bolina è un vino bianco, fruttato, affinato senza ausilio di alcun legno, moderatamente alcolico e dotato di una struttura agile.

In Italia cresce il successo dei vini rosati. Di solito, questi vini si caratterizzano per leggerezza alcolica, freschezza e facilità di beva. Parliamo, quindi, di caratteristiche che vanno nella stessa direzione dei nuovi trend di consumo del vino, incontrando il gradimento generale dei consumatori specialmente nella stagione estiva.

In particolare, la Puglia è la regione italiana che contribuisce maggiormente alla realizzazione di questi vini, visto che vi si produce ben il 45% dei rosati nostrani. E Rosa del Golfo è un’azienda salentina all’avanguardia in questo particolare segmento, con vini di assoluto interesse.

Abbiamo conosciuto questo produttore pugliese recensendo il vino rosato che dà anche il nome all’azienda, il Rosa del Golfo 2014, classico rosato del Salento che si caratterizza per freschezza e profumi prevalentemente floreali e fruttati. Abbiamo quindi raccontato il Quarantale 2010, vino a base Negroamaro di grande struttura e complessità aromatica. Vino da lasciar riposare in cantina preferibilmente per qualche anno, in modo che possa ulteriormente affinare e aumentare la propria ampiezza e articolazione sensoriale.

Abbiamo già raccontato i vini della cantina abruzzese Marramiero che ho avuto la fortuna di visitare ad aprile dello scorso anno. L’ultima recensione risale al Brut Rosé metodo classico, assaggiato presso il ristorante romano Piero & Francesco e accostato a un piatto di fusilloni con calamari e asparagi. Ma il vino che mi ha fatto incontrare Marramiero è stato il Trebbiano Altare 1996 degustato due anni orsono, vino il cui ricordo di integrità e bellezza è rimasto intatto nel corso del tempo.

E a Vinitaly mi è proprio capitato di partecipare ad una verticale di Trebbiano Altare degli anni ’90. Quattro annate, dal 1994 (la prima di sempre) al 1997, sono state proposte unitamente a due Trebbiano da solo acciaio sempre risalenti a quel periodo, l’Anima 1996 e il Dama 1997. La degustazione condotta da Francesco d’Agostino - direttore di Cucina & Vini – assieme ad Enrico Marramiero e all’enologo Romeo Taramborrelli, si è conclusa con una specialità aziendale, il vino cotto Livia.

Il Trebbiano con cui viene fatto l’Altare, proviene da viti anche di 50 anni di età, impiantate a un’altitudine di oltre 200 metri s.l.m. e ben salvaguardate dal massiccio del Gran Sasso. Il vigneto ha un’esposizione a sud-ovest, con considerevoli escursioni termiche tra notte e giorno, oltre che tra le stagioni.

Girando per i padiglioni del Vinitaly, non abbiamo potuto non sostare presso lo stand dell’azienda Terredora di Paolo Mastroberardino, azienda irpina che quasi due anni fa ho avuto la fortuna di visitare a Serra di Montefusco. Abbiamo quindi degustato le nuove annate della Falanghina, del Lacryma Christi, dei Greco, dei Fiano prima di passare agli Aglianico, ai Taurasi e all’ultimo nato, il passito rosso. I vini si confermano di altissimo livello, molto territoriali e caratteristici. Mi sono poi soffermato su un grande vino bianco, il Fiano d’Avellino Campore del millesimo 2011.

Nonostante l’andamento climatico non sia stato indubbiamente dei più semplici, l’annata è da considerarsi straordinaria quanto meno per i vini da uve a bacca bianca. Buona la piovosità durante l’anno, dal mese di agosto si è osservato un graduale miglioramento dei parametri analitici delle uve. Le importanti escursioni termiche nel bimestre settembre-ottobre, proprio alla vigilia della vendemmia, hanno poi consentito l’accumulo di sostanze aromatiche sulle bucce. Peculiarità che poi ritroveremo nel vino, assieme al grande patrimonio acido, proprio dell’uva Fiano.

Il Gewurztraminer è certamente un vino che va’ molto di moda da qualche anno: profumato, floreale, rotondo tendente al dolce, ammaliante, femminile; se volete far colpo su una donna (non esperta di vino) o stupire commensali (non consumatori assidui di vino né esperti) potete contare su di lui!

Ne abbiamo parlato spesso noi di Wine at Wine  perché si tratta di una tipologia di vino che merita attenzione per evitare che venga portata sugli scudi dalle tendenze ed allo stesso tempo sminuita da chi, presentandosi come sedicente esperto assoluto, vuole sminuirla proprio perché di moda ed apprezzato anche dal “pubblico occasionale”.

 

Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

Newsletter/Iscriviti







Metti Mi Piace e segui la tua passione per il Vino