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22 Apr 2016

Alto Adige, terra di vini di elevata qualità ottenuti osservando rigorosi criteri di sostenibilità ambientale. Pur essendo una regione vinicola piccola per estensione territoriale, l'Alto Adige si caratterizza per l'eccellenza e la varietà della sua produzione. Ne abbiamo parlato a Vinitaly con Max Niedermayr, da un paio d’anni Presidente del Consorzio dei vini dell’Alto Adige, oltre che Presidente della Cantina di Colterenzio, una delle maggiori realtà cooperative della zona.

Max Niedermayr, quante sono le cantine che aderiscono al consorzio?

Attualmente partecipano al consorzio oltre 5.000 viticoltori riuniti in 154 cantine, per il 93% della produzione totale della regione. Restano fuori piccoli o piccolissimi vignaioli.

Qual è la superficie vitata rappresentata dal consorzio? Quanto il vino prodotto?

Il consorzio rappresenta una superficie di meno di 5.300 ettari, mentre la produzione di vino si aggira in media intorno ai 350.000 ettolitri annui.

Parlava di 5.000 viticoltori riuniti in 154 cantine. Tra esse, vi sono anche le grandi cantine cooperative dell’Alto Adige come Colterenzio di cui è Presidente, la Cantina di Bolzano o San Michele Appiano. Com’è stato possibile trovare un accordo tra soci tanto differenti?

Infatti circa il 70% del vino viene prodotto nelle cantine sociali della regione, un quarto circa della produzione annua è realizzata dagli aderenti all'associazione Le Tenute dell'Alto Adige, mentre il restante 5% da vignaioli indipendenti. Per bilanciare il peso delle cooperative, è stata decisa una rappresentanza nel direttivo delle varie componenti in modo non proporzionale: 5 membri sono espressione delle cooperative, 3 dell’associazione e ben due rappresentano i vignaioli indipendenti.

Segno quindi di una grande consapevolezza tanto del territorio quanto dello strumento consortile. Qual è il trend di adesioni al consorzio? C’è un turnover?

Essendo ormai espressione di oltre il 90% della produzione dell’Alto Adige, è difficile ipotizzare un’ulteriore crescita del Consorzio. Il numero dei soci è ormai stabile da qualche tempo. Con la mia presidenza, semmai, abbiamo registrato qualche importante ritorno come quello di Alois Lageder.

Parliamo di territorio e di viticultura. Qual è la composizione del suolo dell’Alto Adige? Il clima? Quali sono le principali zone vinicole?

In Alto Adige i suoli sono abbastanza vari, come le epoche di formazione. Andiamo dal terroir arido con porfido vulcanico nell’area tra Merano, Bolzano e Caldaro, alla roccia contenente quarzo e mica nella Valle Isarco. Dalle rocce calcaree e dolomitiche nella Bassa Atesina alle marne a sud di Cortaccia. Parlando di vigneto, in Alto Adige abbiamo via via sostituito il sistema di allevamento tradizionale a pergola per i più moderni guyot o cordone speronato. Come altitudine andiamo dai 200 metri sul livello del mare della Bassa Atesina, fino a superare i 900 metri nella Valle Isarco o nella zona di Magré. Per il resto, l’Alto Adige beneficia di condizioni climatiche e molto favorevoli. Il clima è mite, di tipo alpino, con oltre 300 giornate di sole l’anno. Le Alpi proteggono la regione dai venti freddi settentrionali, mentre da sud arrivano le correnti calde del Mediterraneo e del Lago di Garda. Le forti escursioni termiche fra il giorno e la notte favoriscono lo sviluppo degli aromi nelle uve, mentre una temperatura media di 18° durante il periodo vegetativo e le frequenti precipitazioni, sono gli altri fattori essenziali per vendemmie importanti e di qualità.

Quali sono i principali vini prodotti? Quali quelli più apprezzati dal mercato?

Ancora alcuni decenni fa, oltre il 60% del vino altoatesino era semplice e prodotto con uve Schiava. Nel corso del tempo il panorama ampelografico è radicalmente cambiato. Le rese per ettaro sono state pesantemente ridotte e la Schiava progressivamente sostituita nei vigneti. Oggi quasi il 60% del vino è fatto con uve bianche come il Pinot grigio, il Gewürztraminer, lo Chardonnay e il Pinot bianco in prevalenza. Altre uve bianche molto rilevanti sono il Sauvignon, il Müller-Thurgau, il Sylvaner, il Kerner, il Riesling e il Veltliner. Aromatici, Freschi e minerali al palato, strutturati nel gusto, i vini bianchi dell'Alto Adige sono tra i migliori italiani e apprezzati dal mercato.  La tendenza è verso un incremento nella loro produzione. Tra i vini rossi, accanto agli autoctoni Schiava e Lagrein, da oltre 150 anni in Alto Adige si coltivano il Pinot nero, il Merlot, il Cabernet sauvignon e il Cabernet franc. Vitigni che oggi possiamo considerare autoctoni a tutti gli effetti. Molto importante è la produzione spumantistica ottenuta con il Metodo Classico, prevalentemente con l’impiego di uve Chardonnay e Pinot Nero.

Qual è il ruolo del Consorzio? Quali sono le attività condotte e i servizi erogati?

La mission del Consorzio dei vini dell’Alto Adige è quella di valorizzare la produzione vitivinicola della regione. Stare insieme ci permette di fare massa critica, di avere un maggior peso politico e di migliorare le strategie di promozione e dell’export. All’estero, per esempio, ci presentiamo spesso in modo compatto. Ma il consorzio organizza anche attività culturali e formative, con interessanti seminari a tema. E svolge anche un ruolo come consulente per le questioni legali inerenti la vitivinicoltura. Infine, tramite una propria associazione di consulenza, il Consorzio è vicino ai propri soci per le attività in vigna e in cantina, persino nelle scelte dei trattamenti in un’ottica di riduzione dell’impatto ambientale.

Max Niedermayr mi confida ancora che probabilmente bisognerà sviluppare maggiormente anche il mercato interno. La drastica riduzione delle rese ha comportato un innalzamento nella qualità ma anche nel prezzo medio della bottiglia. Prezzo spesso non capito dal consumatore italiano.

Lo saluto ringraziandolo del tempo che mi ha dedicato e passo alla degustazione dei vini nello stand del Consorzio. Restando con la netta impressione che lavorare bene insieme permette di raggiungere rilevanti traguardi. E il Consorzio dei vini dell’Alto Adige rappresenta ormai una realtà di primo piano nel panorama vitivinicolo, non solo nazionale, con grandi prospettive di sviluppo.

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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