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18 Apr 2014

Se la Langa è l’indiscussa patria dove il nebbiolo spadroneggia in lungo ed in largo, non meno importanti sono le altre zone dove dei coltivatori tenaci e scrupolosi hanno saputo valorizzare ed addomesticare questo vitigno.


AL DI LA’ DEL FIUME TANARO . . .  IL ROERO

Varcando il naturale confine delle Langhe rappresentato dal fiume Tanaro ecco una serie di colline che danno origine ad  un altro importante vino che prende il nome dalla sua stessa zona di produzione, il Roero DOCG.
Vino meno conosciuto se paragonato ai suoi due cugini langaroli, ma non certo inferiore per suntuosità e piacevolezza. Qui il nebbiolo cresce su terreni spesso sabbiosi e ricchi di minerali che conferiscono al vino una straordinaria struttura accompagnata da un buon equilibrio. Il disciplinare in questo caso consente al nebbiolo di lasciare un piccolo spazio ad altre uve (max 5% di vitigni a bacca rossa non aromatici).
L’affinamento minimo richiesto è di un solo anno e questo fa si che il Roero possa essere apprezzato in tutta la sua briosa giovinezza,  con i suoi profumi prevalentemente fruttati e floreali.

 

PASSAGGIO A NORD EST , CAREMA GATTINARA GHEMME

Lasciando il cuneese raggiungiamo la provincia di Torino sino al confine con la Valle d’Aosta dove troviamo un area a vocazione vinicola sia per i vini a bacca bianca che rossi, il canavese. Qui troviamo il Carema DOC ricavato dal nebbiolo (almeno 85 % del totale) che viene solitamente coltivato in caratteristiche vigne a pergola adagiate su terrazzamenti di muri a secco e colonne in pietra. La simbiosi tra vitigno e terroir fa si che se ne ricavi un vino di rara finezza e spiccata longevità, con una alcolicità sempre moderata e profumi caratteristici che richiamano alla mente la rosa macerata.

Il nostro itinerario prosegue ora verso est sino ad incontrare le zone di produzione del Gattinara (VERCELLI) e del Ghemme (NOVARA), due paesi tanto vicini che però danno origine a due vini (il Gemme DOCG ed il Gattinara DOCG appunto) tanto differenti. Ciò si spiega nella composizione del suolo stesso. Il primo di origine vulcanica dà un’ impronta di spiccata mineralità al vino, mentre il secondo lo rende simile ai vini di Bourgogne.


VARCHIAMO I CONFINI PIEMONTESI, SFORZATO DI VALTELLINA

Lasciamo ora il Piemonte per terminare il nostro viaggio seduti al tavolo di una tipica locanda della Valtellina , dove potremo assaporare un buon piatto di pizzoccheri ed abbinargli il vino più importante della zona Lo Sfursat o Sforzato di Valtellina DOCG. Se si parla di Valtellina si parla di Sassella, Grumello Inferno, Valgella e Maroggia queste sono infatti le “sottozone” di questa importante e caratteristica DOCG italiana, ed è proprio dai vigneti di queste zone che si ricava un vino decisamente atipico rispetto a quelli sino ad ora incontrati. La sua tipicità è data dal territorio montano in cui viene prodotto e dal metodo di produzione che prevede alcuni mesi di appassimento delle uve sui graticci dopo che è avvenuta la vendemmia e quando le concentrazioni avranno raggiunto l’adeguato livello si procederà alla vinificazione. Tutto questo da un’impronta decisamente complessa al vino che se ne ricava, con una alcolicità solitamente importante e nel bicchiere saremo colpiti dagli ampi sentori speziati e di confettura che in alcuni casi si spingono sino alla frutta sotto spirito.

Il nebbiolo è di sicuro il degno compagno della nostra tavola nei momenti importanti.

Paolo Zordan

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Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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