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09 Ago 2014

La Vernaccia di Oristano è un prodotto unico che deve le proprie caratteristiche alla ristrettissima area geografica in cui viene coltivato, la bassa valle del Tirso, in provincia di Oristano.

Il nome deriva da “Vernacula”, antico vino sardo rinvenuto in alcuni scritti di inizio 1300.
 
La leggenda narra che il vino abbia origine dalle lacrime di Santa Giusta, patrona di Oristano, che avrebbe generato la bevanda per curare la malaria che infestava la zona ricca di paludi.

La coltivazione tradizionale prevede una concentrazione di circa 10.000 ceppi per ettaro con rendimenti inferiori ai 50 ettolitri di vino ad ettaro. Per ottenere acini più zuccherini si utilizzava una particolare forma di allevamento ad alberello latino, oggi sostituito dalla contro spalliera.

I grappoli sono piccoli e di forma cilindrica, composti da acini di scarse dimensioni e di forma tondeggiante, buccia molto sottile e colore giallo oro.
Pare che il nome derivi da “vernacula” (uva del luogo) e sia quindi di origine romana; ipotesi che sarebbe confermata anche dal fatto che altri tipi di vernaccia, che differiscono molto da quella di Oristano, sono presenti sul territorio italiano.

Reperti archeologici nell’antica città fenicia di Tharros e la presenza di un incentivo alla coltivazione nella prima raccolta di leggi della Sardegna, promulgata dalla regina Eleonora d’Arborea nel XIV secolo, testimoniano le origini antiche di questo nettare incantevole.
La vendemmia viene eseguita tassativamente a mano nella seconda metà di settembre.

La Vernaccia di Oristano è un vino liquoroso con degli aromi molto intensi esaltati dall’invecchiamento in botti di castagno o rovere generalmente riempite al 75-80% del loro volume al fine di consentire la formazione del “flor”, un velo di lieviti in superficie, che, grazie alla sua azione sull’alcol etilico e l’acido acetico, donano al vino i suoi caratteristici profumi.

Una buona Vernaccia, invecchiata di 10 anni, può raggiungere, e spesso superare, anche i 20% vol.
Il vino si presenta con colore dorato, al naso è intenso e complesso ma allo stesso tempo armonico, fine e delicato; si possono cogliere profumi di mirro, mandorle e nocciole unite a scorze d’arancia, albicocche secche, vaniglia, muschio e sottobosco; insomma qualcosa di eccezionale!
In bocca rispecchia ciò che il naso ha pregustato finezza ed armonia.
Si tratta del primo vino sardo a cui è stata attribuita la doc, nel 1971.

La produzione del vino è purtroppo calata a picco e con essa i consumi, soprattutto dagli anni 80 in poi, ma chi lo produce non vuole arrendersi e cerca, in modo perspicace, di portare avanti iniziative, eventi e consorzi.
L’ottenimento del disciplinare DOC, mai modificato, è forse una delle cause dei problemi dei produttori; il disciplinare infatti, nato per valorizzare il vino, ha finito per irrigidire la produzione e rendere tutto più difficile a detta di chi tenta di commercializzarlo.

Un’altra concausa delle difficoltà della Vernaccia è data dalla nascita del disciplinare della Valle del Tirso IGT con quasi identica localizzazione.
Attualmente la superficie vitata del vitigno vernaccia è di circa 400ha di cui solo la metà iscritta all’albo della camera di commercio di Oristano.
Concorrenza, specie di prodotti esteri, e crisi economica hanno fatto il resto ed oggi il vino dell’oristanese è oramai conosciuto al palato di pochi.

Insomma un vino con una storia affascinante eppure rischia di andare perduto assieme alle sue emozioni, tradizioni e segreti antichi.

Wine

Bevendo gli uomini migliorano: fanno buoni affari, vincono le cause, son felici e sostengono gli amici.

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