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Coltivazione della vite isola del Giglo Coltivazione della vite isola del Giglo
26 Set 2013

La nostra penisola vanta enormi ricchezze culturali a partire dalle grandi varietà di paesaggi , di città ,cittadine e borghi che raccontano storie leggende e tradizioni.
La coltivazione della vite fa parte della nostra storia millenaria , occupando verdi e fresche colline, terrazzamenti scoscesi o soleggiate isole.
Regione dopo regione abbiamo un susseguirsi di territori e cantine che simboleggiano l’Italia del vino , esaltando vitigni e terroir unici.
Un veloce viaggio alla scoperta di qualche ricchezza del vino italiano ,per scoprire un Italia che produce e si appassiona.


Differenti tipi di terroir scaturiscono colori,profumi e sapori variegati, come accade per esempio nei territori del Grave in Friuli, dove durante la maturazione avviene una carenza idrica che inibisce la vigoria vegetativa della pianta a discapito dell’accrescimeto dei germogli,favorendo così gli accumuli di zuccheri negli acini.
E che dire invece dei territori vulcanici, ricchi di potassio che conferiscono mineralità ed acidità.
Insomma i nostri vitigni prosperano in diversi tipi di suolo, alcuni adattandosi a più zone e climi,altri prediligendo determinati ambienti pedoclimatici, ma comunque ognuno racchiude in sè tradizione e qualità, poichè il vino è fatto sopratutto da persone.

Insieme ai vitigni a bacca bianca presenti nella nostra penisola e alle altrettante bacche rosse, possiamo contare più di 300 vitigni autoctoni.
In generale i vini bianchi del nord Italia hanno colori brillanti e acidità,mentre al sud colori decisi e concentrati ci idicano struttura.


Ma sarà sempre vero?
Anche al nord infatti assistiamo alla formazione di particolari microclimi in grado di ricostruire l’ambiente mediterraneo. Anche se ci troviamo nel 46° parallelo, nel Collio Friulano troviamo un clima dolce perfino per alberi di ulivo e agrumi.
Bianchi eleganti da Ribolla Gialla, Malvasia Istriana e Riesling Italico ma sopratutto Friulano,che a Cormons dove trova il cuore della sua produzione, si esprime con vivace freschezza e sapidità ricordando i bianchi della penisola Sorrentina.
Il Lago di Garda funge da mitigatore climatico, come accade per il Garganega, colore paglierino , gradevole e delicato con una beva veramente deliziosa.
Sentori di mandorla,pesca e susina bianca sono invece gli indicatori del Verdicchio, che affonda le sue radici nei Castelli di Jesi dal clima freddo,esposto spesso a correnti ventose. Vino anche di struttura imponente che può arrivare anche a gradazioni pari a 14,5%.

Favorevoli alla bacca bianca sono i climi dell’estremo nord Italico, dove si diffonde lo Chardonnay vitigno importante anche grazie alla sua spalla acida utile per realizzare fantastiche cuvée per gli spumanti.
Tra le colline Piemontesi e la pianura Lombarda troviamo la complessa realtà del Oltrepò Pavese, territorio molto variegato costituito da un area pianeggiante alluvionale e due zone diverse rispettivamente collinare e montuosa. Per citarne alcuni, abbiamo il Cortese per produrre il Gavi, la Malvasia di Candia presente anche nel Lazio,il Moscato presente anche a Trani e l’internazionale Sauvignon Blanc.

Liguria,Gallura e Maremma sono i territori dell’ eclettico Vermentino, accattivante nelle sue sfumature fruttate,agrumate accompagnate da freschezza e sapidità. Sulle nostre coste sta piano piano sostituendo il Trebbiano.

Diffuso in Umbria il Grechetto fresco,equlibrato e longevo, dà il suo meglio nella Colli Martani Grechetto DOC e non solo , poichè risultati notevoli li troviamo anche a Civitella d’Agliano dove viene classificato IGT.

Vigneti tufacei e clima freddo sono propri dell’Irpinia nonostante sia ubicata al 37° parallelo, con l’autoctono Greco di Tufo. Inebrianti sentori floreali,erbacei,agrumati con una particolare freschezza gustativa, fanno sì che questo vitigno doni il suo meglio proprio in questa zona. Bianco dalla leggera tannicità poichè nell’uva è contenuta una piccola carica polifenolica.

Proseguendo il viaggio verso sud troviamo il Bombino Bianco che se lavorato secondo i criteri della qualità, è un vitigno che cede ai vini struttura e anche longevità. È un vitigno diffuso anche in Romagna per realizzare il Pagadebit : infatti, in tempi antichi veniva utilizzato come merce di scambio per le sue rese alte. In Puglia assistiamo anche alla spumantizzazione di questo vitigno secondo il Metodo Classico.

Il Greco Bianco lo ritroviamo nei bianchi secchi Calabresi poichè fa parte della denominazione Cirò Bianco, vitigno antichissimo diffuso anche nel centro Italia che sembra sbarcò dapprima proprio in territorio Calabrese.

Di origini forse Pugliesi ma Siciliano d’adozione fin dal’800, il Grillo vanta circa sei mila ettari di espansione concentrati quasi tutti nel Trapanese. Adatto per la coltivazione ad alberello dispone di una alcolicità interessante tanto da sceglierlo come base per la produzione del Marsala. Più diffuso nella Sicilia occidentale il Cataratto,altro antico autoctono dell’Isola ,se vinificato in purezza si esprime con sentori agrumati di erbe aromatiche esplodendo in bocca con una notevole freschezza.

Ancora oscure le origini dei vitigni autoctoni sardi Nuragus e Nasco impiegato sopratutto per il passito.Il primo invece viene utilizzato spesso in purezza per i suoi sentori di frutta esotica matura, equilibrato e persistente.

Insomma che sia del nord o del sud c’è solo l’imbarazzo della scelta!

Eleonora Baldassini

Eleonora 23 anni,Sommelier Master Class AIS delegazione di Roma. Sommelier ed organizzatrice di eventi e degustazioni nelle location più prestigiose di Roma.

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