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13 Feb 2014

Alcuni giorni fa abbiamo partecipato all’annuale appuntamento che Luca Maroni dà agli appassionati nella capitale, evento che anche quest’anno si è tenuto nella bellissima cornice del Complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia.

Abbiamo degustato le annate successive di alcuni vini già incontrati nella passata edizione, scoprendo quindi novità di notevole interesse.

Cominciamo dalle bollicine della Franciacorta, da una new entry assoluta: il Franciacorta 2009 di 1701, nuovissima azienda alla sua prima creazione. Il vino trascorre oltre 30 mesi sulle fecce e presenta sentori di lievito, ananas e banana. Abbiamo quindi continuato con i Franciacorta di Contadi Castaldi, in particolare il Satèn 2009 da uve Chardonnay in purezza, brillante nella sua cremosissima spuma con profumi netti di biancospino, di crosta di pane e note balsamiche, e poi lo Zero 2009, vino spumante da uve Pinot Nero privo di liqueur d’expédition, complesso e dai profumi agrumati di pompelmo.

Del Lazio degustiamo i prodotti di Poggio le Volpi. Il dorato Donnaluce 2012, fatto con uve Malvasia e Greco con un saldo di Chardonnay, vino che presenta note di frutta esotica e miele. Decisamente più fresco il Frascati Superiore Epos 2012, mentre il Baccarossa 2011, prodotto con le uve autoctone Nerobuono, si caratterizza per le note tostate e balsamiche.

Non possiamo non assaggiare il Furore bianco Fiuorduva 2012 di Marisa Cuomo, da uve autoctone Fenile, Ginestra e Ripoli quasi in parti uguali, vino che sa di fiori e frutta a polpa gialla. Di ottimo livello anche Furore Rosso Riserva 2011, fatto con uve Aglianico e Piedirosso.

Abbiamo quindi assaporato le nuove annate dei vini di Antonio Bellicoso, vini appena imbottigliati. La Freisa D’Asti 2012, già pronta con profumi  vinosi e floreali, con nette note di ciliegia. Più articolata la Barbera d’Asti Amormio 2012 affinata esclusivamente in acciaio, con note fruttate di visciola e amarena e toni speziati di pepe. Tannino vibrante come vibrante e setoso è il tannino della Barbera d’Asti Merum 2011, che dopo 14 mesi di legno sprigiona profumi speziati di pepe e chiodi di garofano, con nitide note varietali di caffè. Abbiamo già incontrato Bellicoso con questa intervista e i suoi vini e, a mio avviso, perché questi vini di razza possano rendere al meglio avrebbero bisogno ancora di qualche mese di affinamento in bottiglia.

Come di razza sono i Ruché di Montalbera. Ricordiamo che il vitigno autoctono ha ottenuto la DOCG da qualche anno. Il Laccento 2012 da solo acciaio, presenta chiari sentori floreali di viola e di rosa, oltre che di frutti di bosco; il Limpronta 2010, che sosta per 14 mesi in tonneau, sa invece di frutti di bosco in confettura, speziato e di toni balsamici nel finale.

A questo punto abbiamo degustato i vini di Feudi San Marzano. Il fruttato Primitivo di Manduria Sud 2012, che ,dopo un leggero passaggio in legno, appare di un colore rubino cupo. Molto interessante il Primitivo di Manduria sessantanni 2010, ottenuto da vigne vecchie e che sosta per 12 mesi in barrique. Colore molto simile al primo, presenta un profilo olfattivo molto più intenso e complesso, con evidenti sentori speziati e tostati. È chiaramente un vino di lunga prospettiva. Sosta in barrique per 12 mesi anche il Negroamaro F 2010, vino che sprigiona profumi speziati e di frutti di bosco.

Restando in Puglia, abbiamo assaggiato i bellissimi vini di Gianfranco Fino. Il pluripremiato Primitivo Es 2012, che trascorre 9 mesi in legno e che, dopo le fresche note fruttate, sprigiona sentori di felce, di timo e speziati. Vino che deve chiaramente evolvere ancora molto tempo in bottiglia. Il Negramaro Jo 2012, stesso passaggio in legno, presenta evidenti note fruttate. Per chiudere con il Primitivo Es più sud 2012, vino dolce davvero ben riuscito.

Di Casale del Giglio abbiamo degustato il Mater Matuta 2011, nome dall’antica divinità italica (dea dell’aurora), universalmente considerato uno dei migliori Syrah del Lazio (con un saldo di Petit Verdot), con un frutto enorme in bocca assieme a note di pepe, tostate e balsamiche nel finale. Sferzante la componente fresco-tannica, segno che il campione è ancora molto giovane.

Dopo esserli andati a trovarli in cantina a Partinico, ritroviamo Cusumano e il suo splendido Noà. Questa volta degustiamo il millesimo 2011, con sentori fruttati e speziati, peperone e tostati nel lungo finale.

Assaggiamo il fresco e divertente Lumare 2013 della Tenuta Iuzzolino (Calabria), di un bellissimo corallo brillante per poi tornare al siciliano Mille e una Notte 2008 di Donnafugata. Fatto prevalentemente con uve Nero d’Avola, trascorre 16 mesi in barrique e due anni e mezzo in bottiglia. Mostra grande struttura e avvolgenti note fruttate e balsamiche.

Sempre della Sicilia degustiamo due vini della cantina Firriato. Il fresco spumante metodo Charmat Saint Germain, da uve Grillo e Cataratto; e il magnifico Nero d’Avola Harmonium 2011, vino potente, ricco di materia, con profumi fruttati, speziati e balsamici profondi. Ancora giovanissimo ha una lunga prospettiva evolutiva davanti a sé.

Passando per l’Abruzzo ci fermiamo presso Farnese, di cui proviamo l’ultima annata dell’Edizione 5 autoctoni, vino fatto con uve provenienti da vigneti ubicati in più regioni, con evidenti toni speziati e di liquirizia; e il magnifico Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Opi 2008, fruttato e speziato, ma che presenta anche evolute note tostate e una chiusura balsamica.

Di Mastroberardino beviamo lo splendido Taurasi Radici Riserva 2007, ampio e complesso dalle note di tabacco e di eucaliptolo. Forse ancora un po’ troppo giovane. Per poi provare un’altra singolare interpretazione di aglianico, il lucano Aglianico del Vulture Il Rogito 2012 di Cantine del Notaio, rosato che affina per 12 mesi in barrique di diverso passaggio e profuma di piccoli frutti di bosco. Della stessa cantina abbiamo provato L’Autentica 2009, da uve appassite Moscato e Malvasia, dai profumi mielosi, fruttati in confettura e canditi e dolce al gusto.

Per chiudere la degustazione brindando con un delicato e profumatissimo Moscato d’Asti 2013 di Bera, vino che sa di petali di rosa e muschio. Cin cin!

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

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