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22 Nov 2013

Il Soave nel Veneto, nel Lazio i vini dei Castelli Romani,l’Aglianico in Campania o il Moscato di Pantelleria.
Che cosa hanno in comune questi vini?

Apparentemente nulla, ma sotto sotto, precisamente nel terreno troviamo il comun denominatore che rendono questi vini unici nel panorama enologico italiano e direi mondiale.
Il suolo vulcanico. L’Italia, a differenza dei cugini d’oltralpe, annovera  una varietà incredibile di uve e di terroir, dalle vigne estreme in Val d’Aosta con altezze che sfiorano i 1500 mt. alle viti ad alberello di Pantelleria spazzate del vento.
Riusciamo a produrre vini  in qualsiasi luogo accessibile basta andare in Liguria sui terrazzamenti strappati dall’uomo alla terra per vedere delle miniseggiovie che vengono utilizzate per trasportare l’uva  nei punti di raccolta.

L’Etna rappresenta un laboratorio a cielo aperto fatto di viticoltura estrema per ottenere dei vini unici da Nerello Mascalese sulle pendici a nord di un vulcano in perenne attività.
I suoli vulcanici sono tra  i migliori per le produzioni di alta qualità proprio perché i terreni esprimono una complessità e una sapidità difficilmente ottenibili in altre zone grazie alla ricchezza di fosforo,magnesio  e potassio che conferiscono ai vini mineralità e acidità.
Acidità intesa come freschezza,corredo naturale dei vini vulcanici,preludio di lunga vita sopratutto per la bacca bianca.
Un Soave di Pieropan,da uva Garganega, va aspettato per qualche anno e non vi pentirete dell’attesa.
Il vino saprà regalarvi note aromatiche da frutta tropicale, agrumi canditi ,toni minerali e salmastri
Sarà fresco,sapido ma anche cremoso e morbido dato dal contributo sobrio del legno.
Sui terreni vulcanici dei Castelli Romani dove la Malvasia Puntinata esprime il meglio nasce il Santa Teresa dell’Azienda Fontana Candida.
Un frascati Superiore che sfiora i 14 gradi con un naso ricco di agrumi,finocchietto selvatico e note mielate ben amalgamate. Un vino figlio del suo territorio e in particolare del suo terroir.
Terreno vulcanico vuol dire anche terreno sabbioso,originatosi dalle eruzioni,con produzione di ceneri molto fini.
Spesso,su questi terreni, le viti sono ancora a piede franco, non intaccate dalla fillossera, un insetto che a fine 800’ distrusse gran parte del patrimonio ampelografico italiano ed europeo.
Terreno che ritroviamo in Campania con la pregiata aerea del Vesuvio,i Campi flegrei.
 Ma anche l’Irpinia è zona vulcanica con il Fiano di Avellino,il Greco di Tufo e la Falanghina e del rosso Aglianico di Taurasi, Aglianico che ritroviamo sul vulcano spento del Vulture in Basilicata con vini meravigliosi per complessità e longevità.
Se parliamo di Aglianico lasciatemi spendere due parole sul Taurasi Radici Riserva di Mastroberardino un azienda ultracentenaria che produce uno dei migliori rossi italiani.
Un Aglianico le cui radici affondano in un terreno vulcanico che ci regala un vino solare,con una sua forza evocativa, caldo, speziato,tannico e fresco.
Vino da lungo invecchiamento,figlio del fuoco.
Lo stesso calore che ritroviamo nel Ben Ryè a Pantelleria un passito dell’Azienda Donnafugata.
Questo gioiello nasce nella vigna di Khamma protetta da muri a secco dove lo zibibbo resiste al vento marino in buche scavate su terreno basaltico di origine vulcanico.Un passito dai profumi netti di albicocca secca, caramella d’orzo, rosmarino e miele di zagara.



Il vino si fa in vigna,nasce dal terreno, dal vento che attraversa i filari ,dal caldo d’estate e dal freddo delle notti,dal sudore del vignaiolo.
Nessun vino sarà uguale ad un altro.
Uno chardonnay della Borgogna che cosa può avere in comune con lo chardonnay siciliano di Planeta?
Nulla,anche se il vitigno è lo stesso i due vini avranno una loro storia e un loro corredo aromatico.
Inutile contrapporre vitigni autoctoni a vitigni internazionali,denominazioni a denominazioni che creano confusione nel consumatore finale,ma sarebbe ora di parlare di vini delle sabbie o vini morenici o vulcanici perchè come dice il Prof. Attilio Scienza ordinario di Viticultura all’Università Statale di Milano
“ La Qualità del vino è sotto i nostri piedi”.


Pasquale Testardi

Testardi Pasquale (55 anni) Sommelier Ais dal 2006 diplomato presso AIS delegazione di roma.

Esperenzia di collaborazione per degustazioni presso ristorante l'Accademia del Gusto di Mentana (RM). Corsi di Introduzione al vino Elaborazioni di Carte dei vini per Ristoranti e Wine Bar.

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Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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